Impatto ambientale delle industrie, i “costi” sono sconvolgenti

Le industrie estrattive hanno un’impatto ambientale che ci costa 5 mila miliardi l’anno è davvero assurdo. 

Fumo fabbriche
Fumo fabbriche-foto pixabay foto-rabe

L’impatto ambientale delle industrie estrattive ci costa 5 mila miliardi l’anno ed è una folli. Il danno dell’estrazione delle materie prime indica tutti i materiali che impattano maggiormente l’ambiente. Al primo posto c’è il ferro 23%, poi il carbone 18%, il magnesio 13%, il petrolio greggio 10%, l’alluminio 8% e manganese 7%.

Il 43% dei costi deriva da danni causati agli ecosistemi, invece il 21% è legato agli impatti sulla salute umana. In totale, l’impatto ambientale di tutte le industrie estrattive mondiali raggiunge la cifra di 5.000 miliardi di euro l’anno.

L’impatto ambientale delle industrie ambientali è terribile

Industria
Industria-foto pixabay

 In uno studio è stato valutato il peso dell’ambiente durante il ciclo di vita di 38 materie prime impiegate nelle industrie estrattive, contando tutte le emissioni a monte. Si valuta gli impatti ambientali come le emissioni di gas serra, le emissioni di particolato, il cambiamento di destinazione d’uso dei terreni, l’acidificazione e anche l’esaurimento delle risorse e la tossicità associati alle fasi di vita di un prodotto, escludendo però l’utilizzo finale.

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La stima può non essere del tutto accurata, c’è una stima massima e una minima. Per quanto riguarda la stima alta si includono i costi dello sforzo futuro. Sono i costi he riguardano la concentrazione di minerali e dei depositi di materiali che diminuiscono e quindi serve investire più energia e lavoro per poterli estrarre.

Per quanto riguarda invece la stima bassa, questi costi sono stati esclusi poiché i costi di estrazione sono diminuiti nonostante la diminuzione della qualità del minerale. I costi degli sforzi futuri dominano tutti gli altri costi.

Nel primo caso quindi il costo totale raggiunge i 5.000 miliardi, mentre se si usano le stime più conservative allora il totale scende a 400 miliardi l’anno. Che comunque sia è lo 0,5% del PIL globale. I costi ambientali più elevati sono sicuramente da attribuire ai gas serra, alle emissioni di particolato e anche all’acidificazione causati dal carbone e dall’acciaio.

I paesi che hanno i costi più elevati in assoluto sono la Cine e l’India. Il motivo è che la Cina estrae e lavora grandi quantità di materiali, invece l’India si fa carico di molti dei danni climatici causati dalla produzione globale di materiali.

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I paesi invece che hanno un rapporto più vantaggioso tra costi ambientali e PIL sono quelli che lavorano i materiali come ad esempio il Giappone e la Germania e anche quelli che estraggono petrolio come l’Algeria, Nigeria e Azerbagian.