Uova bio che non sono bio, il mistero sulle etichette “allevato a terra”

Le uova etichettata come da allevamenti all’aperto spesso in realtà non lo sono. Il motivo per cui lo fanno è assurdo. 

Galline allevate all'interno
Galline-foto pixabay giallopudding

Alcune aziende che vendono uova si appropriano di etichette false per vendere di più. In pratica scrivono sulle confezioni che le uova sono prodotte da galline che vivono in allevamenti all’aperto, ma la realtà è ben diversa. Questi animali vivono in cattività.

Purtroppo a consentire tutto questo è l’Unione Europea. Le aziende approfittano di alcune deroghe per spacciare i loro prodotti per bio quando non lo sono affatto. L’esigenza di vendere di più non può essere una giustificazione per commettere frodi.

Perché le aziende spacciano le loro uova per bio

Galline allevate all'aperto
Galline-foto pixabay jaclou-dl

Alcune aziende che vendono uova prodotte da galline chiuse in delle gabbie, spacciano le uova per biologiche,  ottenute quindi da galline che vivono in allevamenti all’aperto. Il motivo per cui commettono questa frode è per poter vendere più uova possibili.

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A consentire questo in realtà è l’Unione Europea che ha messo delle deroghe ampie per quanto riguarda la reclusione degli animali dovuta a ragioni sanitarie per evitare la propagazione dell’influenza avaria. In questo modo alcune aziende se ne approfittano, etichettando le loro uova come ruspanti quando in realtà le galline vengono allevate al chiuso.

Questo problema nasce dall’esigenza di eliminare il limite di tempo alla commercializzazione di queste uova, imposto dalla Commissione europea, dal momento che i focolai di influenza aviaria stanno diventano molto aggressivi e duraturi.

Quest’anno l’Europa ha vissuta la peggiore epidemia mai registrata, con il conseguente abbattimento di oltre 46 milioni di uccelli negli allevamenti del vecchio continente. Il problema è che le epidemie stanno durando molto più tempo del solito. Normalmente nei periodi caldi cessavano per poi riprendere in autunno, ma ad oggi si protraggono più a lungo.

Secondo l’OMS, l’influenza aviaria non è solamente una minaccia stagionale come lo era in passato, è in grado di circolare per tutto l’anno in Europa e inoltre la possibilità si trasmissione agli essere umani sta diventando più facile.

Nei laboratori si stanno studiando vaccini in grado di contrastare questa influenza, in attesa di una soluzione definitiva. Intanto agli agricoltori sono stati concessi dei periodi più lunghi per classificare i prodotti in modo differente. Ora hanno a disposizione 16 settimane invece di 12 per commercializzare le uova come allevamento all’aperto, anche se è in vigore un obbligo di reclusione dei volatili.

Finito questo lasso di tempo, le uova di galline allevate ufficialmente all’aperto, ma che in realtà erano recluse, dovranno presentare l’etichetta che le qualifica come uova da stalla, ossia quelle prodotte da galline tenute al chiuso.

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Tuttavia in alcuni posti, come ad esempio Bruxelles si teme un crollo nel settore e perciò si propogono nuove regole. Ossia che i produttori non dovrebbero più modificare le etichette a prescindere dall’estensione del periodo di chiusura delle gallina per motivi sanitari. In cambio viene richiesta la riduzione della densità dell’allevamento.