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3 buoni motivi per scegliere il nucleare

  • Intervistato: Ugo Spezia

Dopo il via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo che detta le regole per individuare i siti nel nostro Paese, Ugo Spezia, segretario generale AIN (Associazione Italiana NucleareNucleare
Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
), in una intervista esclusiva a ORIZZONTENERGIA, descrive lo scenario nazionale e globale rispetto a questa fonte energetica tanto discussa.

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-Ing Spezia, qual è il ruolo dell’energia nucleareenergia nucleare
Energia derivante dalle trasformazioni che coinvolgono i nuclei atomici (fissione o fusione). Attualmente la produzione di energia elettrica con il nucleare si basa sulla fissione, dal momento che i processi di fusione nucleare sono ancora in fase di studio e ricerca. Il combustibile impiegato è l’uraniouranio
Elemento metallico radioattivo che si trova sottoforma di ossidi o sali nelle rocce, nel suolo, nell’aria e nell’acqua. L’uranio, così come si trova in natura, è costituito da tre isotopi: l’uranio 238 (per il 99.9 %), l’uranio 235 (l’uranio fissile impiegato come combustibile nelle centrali nucleari) e l’uranio 234, in piccolissime tracce.
 235, contenuto in piccola concentrazione nell’uranio naturale. Nelle centrali di questo tipo l’enorme quantitativo di energia che si libera dalle reazioni nucleari viene ceduto a un fluido che a sua volta la cede all’acqua che poi percorre un ciclo di potenza uguale a quello delle centrali a vapore convenzionali.
a livello mondiale?

Il nucleare svolge da molto tempo un ruolo determinante nella copertura del fabbisogno elettrico dei Paesi industrializzati. In Europa è la prima fonte di produzione elettrica, con il 33%, davanti al carbonecarbone
Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
. Negli USA è al secondo posto, con il 20%, dopo il carbone. Più in generale, il nucleare contribuisce per il 23% alla produzione elettrica dei Paesi dell’OCSE, l’organizzazione che comprende i 27 Paesi più industrializzati del mondo.
A fronte dell’andamento del costo dei combustibili fossili (petroliopetrolio
Combustibile di colore da bruno chiaro a nero, costituito essenzialmente da una miscela di idrocarburi. Si è formato per azioni chimiche, fisiche e microbiologiche da resti di microorganismi (alghe, plancton, batteri) che vivevano in ambiente marino addirittura prima della comparsa dei dinosauri sulla terra. I principali composti costituenti del petrolio appartengono alle classi delle paraffine, dei nafteni e degli aromatici, che sono composti organici formati da carbonio e idrogeno e le cui molecole sono disposte secondo legami di varia natura.
, gas, carbone) molti Paesi hanno avviato o stanno avviando la costruzione di nuovi impianti nucleari. Ci sono attualmente 57 nuovi reattori in costruzione, 17 dei quali sono in Europa. Nell’Unione Europea, la Francia, il Regno Unito, la Finlandia, la Svezia, l’Olanda e l’Italia stanno attualmente pianificando la costruzione di nuove centrali nucleari. Anche i Paesi che dispongono di combustibili fossili o di energia solareenergia solare
Energia radiante derivante dal Sole e che raggiunge la Terra sotto forma di radiazione elettromagnetica. Ad oggi esistono fondamentalmente due modi per sfruttare l’energia solare direttamente: attraverso i pannelli solari (per la produzione di energia termica ed elettrica), pannelli fotovoltaici (per la produzione di energia elettrica). L’energia dal Sole è fondamentale anche per lo sviluppo delle altre forme di energia rinnovabili (per esempio per la crescita della biomassa, per i moti dei venti, per il ciclo idrologico delle acque, ecc..).
a volontà, come ad esempio gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, la Giordania, Israele, l’Egitto, l’Algeria e il Marocco, stanno varando programmi nucleari. Secondo le previsioni del Dipartimento dell’EnergiaEnergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
americano e delle agenzie nucleari dell’ONU e dell’OCSE, la potenzapotenza
Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
nucleare installata nel mondo è destinata a raddoppiare entro il 2030.

– Perché realizzare nuovi impianti nucleari in Italia?

