Orchidee, occhio al caldo eccessivo: può causare diversi danni, come comportarsi

Le orchidee sono pianta tropicale abituate a climi caldi e umidi ma in casa la temperatura è molto diversa. 

Orchidee
Orchidee-foto pixabay Stanbalik

Tra le piante più belle che ci sono le orchidee sono sicuramente in cima alla lista. Hanno fiori maestosi e di colori magnifici e danno quell’aria di tropicale, dal momento che derivano proprio da zone di quel genere. Essendo abituate a climi caldi e umidi, crescere in casa per loro è sicuramente diverso. La temperatura è stabile, l’umidità è bassa e c’è poca ventilazione e luce.

Nonostante questo le orchidee si adattano comunque a vivere bene nell’ambiente domestico, tuttavia bisogna comunque assicurarsi di creare per loro un clima adeguato per far sì che si sviluppino bene. Il clima influisce molto sulla crescita, metabolismo e la fioritura delle piante. La luce, l’anidriade carbonica e la temperatura sono fondamentali per la stabilità della pianta.

Di che temperatura necessitano le orchidee

Orchidea
Orchidea-foto pixabay nuzree

La temperatura perfetta per le orchidee è tra i 19 e 30° gradi, in base allo sviluppo in cui si trova la pianta. Nella fase di crescita vegetativa, la temperatura può anche arrivare a 32-33°. Durante la fioritura invece la temperatura dovrebbe essere tra i 24-25° in modo da evitare che i fiori si aprano troppo presto e che appassiscono. Spesso in casa non abbiamo le condizioni per poter garantire queste temperature.

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È fondamentale quindi conoscere la temperatura minima e quella massima per l’orchidea. Essendoci molte specie di questa pianta, ci sono diverse temperature da guardare, ma la maggior parte di queste piante necessita di una temperatura minima che si aggira intorno ai 10-15° gradi e una temperatura massima che va dai 26 ai 35° gradi. L’ideale comunque sarebbe una temperatura intorno ai 15-18-24-30 gradi.

Alcune orchidee attraversano fasi diverse di sviluppo, in cui richiedono temperature differenti. Per esempio la specie D.Nobile sopporta temperature inferiori a 10° quando è nella fase di riposo, mentre la stessa temperatura nella sua fase di crescita può causargli danni. Altre specie non fioriscono a determinate temperature.

La Phalaenopsis sopporta temperature minime fino a 13° ma meglio non scendere sotto i 15° poiché la crescita rallenta. Assorbe poca acqua e si rischia il ristagno. Questa temperatura minima è indicata per molte orchidee. In casa si può mantenere la temperatura al di sopra di questa minima senza problemi. Avere un termometro che indica la temperatura è utile.

Se il freddo scende sotto i livelli tollerati dalla pianta, si possono creare problemi. Se la temperatura è troppo bassa e lo sbalzo termico non è marcato, i danni saranno diversi. Le conseguenze si vedono dopo qualche giorno. Per rimediare, occorrerà riacclimatare la pianta in modo graduale prima di farla tornare alla sua temperatura ottimale. Un cambiamento drastico da freddo a caldo causerebbe danni più gravi.

Se le temperature sotto zero possono scoppiare le cellule causando necrosi e una rapida morte della pianta. Ma al contrario anche una temperatura troppo alta può far evaporare tanta acqua dalla pianta facendo chiudere gli stomi e riducendo lo scambio gassoso con l’aria intorno. Di conseguenza ne risente la capacità della pianta di praticare la fotosintesi. Inoltre rischia la disidratazione.

Pertanto se non si riesce a controllare la temperatura durante il periodo estivo è bene spostare la pianta in un luogo d’ombra e umidità. L’aspetto di una pianta che sta soffrendo il caldo è con foglie raggrinzite, mosce e rugose. Tuttavia attenzione perché gli stessi sintomi si presentano con una scarsa annaffiatura.

Tornando alla temperatura, l’orchidea necessita di uno sbalzo termico di 4-5 ° tra il giorno e la notte per fiorire. Se la temperatura rimane costante ad una temperatura superiore a 26° sia di giorno che di notte, alcune orchidee non fioriranno.

L’umidità è anche molto importante per queste piante che hanno origine in ambienti umidi. Il loro massimo di efficienza viene raggiunto intorno al 70% o più di umidità. Sicuramente è difficile mantenere questi livelli di umidità in caso, ma è importante cercare di fornire alla pianta le condizioni climatiche più verosimili a quelle di cui necessitano.

L’umidità serve a rallentare la dispersione di acqua e fornisce una resistenza atmosferica alla traspirazione fogliare. Una bassa umidità può spingere la pianta a chiudere gli stomi per rallentare la disidratazione. E in questo modo smette di fare la fotosintesi e quindi di crescere.

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Le foglie si afflosciano e diventano rugose. Anche un’umidità eccessiva non è consigliata perché impedisce alle pianta di disperde acqua dalle foglie e di assorbirla dalle radici. Si possono sviluppare poi funghi. Per ridurre o aumentare l’umidità si possono usare dei umidificatori o deumidificatori.

Infine anche la ventilazione è importante per la crescita di queste piante. Serve a fornire CO2 alle foglie. Se l’aria è ferma, l’anidriade carbonica si esaurisce e la pianta smette di fare fotosintesi. La ventilazione evita poi i ristagni d’acqua prolungati nei pressi della pianta.