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Cambiamenti climatici: La Germania inverte rotta e mira a diventare carbon neutral

La Germania in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici grazie ad un pacchetto di 54 mld di euro che sarà investito nel settore industriale e dei servizi.

    Con le misure annunciate il 20 Settembre la Germania assume decisamente la leadership nella lotta al cambiamento climatico grazie ad un pacchetto di 54 miliardi di euro da investire nei settori industriali e dei servizi.

    Messi da parte timidi approcci, la decisione – suggellata da una stretta di mano fra la Cancelleria Merkel e il Ministro dell’Ambiente Svenja Schulze – è un messaggio chiaro anche per la comunità internazionale, soprattutto in vista dell’imminente summit ONU di New York e con un occhio ai giovani che a pochi metri manifestavano per il Fridays for future.

    Il sistema concordato si baserà su una serie di strumenti che comprenderanno anche una carbon tax da applicarsi ai prodotti fossili in modo crescente da €10/ton nel 2021 fino a €35 entro il 2025, imponendo l’acquisto di certificati a compensazione delle emissioni climalteranti alle aziende che producono o commercializzano carbone, petrolio o altri combustibili derivati. Dal 2021 sarà quindi istituito un sistema di commercio dei certificati di emissione e assegnate quote progressivamente decrescenti agli operatori inquinanti. La misura sarà applicata a molti più settori di quanti siano già coinvolti dalle misure europee (edile e trasporti compresi) ma partendo da un livello (€10/ton) giudicato troppo blando da parte delle associazioni ambientaliste.

    L’impressione è che, in modo sostenibile per la propria economia interna, la Germania abbia inteso tracciare la strada per un progressivo ma definitivo percorso virtuoso, anche alla luce dell’impegno per la chiusura dell’industria carbonifera entro il 2038 e del nucleare entro il 2022. Un impegno di lungo termine, complessivamente per centinaia di miliardi, volto a garantire il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 del 55% nel 2030 rispetto ai livelli del 1990 e diventare carbon-neutral entro il 2050.

    Ulteriore target intermedio è il raggiungimento del 65% della generazione elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030.

    Un’accelerazione motivata anche dal probabile mancato raggiungimento dell’obiettivo di riduzione del 38% della CO2 entro il 2020, che ha dimostrato l’inadeguatezza delle azioni finora intraprese.

    L’impegno tedesco riflette una crescente sensibilità all’emergenza climatica, percepita più importante della crescita economica secondo recenti sondaggi, e che ha trovato sostegno del Partito dei Verdi, votato dal 20% della popolazione.

    Nelle intenzioni del governo tedesco il Piano per la Protezione del Clima non comporterà un peggioramento del debito pubblico grazie a un sistema integrato di misure di penalizzazione economica delle fonti inquinanti e di compensazione, così promuovendo le tecnologie con minore impatto ambientale.

    Maggiori imposte sul trasporto aereo e aumenti sulla benzina e gasolio finanzieranno il sistema ferroviario e la mobilità elettrica; 1 mln. di stazioni di ricarica saranno installate entro il 2030; impianti di riscaldamento a gasolio saranno vietati a partire dal 2026.  Queste sono alcune delle azioni previste.

    Nel frattempo, grazie all’attuale politica di incentivi, la quota di generazione elettrica da fonti rinnovabili in Germania è cresciuta del 6% nel secondo trimestre 2019 secondo il  Federal Statistical Office (Destatis) raggiungendo il 46% del fuel mix. Il carbone resta comunque la singola fonte principale (29%), seguita dall’eolico (20%), fotovoltaico (13%) e dal nucleare (12%).

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