Dieta del gruppo sanguigno, è davvero efficace? Scopriamolo

Con l’approssimarsi della bella stagione la piaga della forma fisica torna ad imperare fra gli obiettivi delle nostre tabelle di marcia. Soluzione scontata: la dieta. Ma sono davvero tutte uguali?

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(Piadina ripiena, foto di Steve Buissinne da Pixabay)

Esiste una vastissima letteratura sul tema dietologia o dietetica e tutti, chi più chi meno, avrà provato almeno una volta nella vita il brio di pesare la pasta sul bilancino o provare ad eliminare cibi grassi dalla propria tavola. Sui risultati dilaga un più o meno equamente diffuso scetticismo assieme ad una invece più marcata insoddisfazione. Ma attenzione, son finiti i tempi bui.

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Cè una dieta che promette di regalare risultati sorprendenti per le premesse teoriche da cui parte. Questa dieta risale nella sua formulazione alla metà degli anni 90 ed ha conosciuto maggiore fortuna alla fine del 900 grazie ad un libro, “L’alimentazione su misura” (titolo originale “Eat Right 4 Your Type”) ad opera di Peter J. D’Adamo, dove J sta per Junior. Ma andiamo più a fondo.

Una dieta bizzarra dalle evidenze pseudoscientifiche

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(Provette, foto di kropekk_pl da Pixabay)

La dieta in questione, che conobbe una vera e propria età dell’oro per la cultura popolare dell’America di quel periodo, è la cosidetta dieta del gruppo sanguigno (o dei gruppi sanguigni). Il teorico che ideò l’impianto concettuale alla base della dieta fu il naturopata James D’Adamo. Il figlio, come anticipato, la consacrò al grande pubblico pochi decenni dopo.

La fondamentale premessa da cui parte la dieta è che l’organismo di ciascuno reagisca in modo diverso agli alimenti assunti in stretta dipendenza con il proprio gruppo sanguigno. La differenza sarebbe nell’assimilazioni dei nutrienti garantita dai diveri tipi di antigeni presenti sui globuli rossi, responsabili della buona o cattiva digestione degli alimenti. Da qui la formulazione di diete diverse a seconda del proprio gruppo di appartenenza.

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La teoria in questione non vanta alcun fondamento scientifico, tuttavia sostiene che i gruppi sanguigni siano sorti in seguito all’evoluzione umana per via dello stanziamento geografico di una parte di popolazione in diverse aree e quindi dallo sviluppo di diversi tipi di alimentazione. Non ci sono fondamenti biologico-evoluzionistici alla base di queste dichiarazioni.

In particolare, il gruppo sanguigno 0 (zero) sarebbe il gruppo “neutrale” originario dell’umanità, mutato a seguito della massiccia crescita demografica. Il gruppo A sarebbe invece sorto a seguito dello stanziamento degli uomini nell’anticamente detta “Mezzaluna fertile”, in medio oriente, a seguito dello sviluppo dell’agricoltura.

Il gruppo B invece avrebbe conosciuto origine in Siberia e Tibet, dove l’uomo era principalmente dedito all’allevamento di bestiame, e il gruppo AB sarebbe sorto invece da una mutazione genetica frutto dell’unione del gruppo A con in gruppo B. Ad ogni gruppo sanguigno corrisponderebbe una precisa serie di alimenti da prediligere, vediamo quali.

Per il gruppo zero sono ottimi la selvaggina, la verdura e la frutta. Da evitare sarebbero invece i legumi, le uova, i latticini, il maiale i cavoli e il caviale. Per il gruppo A sono da preferire il formaggio, il latte di soia, la soia rossa, l’olio d’oliva e d’arachidi, i cereali e i legumi (grano saraceno, farina d’avena, di riso o integrale, fagioli azuki e lenticchie). Da evitare invece la selvaggina, gli agrumi e la sogliola.

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Il gruppo B vuole invece un largo consumo di carne d’agnello, di montone e coniglio, ma anche di pesce, cerali, latticini, frutta e verdura. Da evitare invece pollo, maiale, crostacei, legumi, melograno e pomodoro. Il gruppo AB infine vorrebbe nella propria tabella alimentare agnello, tacchino, formaggio molle, pesce, lumache, frutta e verdura. Banditi invece il maiale, il manzo, i funghi, i crostacei anche qui, e la frutta tropicale.

I feedback giunti dai fedeli a questa dieta non sono unanimi. Tuttavia si riscontra una gerale diminuzione del peso nei pazienti per la presenza massiccia di proteine e la mancanza di cibi eccessivamente calorici,  si osserva il miglioramento di gastriti per la mancanza di cibi grassi o che affatichino la digestione. Insomma, una  dieta che apporta benefici, certo, ma a seguito di una fatica intellettuale forse non poi così necessaria.