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Ambiente: Galletti, sequestro buste plastica segnale forte

    Continueremo repressione, con nostre norme al bando quelle inquinanti e pericolose per ecosistemaecosistema
    È l’insieme di tutti gli organismi viventi (animali e vegetali) presenti in un determinato ambiente e delle relazioni che intercorrono tra di loro e tra essi e il sistema fisico circostante.

    L’operazione che ha portato al sequestro a Milano di 100 milioni di buste di plastica non a norma è un segnale forte a tutela dell’ambientetutela dell’ambiente
    Insieme di misure legali volte alla protezione dell’ambiente naturale da fenomeni di inquinamento o supersfruttamento. Le crescenti preoccupazioni per la salvaguardia dell’ambiente, infatti, hanno portato alla formulazione di apposite leggi in diversi settori (per esempio nell’agricoltura, nell’industria, nei trasporti, nell’edilizia, ecc…) e all’elaborazione di normative di contenimento dell’impatto ambientale. Anche a livello internazionale sono state adottate diverse convenzioni per limitare le alterazioni dell’ambiente globale (surriscaldamentosurriscaldamento
    Raggiungimento di temperature critiche.
    , buco dell’ozono,ecc …) e tutelare le diversità biologiche. Ne sono un esempio le conferenze delle Nazioni Unite inaugurate nel 1972 a Stoccolma e culminate nel Vertice mondiale su Ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro del 1992 (vedi UNCED e Agenda 21).
    . La normativa italiana sulle plastic bags, rafforzata da quella europea approvata nel Semestre di Presidenza italiana dell’UE, ha messo al bando una volta per tutte quelle buste che inquinano le città e mettono a rischio il nostro ecosistema. Continueremo un’azione di forte repressione contro queste pratiche illegali contro l’ambiente e quindi contro tutti i cittadini
    “.

    Sacchetto Biodegradabile, Biocompostabile

    Lo affermò Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, arrivando a Bruxelles dove il 6 di marzo si è tenuto il Consiglio Ambiente UE.

     

     

    Fonte: MinAmbiente


     RASSEGNA E CONSIDERAZIONI DI ASSOECOPLAST
    (Associazione produttori di materiali polimerici ed additivi verdi eco-compatibil)

    “Biodegradabilità e shopper: l’UE non impone la UNI EN 13432”

    Ma qual’è la reale posizione dell’Unione Europea sulla questione shopper biodegradabili? Davvero per l’UE ciò che è realmente biodegradabilebiodegradabile
    Aggettivo con cui viene definito un materiale soggetto alla decomposizione per opera di agenti biofisici naturali (batteri, luce solare, umidità ecc).
    deve per forza essere anche compostabile e quindi rispettare la norma unificata UNI EN 13432?

    La risposta è no, poiché è in corso uno studio sulla questione non ancora concluso e non esiste, al momento, una posizione ufficiale della Commissione Europea. La normativa italiana, in questo modo, va ben oltre ciò che prevede la normativa a livello europeo.

    Ma prima di scendere nei dettagli, andiamo innanzitutto a leggere alcune dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini

    ANSA – Roma, 15 Mar, h 13:37 – L’Odg sui bioshopper «personalmente crea qualche imbarazzo perché cerca di stabilire criteri di biodegradabilità diversi da quelli Ue». Così il ministro dell’Ambiente Corrado Clini commenta a caldo il voto su un Odg della Lega, su cui il governo è stato battuto in Aula a Montecitorio. «Ora il governo – aggiunge Clini parlando a margine della discussione alla Camera dove tra poco ci sarà il voto finale sul decreto Ambiente – sulla base di questo Odg dovrà pensarci su». Per il ministro verrà comunque «attuato rigorosamente ma in base a specifiche tecniche dei processi Ue affinché un sacchetto sia considerato biodegradabile e compostabile». 

    Diversi da quelli UE? E dove starebbe scritto quali sono quelli stabiliti dall’UE? Andiamo quindi a verificare. 

