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Citta’ metropolitane, future Smart City

  • Intervistato: Piero Fassino

SMART CITY & SOSTENIBILITÁ | INTERVISTA A PIERO FASSINO, PRESIDENTE ANCI: “Città metropolitane, volano per la crescita di contesti urbani intelligenti”.

SMART CITYSMART CITY
Espressione dall’inglese che significa “Città Intelligente” ed indica, in senso lato, un ambiente urbano in grado di agire attivamente per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini, spaziando dal settore prettamente energetico a quello della gestione, smaltimento e riciclo dei rifiuti. La città intelligente riesce a conciliare e soddisfare le esigenze dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni, grazie anche all’impiego diffuso e innovativo delle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione), in particolare nei campi della comunicazione, della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica.
& SOSTENIBILITÁ

INTERVISTA A PIERO FASSINO, PRESIDENTE ANCI:
“Città metropolitane, volano per la crescita di contesti urbani intelligenti”

Città metropoltane, future Smart City

In che modo la recente istituzione delle Città Metropolitane potrà contribuire ad una governance pienamente ed ambientalmente sostenibile del territorio?

L’istituzione delle Città Metropolitane prevista dalla legge Delrio fa compiere al sistema delle autonomie locali italiane un importante passo in avanti innanzitutto in una dimensione europea: le modalità di governance delle grandi città italiane saranno infatti molto vicine a quelle già sperimentate da tempo da importanti città europee (pensiamo a Berlino o a Londra).

Come noto, nei centri metropolitani sono concentrate numerose sfide, sia di tipo ambientale (ad esempio con una produzione di rifiuti nettamente superiore nelle città ed inferiore nei comuni limitrofi dell’area), sia di tipo sociale: se è vero che circa un terzo del PIL nazionale viene prodotto nelle aree metropolitane, è altresì reale il divario che emerge in termini di reddito tra aree centrali e aree periferiche nelle stesse città metropolitane. Divario che si presenta anche in altri ambiti, dall’accesso ai servizi, alla dotazione infrastrutturale e all’allocazione di fondi comunitari.

La nuova governance delle città metropolitane risponde a questa esigenza di governare un processo complesso in una realtà stratificata. Viene operato infatti un salto in termini di programmazione dell’area vasta, evitando la sovrapposizione di livelli, e istituendo un livello di governo inedito, quello metropolitano dotato di una nuova agenda politica al fine di garantire la pianificazione delle infrastrutture e dei servizi per uno sviluppo complessivo del territorio.

Con le nuove competenze, soprattutto in termini di programmazione, e con la nuova organizzazione istituzionale, sarà possibile una pianificazione del territorio socialmente ed ambientalmente sostenibile negli obiettivi, ed efficiente nell’utilizzo delle risorse.

La governance è formalmente costituita dal Sindaco metropolitano, dal consiglio metropolitano e dalla conferenza dei sindaci dell’area proprio con il fine di assicurare il pieno ed effettivo coinvolgimento dei differenti soggetti rappresentati nel territorio. 

In un’ottica di smart city, quali sono i ruoli e gli strumenti attuativi a disposizione di questo nuovo ente territoriale? Siamo già di fronte a delle realtà operative concrete?

Le città metropolitane contribuiranno senza dubbio a coordinare gli interventi di innovazione locale in maniera più ampia rispetto a quanto avvenuto in precedenza. Dalla mobilità urbana alla governance del territorio, sono numerosi gli ambiti in cui l’azione dei comuni capoluogo è necessariamente legata a quanto attuato dalle cinture urbane, che in molti casi vanno configurandosi come quei territori in cui testare al meglio le innovazioni capaci di ridurre la dispersione urbana e migliorare l’efficacia amministrativa attraverso le nuove tecnologie.

A Torino stiamo coordinando a livello metropolitano la raccolta di esperienze e progetti che confluiranno nella Piattaforma nazionale dell’Osservatorio Smart City. Anche Milano e Roma, come altre città metropolitane, stanno inserendo i temi dell’economia verde e della qualità della vita dei cittadini tra gli ambiti di dibattito maggiormente attivi in questa fase.

Più in generale gli statuti, pur senza fare diretta menzione al concetto di smart city, prevedono un ruolo diretto del nuovo livello di governo nel coordinamento delle attività di digitalizzazione e crescita sostenibile dei territori.

Non c’è dubbio che l’istituzione delle città metropolitane costituirà un volano per la crescita di contesti urbani intelligenti, nei quali diffondere su scala più ampia quei sistemi caratteristici dell’innovazione urbana finora applicati nei grandi centri. I processi di economia collaborativa già in corso nelle sue varie forme, dalla condivisione di spazi alle nuove modalità di trasporto, rappresentano uno di questi fattori di crescita capaci di rilanciare allo stesso tempo centri e periferie in nome dell’innovazione e della valorizzazione delle specificità territoriali.

