Autore: Giampiero ColliArticoliClimatizzazione

Climatizzazione: L’importanza delle pompe di calore per gli obiettivi Energia e Clima

Il mercato della climatizzazione nel 2018 ha registrato segnali positivi. Insistere sulle pompe di calore è fondamentale per raggiungere gli obiettivi del Pniec e della SEN

    Giampiero Colli (Segretario Generale Assoclima e Membro Comitato Tecnico Scientifico Orizzontenergia) ha delineato i contorni del mercato della climatizzazione nel 2018, il cui valore di mercato ha registrato una crescita del +10,8% nel 2018; segno positivo anche per quanto riguarda la produzione nazionale (+5,4%). Con particolare riferimento alle pompe di calore è emersa l’importanza che questa tecnologia rivestirà per il raggiungimento degli obiettivi fissati, dalla SEN ed in particolare dal PNIEC, per i quali sarà necessario raddoppiare il tasso di penetrazione di questa tecnologia agendo specialmente in segmenti di mercato ad alto potenziale, come il comparto dei green building. 

    Mercato italiano della climatizzazione: nel 2018 si affermano le pompe di calore

    Il 2018 è stato un anno complessivamente positivo per il settore della climatizzazione. L’indagine statistica annuale di Assoclima, l’Associazione dei Costruttori di Sistemi di Climatizzazione, mostra un valore del mercato Italia di poco superiore al miliardo e mezzo di Euro, in crescita del 10,8% rispetto all’anno precedente soprattutto grazie a gruppi frigoriferi condensati ad aria, climatizzatori split e multisplit, sistemi VRF e unità terminali. In positivo anche la produzione nazionale (+5,4% rispetto al 2017), che risulta pari a circa 718 milioni di euro, con una quota di esportazione superiore al 60%. La produzione nazionale è composta per quasi il 90% da gruppi frigoriferi prevalentemente a pompa di calore, unità di trattamento aria e ventilconvettori.

    Fig. 1: Fatturato produzione nazionale. Fonte: “Indagine Statistica 2018 Real Estate ed Energia – Evoluzione Edilizia e Andamento della Climatizzazione”, Assoclima

    I dati del settore della climatizzazione risultano migliori di quelli del mercato immobiliare italiano, che nel 2018 ha registrato un calo degli investimenti “corporate”. Per quanto riguarda il mercato residenziale, le compravendite hanno invece proseguito il trend di ripresa, attestandosi intorno alle 600.000 unità. Non altrettanto bene l’andamento dei prezzi che, se si esclude l’area di Milano, non ha ancora ripreso a salire. Le premesse per il 2019 al momento non sono migliori, a causa del contesto politico ed economico poco chiaro.

     

    Crescita a due cifre per split, multisplit e VRF

    Fattore comune per la maggior parte dei sistemi di climatizzazione a espansione diretta è la crescita a due cifre rispetto al 2017: +10% a valore e +12% a quantità per i climatizzatori monosplit, per i quali le performance migliori si registrano nel segmento di potenze superiori a 7 kW, utilizzate prevalentemente nel settore light commercial. L’incremento dei sistemi multisplit (+14% a valore e +13% a quantità) evidenzia che è sempre maggiore la quota di chi utilizza i sistemi a espansione diretta non solo per un locale ma anche per una climatizzazione semicentralizzata di più locali. Si conferma anche nel 2018 la crescita dei sistemi VRF (+17% a valore e +18% a quantità), mentre risultano in terreno negativo i condizionatori packaged e roof top, che rispetto all’anno precedente perdono l’8% a valore il 17% a quantità.

    Fig. 2: Fatturato Italia 2018 – Fonte: “Indagine Statistica 2018 Real Estate ed Energia – Evoluzione Edilizia e Andamento della Climatizzazione”, Assoclima

    Crescente affermazione delle pompe di calore nel comparto idronico

    Nel 2018 ancora segno positivo per i gruppi frigoriferi condensati ad aria, che rappresentano il 55% della produzione nazionale e si confermano il prodotto con i maggiori tassi di crescita nell’ambito delle macchine idroniche (+13% a valore e +15% a quantità). Dalla rilevazione risulta, per le potenze fino a 17 kW, una notevole crescita dei modelli splittati a pompa di calore (+46% a valore), che porta l’intero comparto delle pompe di calore fino a 17 kW a +23%. Ne deriva che il mercato Italia nella fascia fino a 17 kW oggi è per quasi il 90% dominato dai sistemi a pompa di calore.