    Lo scorso 30 novembre 2011, il gruppo partlamentare UE del PSE – primo firmatario Vittorio Prodi (S&D) – presenta un’interrogazione a risposta scritta alla Commissione UE. Oggetto: Revisione della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio e divieto dei sacchetti di plastica per la spesa. Ecco il testo:        

    “A marzo 2011 il Consiglio Ambiente dell’Unione europea ha discusso l’impatto ambientaleimpatto ambientale
    L’insieme degli effetti (diretti e indiretti, nel breve o nel lungo termine, positivi o negativi, ecc..) che l’avvio di una determinata attività ha sull’ambiente naturale circostante.
    dei sacchetti di plastica per la spesa, giungendo alla conclusione che fosse necessaria un’azione efficace a livello europeo. A maggio 2011 la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica […] Alla luce dell’elevato numero di risposte fornite dai cittadini, nonché dell’ampio sostegno ottenuto dalla proposta di introdurre misure a livello europeo che permettano di ridurre drasticamente l’utilizzo dei sacchetti di plastica, potrebbe la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:

    1. Quando intende la Commissione proporre una rapida revisione della direttiva 94/62/CE per introdurre un divieto relativo ai sacchetti di plastica monouso e non biodegradabili?
    2. Comprenderà la revisione della direttiva 94/62/CE obiettivi specifici in materia di prevenzione dei rifiuti relativi ai sacchetti di plastica monouso e non biodegradabili?
    3. Intende inoltre la Commissione proporre misure legislative al fine di promuovere ulteriormente la produzione e l’utilizzo di imballaggi biodegradabili e compostabili conformi alla norma EN 13432 del CEN?
    4. Intende la Commissione procedere nei confronti degli Stati membri che non specificano la procedura che tutti gli attori della filiera sono tenuti a osservare per assicurare che gli imballaggi siano immessi sul mercato solo se conformi ai requisiti essenziali della direttiva 94/62/CE?”

    I parlamentari UE del PSE (si noti essere solo italiani) richiedono quindi alla Commissione in maniera specifica se questa intenda proporre misure legislative al fine di promuovere ulteriormente la produzione e l’utilizzo di imballaggi biodegradabili e compostabili conformi alla norma EN 13432 del CEN?

    Il 20 gennaio 2012 arriva la risposta, data dal Commissario UE per l’Ambiente Janez Potočnik a nome della Commissione:

    “1. e 2. La Commissione sta ancora valutando le diverse opzioni disponibili per la riduzione dell’impatto ambientale dei sacchetti di plastica e quindi, per il momento, non può esprimersi sul contenuto delle eventuali misure futurefuture
    Contratto a termine standardizzato, stipulato all’interno di un mercato regolamentato, in cui chi lo sottoscrive si prende l’obbligo di acquistare o vendere un determinato bene ad una data e prezzo prefissati.
    .

    3. La biodegradabilità dei prodotti da imballaggio è una questione complessa in quanto esiste una grande varietà di materiali che hanno proprietà diverse e sono, talvolta, soggetti a diversi metodi di smaltimento. La Commissione ha avviato uno studio sulla questione che non si è ancora concluso.

    4. Gli Stati membri sono tenuti ad attuare la direttiva«Imballaggi» e a verificare la conformità degli imballaggi immessi sul mercato con i requisiti essenziali definiti nella direttiva. In casi manifesti di mancata osservanza dell’attuale legislazione dell’UE, la Commissione adotterà le misure necessarie per rimediare alla situazione.”

    Quindi? Quali sarebbero le indicazioni dell’Unione Europea a cui il Ministro Clini e alcuni parlamentari fanno riferimento? 

    La risposta è chiara: La biodegradabilità dei prodotti da imballaggio è una questione complessa in quanto esiste una grande varietà di materiali che hanno proprietà diverse e sono, talvolta, soggetti a diversi metodi di smaltimento. La Commissione ha avviato uno studio sulla questione che non si è ancora concluso.

    Una risposta quantomeno ragionevole, vista la materia. Meno ragionevole purtroppo l’approccio del Governo italiano – nello specifico del Ministro dell’Ambiente – che da mesi porta avanti un approccio ideologico di contrasto al settore della plastica “realmente” biodegradabile, quella con additivi verdi, facendo finta di non conoscere la distinzione da biodegradazione (processo naturale) e compostabilità (processo gestito dall’uomo).