Come sta accadendo nelle più dinamiche realtà d’Europa (Monaco, Barcellona, Lione, Amsterdam, Manchester, etc…), le Città Metropolitane, se orientate allo sviluppo sostenibilesviluppo sostenibile
Lo sviluppo sostenibile è quel tipo di sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere il futuro delle generazioni a venire. I tre obiettivi dello sviluppo sostenibile sono: prosperità economica, benessere sociale e limitato impatto ambientale. La prima definizione, risalente al 1987, è stata quella contenuta nel rapporto Brundtland, poi ripresa successivamente dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU.
, possono rappresentare un valore aggiunto per l’attrattività del territorio.

Nel nostro Paese, quali sono i fronti su cui agire per trasformare con successo spazi economici ed ambientali “antiquati” in ambienti urbani attrattivi per la nuova smart economy?

Sono almeno tre i filoni alla base dei processi di sviluppo delle Città metropolitane europee, sulla base delle indicazioni comunitarie: sostenibilità, resilienza e inclusione; sono tutti intrinsecamente legati alla dimensione concettuale e operativa dello spazio “aperto”, che presuppone la ricerca di un equilibrio tra memorie storiche e stratificazione culturale, vocazioni territoriali, rinnovabilità e ricchezza delle risorse, utilizzo del suolo e del patrimonio, trend trasformativi urbani, economici e sociali.

La smart economy si basa sulla migliore gestione degli spazi aperti, intesi anche come “bene comune”. Per tale ragione, una accezione inclusiva e sostenibile di spazio aperto all’interno degli strumenti di pianificazione, di gestione, ma anche nell’ambito di progetti di rigenerazione urbana, e quindi nel concetto stesso di città metropolitana, dovrebbe essere in grado di offrire alle differenti scale e su orizzonti temporali differenziati il terreno ideale per comprendere e guidare le trasformazioni futurefuture
Contratto a termine standardizzato, stipulato all’interno di un mercato regolamentato, in cui chi lo sottoscrive si prende l’obbligo di acquistare o vendere un determinato bene ad una data e prezzo prefissati.
e gli sviluppi innovativi, e uno spazio di manovra assai più ampio che affrontando ogni tematismo separatamente.

La città metropolitana dovrebbe essere quindi un assetto più congeniale per favorire la smart economy, sulla base di una “agenda” della sostenibilità e dell’inclusione che riguarda tematiche interdisciplinari quali: biodiversità e rigenerazione delle risorse, salvaguardia dei valori naturali e paesaggistici, miglioramento delle prestazioni ambientali, difesa del suolo e messa in sicurezza del territorio, promozione di politiche agro-alimentari sostenibili, fruizione sociale per il tempo libero e il loisir, benessere e salute psico-fisica dei cittadini, ecc.

Parlando di città non si può non parlare di transizione energetica. Grazie anche al sostegno di ANCI, è disponibile Eureka www.progettoeureka.it un «energy game» che attraverso un percorso virtuale conduce alla realizzazione di un impianto di generazione elettrica, stimandone il livello di sostenibilità energetica. Dove per sostenibilità energetica si intende il punto di equilibrio tra ambiente, società ed economia.

In riferimento a quanto detto in precedenza, lo spazio aperto inclusivo e sostenibile è tale in quanto a bassa impronta energetica e di carboniocarbonio
Elemento chimico costituente fondamentale degli organismi vegetali e animali. È alla base della chimica organica, detta anche chimica del carbonio: sono noti più di un milione di composti del carbonio. È molto diffuso in natura, ma non è abbondante: è presente nella crosta terrestre nella percentuale dello 0,08% circa, e nell’atmosfera prevalentemente come monossido (CO) e biossido (CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

) di carbonio (anidride carbonica). Allo stato di elemento si presenta in due differenti forme cristalline: grafite e diamante., nonché in quanto basato sulla gestione in comune delle diverse risorse energeticherisorse energetiche
Stima dei volumi totali di fonti energetiche, sia scoperte che non ancora scoperte. Tale quantità comprende anche le riserve.
. Il modello che l’ANCI porta avanti da anni sullo sviluppo più congeniale delle rinnovabili a livello sociale, economico e ambientale, ovvero del “piccolo e distribuito”, si potrebbe avvalere in questo caso di una cornice di governance chiara in grado di ospitare e replicare modelli di successo sulla transizione energetica. Ad esempio la cooperativa di comunità sperimentata in molti piccoli centri a partire dal territorio pugliese, ma in chiave urbana e di territorio più ampio.

Quali vantaggi potrebbero trarre le PA da Eureka in termini di consenso nell’approvazione di nuovi progetti? Vi sono progetti energetici attualmente in stallo che potrebbero giovare di uno strumento come Eureka?

Non parlerei di progetti singoli in stallo, ma di un approccio che può essere un esempio virtuoso per la programmazione entrante, soprattutto per le tante regioni che hanno speso molto poco sui fondi 2007-2013 e su un obiettivo, quello della sostenibilità energetica ed ambientale, che ha una potenzialità elevata e che costituisce una preziosa opportunità di crescita per il Paese.

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