    La rilevazione evidenzia anche che il mercato dei piccoli apparecchi, fino a 17 kW, rappresenta circa il 40% del totale dei gruppi frigoriferi condensati ad aria. Si tratta di una percentuale importante che risente positivamente dell’introduzione sempre maggiore del sistema a pompa di calore nel riscaldamento/climatizzazione residenziale. Anche per le macchine oltre i 50 kW si rileva una ulteriore crescita dei sistemi a pompa di calore, che rappresentano ormai circa il 50% del totale.

    Fig. 3: Chiller raffreddati ad aria <17 kW a pompa di calore. Fonte: “Indagine Statistica 2018 Real Estate ed Energia – Evoluzione Edilizia e Andamento della Climatizzazione”, Assoclima

    Segnano invece una battuta di arresto i gruppi frigoriferi con condensazione ad acqua, che registrano decrementi sia a valore (-3%) sia a quantità (-7%).

    Fig. 4: Gruppi refrigeratori di liquido a compressione, condensazione ad acqua. Fonte: “Indagine Statistica 2018 Real Estate ed Energia – Evoluzione Edilizia e Andamento della Climatizzazione”, Assoclima

    Per quanto riguarda le unità terminali, dopo i buoni risultati del 2017, anche il 2018 mostra un fatturato Italia in crescita (+7% a valore e +6% a quantità), mentre la produzione nazionale si ferma al +1%, evidenziando un incremento sempre maggiore dell’importazione. La migliore performance riguarda i ventilconvettori hi-wall (+23% a valore e +22% a quantità), ma risultano in terreno positivo anche le altre tipologie: +2% a valore e +3% a quantità per i ventilconvettori con mantello, che nel mercato Italia rappresentano ancora circa il 65% del totale; +9% per i modelli senza mantello; +9% a valore e +3% a quantità per i modelli cassette. Continua a crescere la penetrazione delle versioni con ventilatore a velocità variabile (+18% a valore e +14% a quantità).

    In sintesi, dalla rilevazione Assoclima, giunta quest’anno alla 27° edizione e alla quale hanno partecipato 46 aziende, risulta che sono cresciuti soprattutto i comparti legati alle rinnovabili termiche e, in particolare, ai sistemi a pompa di calore, una tecnologia relativamente giovane, ma collaudata, che ha ancora importanti prospettive di miglioramento e innovazione, soprattutto dal punto di vista dell’efficienza energetica.

     

    Pompa di calore, una tecnologia chiave nel Piano Energia e Clima

    Nella Strategia Energetica Nazionale 2017 e nella proposta di Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) inviata a Bruxelles dal nostro Governo ai primi di gennaio di quest’anno viene dato ampio risalto ai sistemi a pompa di calore, che corrispondono pienamente alla cultura sociale di rispetto del pianeta e delle sue risorse.

    Nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, il settore termico riveste un ruolo molto importante per il raggiungimento degli obiettivi al 2030: è richiesto quindi un cambiamento tecnologico deciso verso l’elettrificazione e soluzioni che favoriscano la penetrazione delle fonti rinnovabili.

    In particolare, la proposta del PNIEC indica: un obiettivo 2030 di risparmio energetico annuo da riqualificazione energetica degli edifici di 5,7 Mtep nel residenziale e nel terziario; un obiettivo del 33,1% per rinnovabili termiche, rispetto al 20,1% del 2017, che coinvolge prevalentemente i consumi di energia del residenziale e del terziario; un obiettivo di riduzione del 33%, rispetto al livello del 2005, delle emissioni di gas serra dei settori non soggetti al meccanismo ETS (Emission Trading Scheme) come il residenziale e il terziario.

