Vino in fondo al mare, moda o visioni? Scopriamo di più sulla faccenda

Avete mai sentito parlare del vino in fondo al mare? È una moda oppure un progetto visionario? Lo scopriremo. 

Cantine sottomarine
Cantine sottomarine-foto instagram @monica_rossetti_enologia

Il vino in fondo al mare è qualcosa di misterioso. Nel 1998 alcuni subacquei hanno trovato nel Mar Baltico delle bottiglie di Champagne conservate in una goletta svedese che andò distrutta nel 1916. Certo allora non avrebbero mai pensato che quella pratica si sarebbe evoluta negli anni. Una volta rinvenute le bottiglie, i subacquei le aprirono per capirne lo stato e sorprendentemente erano bevibili e anche buone.

Scoprendo questa verità incredibile, i produttori di vino hanno dato il via a questa pratica di affinamento sul fondo del mare, realizzando vere e proprie cantine sottomarine. Inizialmente questa cosa era nata come un’operazione marketing, una logica commerciale curiosa, ma poi ha condotto ad un manipolo di produttori che hanno dato vita a un Consorzio di tutela chiamato l’Undersea Wines, con l’obiettivo di studiare gli effetti delle immersioni sui vini.

Cosa comporta la pratica di affinamento in mare

Conservazione vini mare
Conservazione vini in mare-foto instagram @santamarialapalma

In Europa ben presto le cantine subacquee hanno iniziato a fiorire, più precisamente dal 2010 e nel Mar Mediterraneo maggiormente. Soprattuto in Italia e Spagna, ma anche Portogallo, Grecia e Croazia. Oggi queste cantine sottomarine esistono in tutto il mondo, in Brasile, Argentina, Australia, Cile e Sud Africa. Alcune vengono usate per attirare turisti e altre invece producono solo vino.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE>>>Salmone, la guerra è in atto: scopriamo se è sostenibile e sano come dicono

I vini conservati nel mare sono unici, incrostati da salsedine e coralli, suscitano grande interesse negli appassionati del vino. Ma cosa comporta di preciso la pratica di affinamento sul fondo del mare, perché qualcuno dovrebbe farlo? A quanto pare perché si crea un microclima con una temperatura costante e assenza di luce e ossigeno che da vita a condizioni ottimali per la maturazione perfette del nettare di Bacco.

Molte aziende vinicole hanno iniziato a conservare i loro vini in questo modo solo per curiosità inizialmente. Ma poi alcuni studi hanno rivelato il valore del mare nella conservazione del vino. In Spagna per esempio, la cantina ElixSea ha notato che i tempi di affinamento sono più veloci sul fondo del mare che quelli tradizionali nelle cantine classiche.

Questa cantina quindi affina i propri vini per 12 mesi in cantina in botti di rovere francese e poi altri 6 mesi in mare. Il vino in questo modo risulta più maturo in meno tempo. La qualità organolettica non cambia affatto. Il vino è sempre buono e non perde il suo sapore. In Italia abbiamo un grande pioniere di questa tecnica, la cantina ligure Bisson con il suo Abissi Metodo Classico. Queste bottiglie vengono immerse nel fondale marino dentro ad una gabbia metallica ad una profondità di 60 metri per 26 mesi.

Ad Alghero invece c’è il Vermentino di Santa Maria La Palma e nell’Isola dei Ciclopi le cantine Benanti e Passopisciaro stanno sperimentando l’affinamento negli abissi dei vini dell’Etna. In Crozaia invece vengono immerse le anfore di Edivo Vino. I francesi di Veuve Clicquot lavorano invece su Cellar in the Sea.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE>>>Erba cedrina, il suo utilizzo in cucina ti stupirà: mai più senza!

Stanno intanto andando avanti gli studi sull’influenza del moto cinetico del mare e del suo effetto sul vino. Per il momento il sapore del vino viene considerato di ottima qualità con questa pratica, seppure a volte presenta un retrogusto ferroso ma del tutto normale.L’acqua salata non interagisce in nessun modo con il sapore. Un enologo austriaco ha confermato che i vini diventano più aromatici se immersi in acqua. Lui ha posizionato vasche di Champagne sul fondo del Lago di Costanza e ha potuto dedurre che c’è una sostanziale differenza di gusto.