    E allora perché l’Italia decide di compiere una scelta – oltre tutto rifiutando qualsiasi tipo di confronto scientifico sul tema della biodegradabilità – la cui  unica conseguenza sarebbe (usiamo il condizionale perché la questione rimarrà aperta almeno fino all’1 gennaio 2014) di compromettere gravemente un settore produttivo fatto di quasi 200 aziende, circa 8000 lavoratori e capace di realizzare una cifra vicino al miliardo di euro annuo di fatturato. Cui prodest?

    Aggiunge inoltre il Commissario UE: Gli Stati membri sono tenuti ad attuare la direttiva «Imballaggi».

    Ma anche qui il Ministro dell’Ambiente ha deciso di andare “oltre”. La norma approvata lo scorso marzo, che prevede l’entrata in vigore del divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili in assenza dell’adozione del decreto attuativo chiamato a definire le specifiche tecniche dei sacchi commercializzabili, è infatti in contrasto con l’articolo 18 della direttiva 1994/62/CE il quale dispone che gli Stati membri non possano ostacolare l’immissione sul mercato nel loro territorio di imballaggi conformi alle disposizioni della presente direttiva.

    Su questa materia inoltre risulta aperta la procedura di infrazione 2011-4030, contestando il mancato rispetto dell’obbligo di notifica di cui al combinato disposto dall’articolo 16 della direttiva 1994/62/CE e dall’articolo 8 della direttiva 1998/34/CE, che disciplina le procedure d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche ricordato. Da segnalare la corretta obiezione della Gran Bretagna sull’intera questione, che giustamente si chiede perché un oggetto non vietato e di per sé non nocivo (il sacchetto di plastica) possa essere completamente bandito (divieto di commercializzazione) solo perché una parte degli utenti poi non lo gestisce correttamente, cioè lo lascia libero nell’ambiente.

    Non per niente, la XIV Commissione (Politiche dell’Unione europea) della Camera dei Deputati lo scorso 6 marzo 2012 aveva dato parere favorevole alla conversione del DL 25 gennaio 2012 voluto dal Ministro Clini, ma solo a condizione che la il testo del famigerato articolo 2 fosse in modo da garantire il rispetto degli articoli 9 e 18 della direttiva 1994/62/CE, anche al fine di superare la procedura di infrazione 2011-4030. Ma la Commissione Ambiente, a seguito di una forte presa di posizione del Ministro Clini, ha deciso di ignorare le indicazioni della Commissione Politiche UE, riuscendo però ad ottenere una proroga di 19 mesi allentrata di in vigore delle sanzioni relative alla commercializzazione dei sacchi da asporto non conformni alla UNI EN 13432 (sempre che poi il Decreto interministeriale MISE e Min. Ambiente non decida in maniera intelligente e oggettiva di estendere l’ambito anche ai sacchi di plastica biodegradabili prodotti con additivi verdi).

    Sorvoliamo infine sulle parole di ieri del Sottosegretario all’Ambiente Fanelli – rilasciate in un’intervista a margine di una risposta ad un’interrogazione del Sen. Ferrante – in relazione a possibili sequestri che – secondo lui –  sarebbero

    nella discrezione dell’Autorità Giudiziaria“,

    aggiungendo però che

    Quello che è chiaro è che non è sanzionabile”.

    Strano che però queste parole relative ai sequestri non siano state inserite nella risposta all’interrogazione, forse proprio perché prive di reali basi giuridiche in assenza di sanzioni e per paura di “risposte” in Commissione, e mirate solo a fare del “terrorismo psicologico” (ci si perdoni un termine forse un po’ pesante, specie in questi giorni) nei confronti dei produttori di plastica, tanto più se biodegradabile. Sono infatti questi ultimi quelli considerati i veri nemici da un ambiente fortemente ideologizzato, ma fondamentalmente legato a fortissimi interessi economici che mirano ad occupare con prodotti che senza un’imposizione legislativa non troverebbero mai lo spazio che si vuole ottenere.


     

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