Il primo motivo è di ordine economico. L’Italia ha una produzione di energia elettricaenergia elettrica
Forma di energia ottenibile dalla trasformazione di altre forme di energia primaria (combustibili fossili o rinnovabili) attraverso tecnologie e processi di carattere termodinamico (ovvero che coinvolgono scambi di calore) che avvengono nelle centrali elettriche. La sua qualità principale sta nel fatto che è facilmente trasportabile e direttamente utilizzabile dai consumatori finali. Si misura in Wh (wattora), e corrisponde all’energia prodotta in 1 ora da una macchina che ha una potenza di 1 W.
centrata per il 72% sulle fonti fossili di importazione e in particolare per il 50% sul gas. L’elevato costo di queste fonti determina un costo di produzione del kilowattora che è tra i più alti del mondo. Nel 2008 le famiglie e le imprese italiane hanno pagato l’energia elettrica il 40% in più della media europea. Il divario è stato addirittura dell’80-90% rispetto ai Paesi che, come la Francia, possono contare su una consistente produzione nucleare. Oltre a basarsi prevalentemente su fonti di importazione molto costose, l’Italia importa ogni anno tra l’11 e il 13% dell’energia elettrica di cui ha bisogno. Si tratta di una situazione che espone eccessivamente il Paese alle oscillazioni del mercato internazionale. Occorre recuperare quei margini di competitività che solo il nucleare può assicurare.
Il secondo motivo è di ordine ambientale. Il sistema elettrico italiano, basato prevalentemente sulle fonti fossili, è il maggiore responsabile delle emissioni nazionali di gas-serra, che l’Italia si è impegnata a ridurre in attuazione del Protocollo di KyotoProtocollo di Kyoto
È un accordo internazionale sull’ambiente siglato nel 1997 da oltre 160 paesi per la riduzione delle emissioni climalteranti. Entrato in vigore a febbraio 2005, prevede entro il 2012 la riduzione complessiva delle emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990 (considerato come anno di riferimento). Per i Pesi in via di sviluppo non sono stati previsti obiettivi di riduzione. Il protocollo di Kyoto ha introdotto dei meccanismi (i cosiddetti “meccanismi flessibili”) per l’adempimento degli obiettivi di ciascun Paese, favorendo la cooperazione internazionale. Essi sono il Clean developmenti Mechanism, il Joint Implementation e l’Emission TradingTrading
Attività di acquisto e/o di vendita di prodotti (materie prime o commodities) sui mercati internazionali.
.
e, ancor più, per effetto della Direttiva europea chiamata convenzionalmente “20-20-20”. Dato l’elevatissimo costo e il carattere aleatorio delle fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
, non esiste alcuna possibilità di rispettare gli obiettivi fissati senza fare ricorso all’energia nucleare.
Il terzo motivo è di ordine strategico. Le tecnologie avanzate richieste dallo sviluppo dell’energia nucleare esercitano un ruolo trainante sullo sviluppo di un Paese industriale per quanto riguarda l’industria, la formazione e la ricerca. Il nucleare è una delle tante fonti di produzione elettrica (certamente non la sola) di cui solo un Paese industriale può disporre e non ha alcun senso escluderla a priori per motivi di ordine ideologico.

– Può il nucleare contribuire alla riduzione dei costi dell’energia elettrica?

Certamente sì. Le risultanze degli studi svolti in tutto il mondo sono univoche: il nucleare è conveniente rispetto alle fonti fossili e notevolmente più economico delle fonti rinnovabili. Lo sanno bene le società elettriche che in tutto il mondo gestiscono gli impianti in esercizio e che si apprestano a realizzare nuove centrali nucleari. I gestori di 54 impianti nucleari americani hanno chiesto e ottenuto di prolungarne di 20 anni l’esercizio. Certamente non per continuare a perdere soldi, come qualcuno sostiene. Le pare che Paesi come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Svezia, la Spagna, il Giappone e la Russia continuino a produrre energia nucleare in perdita? O che l’Enel deciderebbe di investire 15 miliardi di euro per realizzare quattro reattori in Italia se l’energia nucleare non fosse conveniente? Ricordi che in Italia, contrariamente alle fonti rinnovabili, il nucleare non è incentivato in alcun modo e che le nuove centrali saranno pagate interamente da chi le realizzerà. E ricordi anche che l’energia elettrica prodotta dagli impianti nucleari sarà in competizione sul mercato con quella prodotta da tutte le altre fonti. Francamente non mi sembra che possano esserci dubbi.

– Quali sono i problemi da superare?

Credo che il problema principale derivi dalla disinformazione che negli ultimi vent’anni è stata fatta in Italia sulle fonti energetiche e in particolare sulle fonti di produzione elettrica. Una serie di messaggi sbagliati ma ripetuti in continuazione ha convinto il Paese che il nucleare fosse una fonte pericolosa e che fosse possibile risolvere i problemi energetici, economici e ambientali facendo ricorso alle fonti rinnovabili. Questa convinzione, del tutto priva di senso sul piano tecnico-economico, purtroppo è stata sposata anche da molti governi che miravano più al consenso elettorale che all’equilibrio economico del Paese. Il risultato è una errata percezione da parte della pubblica opinione del ruolo fondamentale svolto dalla disponibilità di energia, e in particolare di energia elettrica, per lo sviluppo economico e sociale.
È necessario ricostruire un panorama informativo corretto che restituisca alla gente piena consapevolezza. Il risparmio energeticorisparmio energetico
Con questo termine si intendono tutte le iniziative intraprese per ridurre i consumi di energia, sia in termini di energia primaria sia in termini di energia elettrica, adottando stili di vita e modelli di consumo improntati ad un utilizzo più responsabile delle risorse.
o l’uso appropriato delle fonti rinnovabili possono dare contributi importanti. Ma non si può sostenere ancora che tutta o gran parte dell’energia elettrica di cui ha bisogno un Paese industriale possa provenire da queste ultime. La gente deve sapere che gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate costano ogni anno al Paese 3,5 miliardi di euro, ovvero il costo di una centrale nuclearecentrale nucleare
Le centrali nucleari hanno uno schema di funzionamento del tutto simile a quelle di una classica centrale a vapore. La differenza sta nel modo in cui viene generato il calore. Infatti nelle centrali nucleari non ci sono i generatori di vapore classici, ma il vapore viene generato utilizzando il calore messo a disposizione dalla reazione nucleare di fissione. Questa consiste in una reazione a catena nella quale alcuni atomi colpiti da neutroni si dividono in atomi più leggeri dando origine ad altri neutroni che colpiscono altri atomi,ecc… liberando un enorme quantitativo di energia secondo il principio di Einstein. Le centrali nucleari che sfruttano la fusione sono ancora in fase di studio.
. Eolico e fotovoltaico, che ricevono 30-50 centesimi di euro di incentivi per ogni kWhkWh
Unità di misura dell’energia elettrica equivalente a 1.000 Wh (wattora), ovvero 1.000 W forniti o richiesti in un’ora.
prodotto, contribuiscono alla produzione elettrica per meno dell’1,5%.
Molte Regioni che hanno approvato piani energetici basati sull’eolico e sul fotovoltaico stanno ponendo costi insostenibili a carico della collettività senza dare alcuna garanzia sulla disponibilità di energia elettrica. Pensi che in Italia ci sono solo cinque Regioni che producono l’energia elettrica che serve all’intero Paese. Per rimuovere queste distorsioni è necessario in primo luogo informare i cittadini e responsabilizzare gli amministratori locali.

