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Accordi di Parigi – COP21

Il 12 Dicembre 2015 a Parigi sono stati firmati gli storici accordi per mitigare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e per ridurre le emissioni.

    Dal 30 Novembre al 12 Dicembre 2015 si è tenuta a Parigi la COP21, ovvero la 21° sessione annuale della Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici del 1992. Durante la conferenza si sono svolti i lavori che hanno portato agli Accordi di Parigi, divenuti storici in quanto è stato raggiunto, per la prima volta, da tutti i 195 paesi partecipanti un accordo globale per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici.

    A differenza del Protocollo di Kyoto questo accordo presenta un paio di sostanziali differenze:

    • Gli accordi di Parigi non sono vincolanti a prescindere per gli Stati Parte, infatti i contributi vengono definiti autonomamente a livello nazionale per diventare vincolanti solamente una volta avvenuta la ratifica del paese interessato;
    • Questi accordi prevedono, a differenza del Protocollo di Kyoto, la partecipazione universale dei Paesi e la sussistenza degli stessi obblighi tra i paesi sviluppati ed i paesi in via di sviluppo.

    I punti principali dell’Accordo

    L’accordo ha definito un piano d’azione globale limitando il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C, cercando di ottenere nel lungo periodo una mitigazione dei cambiamenti climatici che porti alla neutralità del clima entro la fine del secolo.

    L’Accordo prevede che per l’entrata in vigore occorra la ratifica dei 55 Paesi che generano il 55% delle emissioni globali. Tale quorum è già stato raggiunto il 5 Ottobre 2016 consentendo in tal modo la sua entrata in vigore il 4 Novembre 2016.

    La riduzione delle emissioni

    I 195 Paesi che hanno sottoscritto gli accordi di Parigi relativamente al loro impegno per ridurre le emissioni inquinanti hanno concordato di:

    • Mantenere, a lungo termine, l’aumento medio della temperatura globale a livelli ben inferiori ai 2°C rispetto ai livelli registrati in età preindustriale;
    • Limitare l’aumento del riscaldamento globale a 1,5°C, livelli ritenuti sufficienti per ridurre significativamente gli impatti dei cambiamenti climatici;
    • Puntare a far raggiungere, al più presto, il livello massimo delle emissioni globali;
    • Procedere all’implementazione di azioni di rapida riduzione conformemente alle soluzioni scientifiche più avanzate.

    Da segnalare che durante i lavori tutti gli stati hanno presentato i propri NDCs (Nationally Determined Contributions), ovvero i propri piani d’azione per il clima; questi documenti rappresentano il cuore degli Accordi di Parigi in quanto mostrano i livelli verso i quali ogni stato s’impegna per ridurre le emissioni nazionali e contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici.

    Di comune accordo i governi hanno deciso di riunirsi con cadenza quinquiennale per aggiornare gli obiettivi verso livelli più ambiziosi in base alle conoscenze scientifiche disponibili. Inoltre i governi si sono impegnati, in un’ottica di trasparenza e responsabilità, a segnalare a Stati membri ed opinione pubblica i progressi compiuti verso l’obiettivo a lungo termine.

    Per raggiungere gli obiettivi in conformità agli accordi presi, le emissioni che vengono ottenute all’estero risultano ammissibili purchè rispettino l’ambiente, contribuiscano allo sviluppo sostenibile e non siano causa di doppi conteggi. A questo riguardo interviene l’articolo 6 che ammette due tipi di riduzione delle emissioni conseguite all’estero (ITMOS – Internationally Transfered Mitigation Outcomes): riduzioni risultanti da un sistema regolato dagli Accordi di Parigi, e quelle derivanti da accordi bilaterali e multilaterali.

    Assistenza

    Con gli Accordi di Parigi è stata fatta chiarezza sulla distinzione di principio fra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo; a questi ultimi è stato concesso un determinato margine di discrezionalità per attuare gli accordi presi. I paesi industrializzati sono invitati, senza alcun obbligo tuttavia, a continuare ad esercitare il proprio ruolo pionieristico fissando di volta in volta obiettivi economici. L’obiettivo comune di mobilizzare ogni anno, a partire dal 2020, 100 miliardi di dollari USA di fondi finanziari privati e pubblici è stato confermato fino al 2025 mentre per il periodo successivo è stato delineato un nuovo obiettivo analogo. I Paesi industrializzati sono di conseguenza obbligati a presentare ogni due anni un rapporto relativo ai fondi mobilizzati e, nella misura del possibile, fornire indicazioni sulla qualità e la quantità di fondi previsti per gli anni successivi. Le regole per tale rendicontazione dovranno essere ulteriormente approfondite. Analogamente, i Paesi in via di sviluppo sono tenuti a presentare ogni due anni un rapporto sui fondi necessari e ricevuti come pure sugli investimenti rispettosi del clima mobilizzati da parte loro e il finanziamento climatico internazionale. (Fonte: Ufficio Federale dell’Ambiente – UFAM). 

    Perdite e danni

    Tutti i paesi dovranno elaborare, presentare ed aggiornare a scadenze regolari i propri piani e le proprie misure di adattamento; ogni paese potrà definire, in autonomia, quando e come effettuare la presentazione a livello internazionale. Inoltre gli accordi rafforzano i meccanismi esistenti di prevenzione e riduzione di Loss and Damages (perdite e danni) escludendo in maniera esplicita la responsabilità e la compensazione.

    L’accordo inoltre riconosce:

    • la priorità di minimizzare le perdite e i danni associati all’impatto negativo dei cambiamenti climatici;
    • la necessità di cooperazione tra i paesi per migliorare il livello di comprensione relativo agli interventi di sostegno come sistemi di allarme rapido, preparazione alle emergenze ed assicurazione contro i rischi.

    Il ruolo di città, regioni ed enti locali

    Con gli Accordi di Parigi è stato riconosciuto il ruolo dei soggetti interessati che non fanno parte dell’accordo nel contrastare i cambiamenti climatici. Questi soggetti fanno riferimento a: città, enti subnazionali, società civile, settore privato.

    Questi soggetti sono invitati a massimizzare ed intensificare i propri sforzi sostenendo iniziative finalizzate a ridurre le emissioni. Un’altro concetto importante è quello di costruire resilienza e ridurre la vulnerabilità degli effetti negativi dei cambiamenti climatici, mantenendo e promuovendo cooperazione a livello regionale, nazionale ed internazionale.

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