Coltivazione di alghe giganti, come funziona e a che serve

Le coltivazioni di alghe giganti sono il futuro dell’alimentazione. La prima raccolta è avvenuta dalla costa olandese. 

Alghe
Alghe-foto pixabay bluebudgie

È nato un nuovo business sostenibile, si tratta della coltivazione di alghe giganti. Alcuni giganti stanno già investendo nel progetto, come Unilever e Shell. Gli ambientalisti però temono conseguenze anche gravi. Potrebbe trattarsi di una della svolta nutritiva dei prossimi anni.

Un consorzio nel North Sea Farmers sta effettuando test sulle piantagioni. Molti investitori internazionali stanno spingendo sull’Unione Europea a investire maggiormente in questo alimento. Il settore potrebbe alimentare affari da milioni di euro.

Che cosa sono le coltivazioni di alghe giganti

Alghe
Alghe-foto pixabay fraugun

La coltivazione di alghe avviene tramite una rete appesa sotto un tubo di plastica lungo 50 metri che galleggia in acqua. Viene tenuta in una posizione stabile da delle boe e due invece stazionano sul fondo del mare.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE>>>Infestazione da zecche in giardino, ti basta un po’ di polvere (non nociva)

La raccolta avviene a 12 chilometri in mare aperto tramite un peschereccio convertito che recupera in modo meccanico i lotti. Quando la barca viene posizionata, un braccio di taglio elettrico alto 8 metri viene spostato in acqua per tirare su il tubo e tagliare i lunghi fili di alghe dalla rete che è larga 2 metri.

L’alga viene insaccata poi automaticamente e lasciata cadere sul ponte. Una volta effettuata la raccolta, il processo continua in impianti fatti apposta dove le alghe vengono triturate e poi asciugate in macchinari appositi sviluppati indipendentemente da ogni azienda.

Prima della coltivazione delle alghe, le spore vengono trattate in laboratorio per essere posizionate poi su funi negli incubatoi. Quando le alghe iniziano a crescere, le linee vengono spostate in mare aperto e il recupero avviene poi mesi dopo.

Per comprendere il livello di interesse economico che genera questo futuro business delle alghe, bisogna guardare chi finanzia le operazioni. Sono circa 100 i membri che spiccano tra cui spiccano il gigante alimentare Unilever e l’azienda energetica Shell. Puntano entrambe a trovare altri investitori per potenziare questa coltivazione dove al momento a dominare è l’Asia che produce il 97% del raccolto.

Nel 2019 il totale recuperato è stato 35,8 milioni di tonnellate a livello mondiale ed era tutto proveniente dalle acqua cinesi. L’Europa ha invece prodotto solo 287.033 tonnellate, quindi lo 0,% del totale mondiale.

Le alghe sono un alimento molto ricercato per le proprietà che offre come alimento ma anche per l’uso che se na fa in altri ambiti. Funziona anche coma additivo, mangime per animali e anche fertilizzanti per terreni.

Si usa anche come ingredienti nei cosmetici e come imballaggio al posto della plastica. È responsabile anche di assorbire l’anidriade carbonica. Ci sono migliaia di alghe al mondo ma sette sono le più raccolte. Come la piropia che è un’alga rossa che si usa per preparare i nori, ossia fogli essiccati con cui i giapponesi avvolgono il sushi.

Nel 2020 l’industria delle alghe è stata quotata per 40 miliardi di dollari per il valore dell’industria mondiale. Il dato è destinato a salire fino a 95 miliardi di dollari entro il 2027. Si spera che l’Unione Europea possa produrre otto milioni di tonnellate di alghe d’allevamento entro il 2030.

Il governo olandese si sta muovendo velocemente con 400 km quadrati delle sue acqua territoriali nel Mare del nord per coltivazioni su larga scala. Germani e Repubblica d’Irlanda seguono a pari passo. Tra i molti vantaggi di questo settore è la mancanza dell’utilizzo della terra, acqua dolce o fertilizzanti.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE>>>Coccinelle in giardino/balcone, puoi attirarle facilmente con queste piante

Le alghe offrono opportunità insperate e sostenibili. Tuttavia non c’è una totale assenza di impatti ambientali. Le alghe coltivate potrebbero causare ripercussioni negative danneggiando altri organismi marini.

La rapida crescita di queste industrie sottomarine potrebbe causare danni importanti, specialmente all’equilibrio dei nutrienti del mare. Potrebbe infatti comportare un calo del fitoplancton che è un alimento importante per i pesci.