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Agroenergie: più incentivi agli agricoltori. Prioritaria la ricerca su colture non edibili

  • Intervistato: Michelangelo Marinelli

di Andrea Curiat

Att_App_Loghi/ART_INT/M. MARINELLI_bis.jpgGli impianti a bioenergie in Italia sono di fatto costretti ad acquisire le biomasse dall’estero, perché nel nostro Paese manca una filiera completa delle agroenergie. Ne parliamo con un player del mercato, Michelangelo Marinelli, 39 anni, presidente di CEG, Calore EnergiaEnergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
Gas. “Negli ultimi 15 anni le importazioni di biocombustibili sono aumentate del 300%, dai 200mila metri cubi di wood fuel dei primi anni ’90 fino agli oltre 800mila metri cubi del 2005. Così, però, stiamo trasferendo verso l’estero la ricchezza e il valore aggiunto creati dalle bioenergie in Italia.- spiega Marinelli.- Per questa ragione, l’insieme di norme e incentivi attualmente in vigore non è sostenibile nel lungo periodo e dovrebbe essere rivisto quanto prima”.

Quali sono i limiti principali del sistema attuale dal punto di vista del mercato?

“Chi coltiva grano duro riceve un incentivo sei volte superiore a chi dedica la propria produzione agricola all’agroenergia. È ovvio che i sussidi attuali non sono sufficienti a giustificare una migrazione dalle colture tradizionali a quelle energetiche. Sarebbe necessario rivedere questi importi con una riflessione di ampio respiro, sul Sistema Italia, così da garantire agli agricoltori di restare sul mercato favorendo al tempo stesso la creazione di una filiera corta delle agreoenergie in Italia”.

In che modo?

“Con una serie ben coordinata di interventi a livello nazionale. Bisognerebbe prima di tutto aumentare gli incentivi diretti ai coltivatori perché le colture energetiche divengano competitive. Sarebbe poi opportuno favorire lo sviluppo del mercato interno intervenendo anche sui sussidi ai produttori di energie rinnovabilienergie rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
da biomasse, così da incentivare in via prioritaria chi provoca ricadute positive sul territorio, sostegno all’occupazione interna. Non ha senso che, secondo il sistema attuale di incentivi, chi produce energia da fotovoltaico abbia un incentivo di 400 euro per ogni MW ora prodotto mentre il promotore di un impianto cogenerativo che provoca risparmi in bolletta e quindi sostiene l’occupazione nel Paese abbia solamente 80 euro Mw ora. E’ evidente che nel primo caso gli incentivi servono unicamente a trasferire valore aggiunto ai produttori di tecnologia cinesi. Bisogna poi dare il giusto sostegno alle attività di ricerca e sviluppo per individuare nuove fonti di biocarburanti in grado di restituire un’efficacia energetica sempre maggiore”.

Quali sarebbero i vantaggi per l’economia italiana?

“Molti distretti agricoli in difficoltà, come quello agropontino, potrebbero specializzarsi in colture energetiche. In questo modo si darebbe un sostegno reale all’economia italiana, sostenendo l’occupazione e il benessere sul territorio, contribuendo al tempo stesso agli obiettivi comunitari di sostenibilità ambientale. Riusciremmo inoltre a raggiungere gli obiettivi europei per la sostituzione obbligatoria del 10% dei carburanticarburanti
Sostanze solide, liquide o gassose, di origine naturale o derivanti da processi industriali, contenenti carbonio e idrogeno, che, se bruciate, sviluppano calore in base al loro “contenuto energetico” (potere calorifico).
di origine fossile impiegati nei trasporti con biocarburanti e fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
.”

Quali sono i problemi ancora aperti?

“Credo sia molto importante valutare le ricadute etiche e morali della migrazione da colture alimentari ad agroenergetiche. Bisogna chiedersi se sia opportuno sacrificare milioni di tonnellate di mais o barbabietole per generare energia quando le stesse quantità potrebbero sfamare intere popolazioni. Per questo è importante che un’eventuale revisione del sistema di incentivi consideri come prioritarie le attività di R&S volte a guidare il passaggio da materie prime commestibili a prodotti non edibili, ma in grado di generare la stessa quantità di energia”.

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