    La proposta del PNIEC parte dall’importante contributo che già forniscono le pompe di calore ai consumi di fonti rinnovabili termiche, nel 2017 pari a 2,6 Mtep, e che costituiscono oggi il 23,6 % delle rinnovabili nei consumi termici. Lo scenario obiettivo del PNIEC prevede che tale contributo nel 2030 sarà più che doppio, arrivando a 5,6 Mtep (+111%), ma soprattutto questo incremento dovrà assicurare l’85% dell’aumento dei consumi di fonti rinnovabili termiche necessario per conseguire l’obiettivo 2030. Questo risultato potrà essere conseguito agendo sui consumi civili (residenziale e terziario).

    L’effetto combinato dei miglioramenti di efficienza energetica e la sostituzione dei tradizionali impianti di riscaldamento a combustibili fossili con sistemi a pompa di calore porterebbe inoltre a una riduzione delle emissioni di CO2 nel settore civile del 39% circa rispetto al livello del 2005. Tale riduzione, che consentirebbe di raggiungere il target 2030 di decremento (-33%) delle emissioni di CO2 nei settori non ETS, sarebbe attribuibile per il 59% alla penetrazione delle pompe di calore e per il 41% alla riduzione dei consumi per effetto degli obiettivi di efficienza energetica.

     

    Agire sull’esistente per raggiungere gli obiettivi al 2030

    Al momento il trend di crescita delle pompe di calore è positivo, ma per raggiungere gli obiettivi 2030 sarà necessario un raddoppio del tasso di penetrazione di questa tecnologia (i dati del GSE indicano che lo stock degli apparecchi a pompa di calore in esercizio oggi in Italia è intorno ai 20 milioni di pezzi).

    I Green Building sono il luogo nel quale l’innovazione tecnologica entra al massimo delle sue potenzialità, ma si tratta ancora di una piccola nicchia rispetto all’esistente. Considerato che in Italia un edificio su 6 ha 100 anni, solo il 14% ha meno di 25 anni e la maggior parte degli edifici è stata realizzata negli anni 60/70/80, risulta evidente che il grosso degli interventi dovrà essere legato alla riqualificazione degli impianti di climatizzazione degli edifici esistenti, sia pubblici che privati.

    Per quanto riguarda la ristrutturazione e la riqualificazione energetica, il settore privato sta beneficiando da alcuni anni degli incentivi fiscali del 50% e 65% che, come dimostrano i dati della rilevazione statistica di Assoclima, stanno dando risultati interessanti. Lo Stato italiano si è attivato molto per incentivare il privato a passare a tecnologie più efficienti, ma investe pochissimo sugli edifici di sua proprietà. Su questo tema il GSE si dichiara ottimista: lo strumento di incentivazione esiste ed è il Conto termico; perché funzioni sempre meglio è necessario però agire con più incisività sulla comunicazione, parlando con tutte le amministrazioni pubbliche locali e spiegandone i vantaggi e le opportunità.

     

    Industria pronta a raccogliere la sfida del PNIEC

    I risultati fin qui ottenuti sono solo il punto di partenza. Il 2030 è domani e gli obiettivi del Piano Energia e Clima sono impegnativi, ma le aziende del settore della climatizzazione sono pronte: hanno gli strumenti per fare gli investimenti necessari ad aumentare la produzione, stanno lavorando già da diversi anni per migliorare le efficienze delle macchine attraverso costanti modifiche tecnologiche e stanno procedendo a immettere sul mercato apparecchiature che utilizzano fluidi refrigeranti non climalteranti, in linea con il phase down degli HFC. Inoltre, l’industria della climatizzazione sta affrontando una nuova prospettiva: passare da un’economia lineare a un’economia circolare. Le apparecchiature per la climatizzazione sono costituite in gran parte da materiali di valore, facili da recuperare e riciclare. Il passaggio a un’economia circolare consentirebbe di dare un contributo importante al processo di decarbonizzazione in relazione allo sviluppo di nuovi prodotti energetici derivanti dal riciclo dei rifiuti o dalla valorizzazione dei sottoprodotti.

    Le aziende sono quindi pronte ad accettare la sfida, ma c’è ancora molto da fare sulle condizioni al contorno.

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