– Qual è l’impatto ambientaleimpatto ambientale
L’insieme degli effetti (diretti e indiretti, nel breve o nel lungo termine, positivi o negativi, ecc..) che l’avvio di una determinata attività ha sull’ambiente naturale circostante.
di una centrale nucleare?

Una centrale nucleare non produce gas-serra e scarica nell’ambiente essenzialmente acqua tiepida e tracce di radioattività. Queste ultime sono centinaia di volte inferiori alla radioattività che è già presente nell’ambiente per cause naturali. I materiali radioattivi che si producono durante l’esercizio della centrale sono interamente trattenuti all’interno dell’impianto e trattati in modo tale da renderne impossibile la diffusione nell’ambiente. L’impatto ambientale di una centrale nucleare è quindi praticamente nullo. Lo sanno bene i cittadini francesi, che usano le aree circostanti gli impianti nucleari come se fossero parchi naturali.

– Esistono soluzioni convincenti per la gestione dei materiali radioattivi?

Occorre dire anzitutto che un impianto nucleare produce ogni anno circa 20 tonnellate di materiali a bassa e media attività e circa 650 kg di materiali ad alta attività. Si tratta di quantitativi irrilevanti a fronte dei milioni di tonnellate di rifiuti nocivi (cenericeneri
Materiale di natura inorganica che rappresenta il residuo della combustione del carbone.
, metalli pesantimetalli pesanti
Metalli come il piombo, il cadmio e il mercurio che hanno elevata massa atomica e densità superiore ai 5 g/cm3. Alcuni metalli pesanti (per esempio il rame, lo zinco e il selenio), se presenti in tracce, sono fondamentali per mantenere un equilibrato metabolismo nel corpo umano, poichè, invece, ad elevate concentrazioni, possono creare problemi di avvelenamento. Essi infatti tendono ad accumularsi più velocemente di quanto sono espulsi (bioaccumulazione).
, ossidi di carboniocarbonio
Elemento chimico costituente fondamentale degli organismi vegetali e animali. È alla base della chimica organica, detta anche chimica del carbonio: sono noti più di un milione di composti del carbonio. È molto diffuso in natura, ma non è abbondante: è presente nella crosta terrestre nella percentuale dello 0,08% circa, e nell’atmosfera prevalentemente come monossido (CO) e biossido (CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

) di carbonio (anidride carbonica). Allo stato di elemento si presenta in due differenti forme cristalline: grafite e diamante., di zolfo e di azotoazoto
Elemento chimico costituente il 78% dell’aria in volume. L’uso commerciale più diffuso dell’azoto è nella produzione di ammoniaca, sostanza costituente dei fertilizzanti. L’azoto liquido è impiegato anche come refrigerante per il trasporto di alimenti.
, solfati, gessi, …) prodotti ogni anno da un impianto termoelettrico.
È sufficiente attraversare i confini nazionali per rendersi conto che la gestione di materiali radioattivi non rappresenta alcun problema. In tutto il mondo ci sono decine di depositi definitivi per i materiali a bassa e media attività (il 95% dei materiali prodotti dagli impianti nucleari) mentre i materiali ad alta attività, data la loro modesta entità, sono usualmente conservati presso gli impianti che li hanno prodotti. In futuro saranno smaltiti definitivamente all’interno di depositi geologici. L’Unione Europea si sta orientando verso la realizzazione di depositi multinazionali, ovvero utilizzabili da parte di più Paesi.
Circa il fatto che le soluzioni adottate siano convincenti, è sufficiente ricordare che in tutto il mondo non si è mai verificato alcun caso di dispersione nell’ambiente dei materiali radioattivi provenienti dalle centrali nucleari.

Annalia Martinelli

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