ArticoliIntervistato: Simone Togni

Cambiamenti climatici: I social e gli influencer possono condizionare le decisioni politiche?

Il dibattito sui cambiamenti climatici sta sempre di più attirando le attenzioni di influencer che attraverso i social chiedono urgenti interventi. La classe dirigente come risponde?

    Il dibattito sui cambiamenti climatici ha trovato negli ultimi tempi dei nuovi tavoli di discussione: i social network, diventati il mezzo principale di influencer che portano avanti le proprie campagne di sensibilizzazione, hanno infatti parzialmente deviato la discussione dai tavoli accademici ed istituzionali attirando le attenzioni di molti utenti. Se da un lato le mobilitazioni di massa favorite dai social hanno aumentato la cassa di risonanza intorno a questa tematica, dall’altro non hanno ancora trovato politiche climatiche adeguate almeno per alcune fazioni della classe dirigente. Insieme a Simone Togni (Presidente ANEV) affrontiamo il discorso sui cambiamenti climatici, cercando di prevederne anche l’impatto da un punto di vista della politica energetica. 

     

    Il tema dei cambiamenti climatici suscita sempre più attenzioni dei media; influencer ed associazioni organizzando cortei e mobilitazioni di massa, spronano le cariche istituzionali ad accelerare gli interventi per contrastare i cambiamenti climatici. Secondo il suo punto di vista, a livello nazionale, come giudica l’operato istituzionale riguardo a questo tema? 

    Negli ultimi tempi si parla molto delle questioni climatiche grazie a una ragazza, Greta Thunberg, che ha fatto di una giusta battaglia un momento di riflessione mondiale, attraverso il suo impegno e anche la sua giovane età. L’assunto è che le generazioni precedenti si sono disinteressate completamente dei temi ambientali con la conseguenza che il mondo ha avuto un evidente peggioramento di tutti gli indicatori ambientali. Tale situazione sta comportando mutamenti climatici gravissimi che rischiano di diventare irreversibili.

    Su queste premesse la giovane Greta ha mobilitato i suoi coetanei affinché tutti insieme si rivendicasse il diritto ad avere efficaci politiche di contrasto ai mutamenti climatici. Molto interessante è l’eco mediatica che questa iniziativa ha riscosso sugli organi di stampa e di comunicazione di massa che, notoriamente, sono stati sempre molto tiepidi rispetto a queste tematiche. La rivendicazione generazionale colpisce infatti nel profondo di ognuno poiché, dato che i mutamenti climatici stanno mettendo a rischio di esistenza il pianeta Terra, è anche vero che ciò sta avvenendo a causa della mancanza di politiche climatiche adeguate di una parte della classe dirigente.

     

    Le generazioni future riceveranno la pesante eredità di dare seguito, o dare avvio, a processi di salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali. Pensa che siano stati sensibilizzati a dovere o che ancora ci sia molta strada da fare?

    In questo quadro gli effetti gravi dei mutamenti climatici ricadranno sulle nuove generazioni, le quali, non avendone colpa, si troveranno a subire gli effetti devastanti dell’estremizzazione dei fenomeni atmosferici e non è detto che riusciranno a porre rimedio. È molto importante che questa sensibilizzazione possa essere quanto più diffusa possibile, perché solo questo movimento di coscienza potrebbe finalmente generare un’inversione nelle politiche globali di riduzione delle emissioni climalteranti.

    Bisogna anche considerare come il motivo per il quale la politica oggi non stia considerando indispensabile un’azione forte di contrasto ai mutamenti climatici è proprio per un’ignoranza sui temi ambientali, che può essere combattuta solo tramite l’istruzione e la conoscenza.

     

    Gli Accordi di Parigi del 2015 hanno stabilito di contenere l’aumento del riscaldamento globale entro 1,5°C; come devono cambiare domanda e produzione energetica per limitare il riscaldamento globale?

    La produzione di energia deve puntare senz’altro al 100% rinnovabile. Peraltro sfruttando tutto il potenziale rinnovabile non si avrebbe alcun problema a coprire adeguatamente i fabbisogni energetici delle famiglie. A questo si deve aggiungere un cambiamento anche nelle abitudini, prediligendo soluzioni come l’utilizzo della mobilità elettrica ad esempio. Si tratta di un processo verso il quale la società va accompagnata con provvedimenti mirati a favorire tale cambiamento.

     

    La tematica dei cambiamenti climatici vede due fazioni una opposta all’altra: ambientalisti contro negazionisti. Il settore della ricerca ha secondo lei fornito contributi esaustivi per risolvere questo “scontro”?

    Assolutamente sì e le conseguenze dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Le calamità naturali che affliggono sempre più frequentemente il nostro Pianeta ne sono la prova. Negarli o è miope o è funzionale agli interessi di qualcuno.

     

    In Italia il comparto delle rinnovabili, ed in particolare il settore eolico, ritiene che abbiano il giusto supporto da parte delle istituzioni per favorire il processo di transizione energetica verso forme pulite di generazione?

    Il settore eolico e quello delle rinnovabili, sono stati in passato bandiera di molti programmi politici, nonostante nei fatti poi non abbiano ricevuto la giusta attenzione Istituzionale e abbiano subito notevoli ritardi normativi con conseguenze gravi sull’occupazione e nel percorso di lotta al cambiamento climatico. Pertanto, l’auspicio è che si verifichi realmente un cambio di passo e che i buoni propositi non restino solamente sulla carta, ma si concretizzino in atti specifici per realizzare gli obiettivi che il Governo si è prefissato.

     

    Intervista a Simone Togni (Presidente ANEV) a cura di Orizzontenergia

     

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