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CARBOSULCIS: COSI’ NON REGGE PIU’

  • Autore: Francesco Ferrante

Att_App_Loghi/ART_INT/Francesco Ferrante.jpgdi Francesco Ferrante, Vicepresidente Kyoto Club

La lotta dei lavoratori del Sulcis chiede rispetto, solidarietà e sostegno. Rispetto significa innanzitutto usare un linguaggio di verità, la solidarietà è indispensabile per non far sentire soli quegli uomini e quelle donne costretti a forme di lotta estreme dall’esasperazione causata da troppe promesse non mantenute, e il sostegno deve essere concreto e continuo per costruire soluzioni stabili e sostenibili.

Allora il primo dovere è dire con chiarezza che l’attività estrattiva di un carbonecarbone
Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
di bassa qualità – basso potere calorificopotere calorifico
Il potere calorifico è definito come il calore prodotto dalla combustione di una quantità unitaria di combustibile e si distingue tra potere calorifico superiore (pcs) e potere calorifico inferiore (pci). È misurato in genere in kcal/kg per i combustibili liquidi e solidi, e in kcal/m3 per i gas.
e alto tenore di zolfo, assai inquinante, – non ha futuro. Non ce ne ha, questo pure va ricordato, da anni. Tenere in vita artificialmente la Carbosulcis ha causato lo sperpero di centinaia di milioni di soldi pubblici, ha fatto sopravvivere un’attività antieconomica e ambientalmente insostenibile, ha costretto centinaia di lavoratori a una fatica dannosa per la propria salute e improduttiva.

Si sono letti in questi giorni paragoni impropri tra questa e la lotta dei minatori inglesi guidati da Scargill contro la Thatcher. Quella vicenda, comunque la si giudichi, fu il segnale della fine di un’epoca. Questa, trent’anni dopo, appare purtroppo fuori dal tempo. Illudersi che si possa risolvere il problema attraverso la sperimentazione dello stoccaggiostoccaggio
Attività di raccolta e deposito di una determinata risorsa. 
dell’anidride carbonica è, per l’appunto, un’illusione. Non esistono al mondo progetti di questo tipo già realizzati, e in ogni caso un intervento così, costosissimo, non risolverebbe il problema della scarsa qualità della materia prima. Nemmeno, ci pare, vale l’obiezione che è “quel” lavoro, faticoso e ingrato, e non un altro che i minatori vogliono conservare, che nei commenti di qualche commentatore di destra sconfina nell’esaltazione un po’ pelosa di quanto è bella la “fatica del minatore sporco di carbone”.

La verità è che mai a questi lavoratori è stata offerta un’opportunità diversa. Uno dei loro rappresentanti a un giornalista del Corriere ha raccontato con orgoglio di quando, quindici anni fa, l’allora direttore generale del Minstero dell’Ambiente Corrado Clini, arrivato per porre com’era suo compito problemi ambientali, venne letteralmente cacciato. Esemplare caso di miopia: si fosse iniziato allora un percorso di riconversione radicale che avesse previsto, in un orizzonte temporale definito, anche la dismissione delle attività estrattive, non saremmo oggi a questo punto. Un punto in cui sembra difficilissimo trovare una soluzione che garantisca reddito, lavoro, sostenibilità economica e ambientale. Ma le soluzioni ci sono, tocca al Governo metterle in campo con un progetto che consenta il rilancio industriale dell’area e dia adeguate garanzie occupazionali ai lavoratori della Carbosulcis, puntando su produzioni che abbiano un futuro.

Energie rinnovabiliEnergie rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
innanzitutto: la Sardegna offre straordinarie opportunità in questo settore, dall’insolazione che permette di sperimentare forme di sfruttamento dell’energia solareenergia solare
Energia radiante derivante dal Sole e che raggiunge la Terra sotto forma di radiazione elettromagnetica. Ad oggi esistono fondamentalmente due modi per sfruttare l’energia solare direttamente: attraverso i pannelli solari (per la produzione di energia termica ed elettrica), pannelli fotovoltaici (per la produzione di energia elettrica). L’energia dal Sole è fondamentale anche per lo sviluppo delle altre forme di energia rinnovabili (per esempio per la crescita della biomassa, per i moti dei venti, per il ciclo idrologico delle acque, ecc..).
che vadano oltre il fotovoltaico, come ad esempio le tecnologie basate sul solare termodinamico, alla forte ventosità. Cosa impedisce di collocare nel Sulcis imprese di ricerca e realizzazione di impianti solari ed eolici? I soldi pubblici investiti darebbero un ritorno certo e non sarebbero sussidi a perdere come le centinaia di milioni erogati in questi ultimi anni. E ancora: sfruttare quei siti, straordinari come archeologia industriale, a fini turistici è davvero più illusorio che tenere in vita le attività estrattive? Tutto questo va fatto presto, coinvolgendo il territorio e la Regione Sardegna. Va fatto impegnandosi, anche, in un imponente sforzo nella formazione dei lavoratori per le nuove attività che saranno chiamati a svolgere. I minatori del Sulcis meritano di meglio che venire presi in giro come avvenuto per troppi, troppi anni.

di Francesco Ferrante e Roberto della Seta

Sen. Francesco Ferrante – Responsabile politiche relative ai cambiamenti climatici ed EnergiaEnergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
del PD, Esecutivo nazionale Associazione Ecologisti Democratici, Vicepresidente Kyoto Club

Fonte: Quotidiano Europa, 01 settembre 2012

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