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CAMBIAMENTI CLIMATICI – DOHA: PICCOLO PASSO VERSO ACCORDO GLOBALE SUL CLIMA NEL 2015

    L’Unione Europea ha espresso giudizi positivi sugli esiti della Conferenza di Doha sui cambiamenti climatici conclusasi lo scorso 8 dicembre.

    I negoziati del Qatar, hanno infatti posto le basi per rendere gli obiettivi delle azioni in materia di emissioni di gas serra a livello globale più solidi ed ambiziosi, aprendo la strada ad un nuovo accordo globale sul clima e dando il via alla seconda fase del protocollo di Kyotoprotocollo di Kyoto
    È un accordo internazionale sull’ambiente siglato nel 1997 da oltre 160 paesi per la riduzione delle emissioni climalteranti. Entrato in vigore a febbraio 2005, prevede entro il 2012 la riduzione complessiva delle emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990 (considerato come anno di riferimento). Per i Pesi in via di sviluppo non sono stati previsti obiettivi di riduzione. Il protocollo di Kyoto ha introdotto dei meccanismi (i cosiddetti “meccanismi flessibili”) per l’adempimento degli obiettivi di ciascun Paese, favorendo la cooperazione internazionale. Essi sono il Clean developmenti Mechanism, il Joint Implementation e l’Emission TradingTrading
    Attività di acquisto e/o di vendita di prodotti (materie prime o commodities) sui mercati internazionali.
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    il cui inizio è previsto per il 1° gennaio 2013.

    La piattaforma di Durban

    Come richiesto dall’UE, durante la Conferenza di Doha è stato stilato un piano di lavoro per il 2013 che conduca ad un nuovo accordo globale da sottoscrivere entro il 2015 per essere poi operativo dal 2020, secondo quanto concordato a Durban lo scorso dicembre 2011.

    Si tratta di un fitto calendario di impegni che dovrebbe consentire di ridurre le emissioni globali al 2020 contenendo il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C.

    La proposta del Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon di convocare un vertice dei leader mondiali dedicato ai cambiamenti climatici nel 2014 darà ulteriore impulso politico al piano di lavoro.

    I finanziamenti per il clima

    A Doha, l’Unione Europea – il maggior fornitore mondiale di finanziamenti in materia di clima per i paesi in via di sviluppo – ha dimostrato che è sulla buona strada per erogare l’intero importo di 7,2 miliardi di euro di finanziamenti rapidi erogabili entro la fine dell’anno.

    L’UE ha comunque garantito che gli aiuti finanziari continueranno anche dopo il 2012, così come hanno fatto alcuni Stati membri sottoscrivendo impegni finanziari specifici per il 2013 e talvolta fino al 2015.

    L’ambizione è quella di poter raggiungere i 100 miliardi di USD l’anno entro il 2020, come concordato a Copenaghen tre anni fa.

    Kyoto-2 dal 1° gennaio 2013

    Durante i negoziati del Qatar l’UE ha riconfermato il proprio impegno a partecipare alla seconda fase del protocollo di Kyoto. Essa durerà otto anni, così da non provocare alcuna discontinuità tra la sua conclusione e l’entrata in vigore del nuovo accordo globale nel 2020.

    Per questa seconda fase, l’UE, congiuntamente ai suoi Stati membri (+ Croazia e Islanda), si impegnerà a ridurre entro il 2020 le emissioni interne del 20% rispetto ai livelli del 1990, con la possibilità di riesaminare tale obiettivo entro il 2014 ed aumentare tale percentuale fino al 30% qualora ne sussisteranno le condizioni adatte.

    L’UE e gli altri Paesi che hanno accolto gli obiettivi previsti da Kyoto-2 – Australia, Giappone, Liechtenstein, Monaco, Nuova Zelanda, Norvegia e Svizzera – e che godranno di continuità di accesso ai meccanismi del protocollo di Kyoto a decorrere dall’inizio del periodo, non rappresentano più del 14% delle emissioni mondiali.

    Ciò evidenzia la necessità che il futuro regime in materia di clima preveda azioni da parte di tutti i Paesi.

    Fonte: Comunicato Stampa IP/12/1342 Commissione Europea

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