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Biocombustibili: molto sostenibili e poco… sostenuti

  • Autore: Michelangelo Marinelli

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La necessità di contrastare le continue oscillazioni del petroliopetrolio
Combustibile di colore da bruno chiaro a nero, costituito essenzialmente da una miscela di idrocarburi. Si è formato per azioni chimiche, fisiche e microbiologiche da resti di microorganismi (alghe, plancton, batteri) che vivevano in ambiente marino addirittura prima della comparsa dei dinosauri sulla terra. I principali composti costituenti del petrolio appartengono alle classi delle paraffine, dei nafteni e degli aromatici, che sono composti organici formati da carbonio e idrogeno e le cui molecole sono disposte secondo legami di varia natura.
, potendo comunque contare su un approvvigionamentoapprovvigionamento
Insieme di attività finalizzate al reperimento dei quantitativi materie prime necessarie allo svolgimento delle attività economico-produttive di un Paese consumatore.
sicuro, sta alla base dello sviluppo dei “combustibili alternativi”, oggi protagonisti di un mercato in costante espansione, anche per i vantaggi ambientali in termini di riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti che derivano dal loro impiego.

Per questo, i biocombustibili, essendo disponibili su scala significativa, sono l’unico sostituito diretto dei combustibili fossili rappresentando quindi una risposta concreta al problema dei trasporti (quasi esclusivamente appannaggio dei derivatiderivati
Prodotti finanziari il cui valore deriva dall’andamento del valore di una determinata attività (definita “sottostante del prodotto derivato”). I derivati vengono utilizzati principalmente con finalità di copertura dal rischio oppure con finalità di speculazione (intesa nel senso di esposizione ad un rischio per ricavare profitto).
del petrolio).

I biocombustibili tuttavia derivano da colture agricole dedicate e c’è chi addebita al settore energetico l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari (soprattutto cereali) verificatosi nel 2007/2008. Pertanto, uno degli ostacoli alla diffusione di questo materiale è proprio l’ acceso dibattito socio-politico sul rischio che le colture per biocarburanti sottraggano spazio a quelle destinate all’alimentazione.

È opportuno ricordare però che in realtà non esiste una correlazione tra la domanda di materie prime per scopi energetici e l’aumento dei prezzi delle derrate alimentari. I modelli elaborati per spiegare questi fenomeni e la loro reciproca influenza sono instabili e non portano ad un rapporto diretto di causa-effetto.

Secondo la FAO e l’OCSE i fattori predominanti che hanno inciso sull’aumento dei prezzi delle materie prime alimentari sono piuttosto da ricercare in altri fenomeni, quali:

  • l’andamento climatico sfavorevole che ha drasticamente ridotto la produzione di materie prime alimentari ( per esempio in Australia dove la siccità ha dimezzato la produzione)
  • l’aumento della domanda e dei consumi dei Paesi asiatici, che hanno cambiato le proprie abitudini alimentari
  • l’aumento del prezzo del petrolio che ha inciso notevolmente sui trasporti e sull’uso di fertilizzanti

Non si può inoltre ignorare infine anche qualche episodio di speculazione. Il problema dunque è molto complesso da valutare, anche perché non si conosce quanto questi fattori pesino singolarmente. Intanto, se è evidente che criminalizzare i biocarburanti non risolve certo il problema della fame nel mondo, è altresì fuor di dubbio che penalizzare lo sviluppo delle cosiddette ‘agroenergie’ comporta a ingenti perdite economiche e danni all’ambiente.

Sempre secondo la FAO, il ricorso alle bioenergie, adeguatamente sostenute e regolamentate, può addirittura contribuire a limitare il problema delle povertà nel mondo perché conduce all’ammodernamento dell’agricoltura, al miglioramento delle infrastrutture delle aree sottosviluppate e rende possibile l’accesso ai mercati per le popolazioni povere.

I biocarburanti dunque sembrano muoversi in una dimensione di sostenibilità etico-sociale che molti avevano messo in discussione.

In tal e contesto, la stessa comunità europea, nella direttiva emanata nell’aprile 2009, indica i criteri di sostenibilità dei biocarburanti con l’obiettivo di tutelare il territorio e l’ambiente, dove l’uomo è protagonista e deve vivere nel pieno rispetto degli ecosistemi.

Perché i biocarburanti siano definiti ‘sostenibili’ l’UE stabilisce che debbano essere prodotti da materie prime ottenute su terreni che NON presentano un elevato valore in termini di biodiversità (foreste primarie, zone boschive indisturbate, aree protette, ecc…) e che NON presentano un elevato stock di carboniocarbonio
Elemento chimico costituente fondamentale degli organismi vegetali e animali. È alla base della chimica organica, detta anche chimica del carbonio: sono noti più di un milione di composti del carbonio. È molto diffuso in natura, ma non è abbondante: è presente nella crosta terrestre nella percentuale dello 0,08% circa, e nell’atmosfera prevalentemente come monossido (CO) e biossido (CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

) di carbonio (anidride carbonica). Allo stato di elemento si presenta in due differenti forme cristalline: grafite e diamante. (zone umide, zone boschive continue, ecc..); inoltre, i biocarburanti devono condurre alla riduzione delle emissioni di gas serra almeno del 35 % (la quota diventerà 50 % dal 2017).

La stessa direttiva europea entro il 2020 prevede l’introduzione dei biocarburanti nel settore dei trasporti per una quota pari al 5.75 % nel 2010 fino a raggiungere il 10 %.

E l’Italia come si pone rispetto a questa situazione ?

Nel 2009 l’obbligo prevedeva di immettere sul mercato nazionale una quota di biocarburanti pari al 3 % nel 2009. Tale quota è rimasta invariata anche nel 2010 nonostante le disposizioni e gli obiettivi stabiliti in sede comunitaria. Questo ritardo se da un lato scoraggia e penalizza gli operatori di settore, dall’altro può rappresentare un’interessante opportunità per costruire una filiera e contribuire alla sostenibilità economica dei biofuels.

Inoltre va considerato che per raggiungere l’obiettivo europeo del 5.75 %, secondo uno studio Nomisma EnergiaEnergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
, saranno necessari 2.1 milioni di ettari di superficie agricola. Solo un terzo potrà essere coperto dal nostro territorio, avendo un potenziale teorico effettivamente disponibile di circa 0.6 milioni di ettari. Da qui la necessità di ricorrere maggiormente all’import ed il conseguente sviluppo di nuove dinamiche di mercato e di filiera che andranno opportunamente valutate e monitorate.

Michelangelo Marinelli,

Direttore Fonsicar Energy Lda

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