Strumenti di tortura, questi sono i più brutali del passato

Nell’antichità si usavano strumenti davvero terrificanti per torturare le persone a finché confessassero i loro peccati. 

Strumenti tortura passato
Torture-foto pixabay Tomasz_Mikolajczyk

Moltissimi anni fa le torture purtroppo erano una cruda realtà. Molte persone venivano massacrate con strumenti terrificanti pur di farli confessare peccati di vario tipo. Scopriamo quali erano alcuni degli strumenti più brutali che infliggevano dolori atroci.

Mille anni fa le torture si inducevano sopratutto a quelle che venivano considerate streghe, ai traditori, alle spie e ad altre categorie che venivano considerate delle minacce per la comunità o per i re o regine dell’epoca. Tuttavia spesso le torture venivano inflitte anche per motivi banali.

Gli strumenti più terrificante per le torture

Torture inflitte medioevo
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Tra gli strumenti più atroci che venivano usati in antichità, c’era il cavalletto che era un dispositivo di tortura medievale. Si trattava di un letto di legno con quattro corde che sarebbero state legate alle gambe e braccia della vittima e tirate fino a che non avessero confessato.

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Brutale certo ma mai quanto la vergine di Norimberga. Si trattava di un dispositivo di tortura brutale che ha ispirato il nome della famosa band heavy metal. Questo strumento di tortura era essenzialmente un sarcofago con punte all’interno. Perciò quando si chiudeva chi si trovava all’interno soffriva molto.

Passiamo poi alla sedia inquisitoria. Era una sedia terrificante ed era molto popolare in epoca medievale. La vittima si sedeva su punte acuminate e se questo non bastava per confessare, si accendeva un fuoco sotto la sedia.

Un’altra tortura davvero terribile era la cardatura, passata alla storia cristiana per essere stata usata dai romani contro San Biagio e consistenza nel farsi rastrellare la pelle con ferri per pettinare la lana calda. Sicuramente era una vera sofferenza.

C’era poi la gogna che è rimasta uno strumento di tortura per molti secoli dopo il medioevo. Consisteva in una tavola di legno con tre fori per la testa e le braccia. Le vittime venivano lasciate fuori per essere umiliate e molte di queste morivano in pubblico. C’erano altre versioni della gogna, in cui venivano intrappolate solo le gambe, le braccia, la testa o una combinazione di esse.

Ma non finisce qua, c’era poi il toro di Falaride che era una tortura tosta. Alle vittime veniva tagliata la lingua. Venivano messe all’interno di un toro di bronzo con le mani legate e sotto il fuoco acceso. Il toro era simbolico perché si diceva che le urla delle vittime assomigliavano al suono di un toro.

Anche la pera orale non era una passeggiata. Si trattava di uno strumento che veniva infilato in bocca, nella vagine o nel retto della vittima e poi veniva ampliata infliggendo molto dolore e danni irreparabili. Davvero molto crudele.

Nella lista non possiamo dimenticarci della mordacchia che era un bavaglio di ferro, briglia dei muti o delle comare. Quello usato dipendeva dal reato commesso. La vittima doveva tenerlo indosso fino alla fine della pena. Un esempio del suo utilizzo era quando una donna veniva trovata a spettegolare ne doveva indossare uno che le tappava la bocca e poi veniva portata in pubblico per essere umiliata.

Durante l’inquisizione spagnola si usava invece spesso il tratto di corda. Consisteva nell’impiccare la vittima con le mani legate dietro la schiena. A volte venivano aggiunti dei pesi alle caviglie per peggiorare le cose. Le vittime venivano lasciate cadere leggermente e fermati all’improvviso mentre la gravità faceva il resto lussando ancora di più le spalle.

C’era poi la forcella dell’eretico. Era uno strumento infernale che veniva posto tra il petto e il collo e provocava molta agonia se le vittime muovevano anche solo leggermente le mascelle o il collo. C’erano strumenti anche per torturare i pollici, come la vite a testa zigrinata. Schiacciava i pollici in modo lento e doloroso. Ma nell’antichità si pensava a tutte le parti del corpo per le torture. Anche alle gambe che venivano martellate tra le tavole e creavano pressione e dolore.

Un’altra tortura relegata alla donne era l’immersione dello sgabello e veniva usata per punire le donne disordinate. Questa tortura è sopravvissuta dal medioevo alla caccia delle streghe del XVIII in Europa e nelle Americhe.

Poi avevano lo scavenger’s daughter che era popolare durante il regno di Enrico VIII. Le vittime venivano costrette ad accovacciarsi in modo che la pressione facesse il suo lavoro rompendosi schiena e sterno. E se questo vi sembra doloroso ancora non abbiamo parlato del supplizio della ruota. Gli arti venivano spezzati e legati a una ruota chiodata. A volte la vittime veniva lasciata fuori in balia di ogni cosa, altre volte veniva acceso un fuoco sotto.

Dalla Cina poi veniva lo Zanzhi che era uno strumento per schiacciare le dita. Il dispositivo aveva dei bastoncini legati insieme che venivano posizionati intorno alle dita della vittima e tirati. Ma sicuramente tra i peggiori c’era la schiacciatesta. Prima che il cranio fosse schiacciato del tutto, si rompevano i denti e la mascella e gli occhi esplodevano.

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Ma le torture erano infinite, c’era la culla di Giuda appuntita che trafiggeva il corpo. Lo stivale spagnolo atto a provocare dolore alle gambe. La gabbia di ferro dove venivano lasciate le vittime a morire. Il cavallo di legno dove si sedevano le vittima nude e la gravità faceva il lavoro provocando dolore. I pesi che venivano posti sul corpo premendo e causando dolore. Poi ovviamente il fuoco veniva sfruttato molto e anche i topi che divoravano pezzi di carne delle vittime.