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Combustibili fossili

Tipologie di combustibili fossili ed il loro potere calorifico

    Fonti fossili: quali sono e come si formano

    Tutte le forme in cui l’energia si presenta ai nostri occhi derivano da risorse che la natura mette a disposizione e che l’uomo è in grado di sfruttare attraverso diverse tecnologie. Le fonti di energia possono essere classificate a seconda dei tempi di formazione che le hanno portate nello stato in cui noi le utilizziamo; da ciò deriva la suddivisione in fonti fossilli e fonti rinnovabili.
    Entrambe queste tipologie sono fonti primarie che servono a produrre energia elettrica (energia secondaria).

    Le fonti fossili sono considerate fonti non rinnovabili perchè hanno tempi di formazione lunghissimi, non compatibili con i tempi della vita umana, dell’ordine dei milioni di anni; si sono infatti formate nel corso delle ere geologiche a partire da resti fossili animali e vegetali, in opportune condizioni di pressione e temperatura, e oggigiorno l’uomo le consuma in modo molto più rapido di quanto esse possano rigenerarsi.

    L’energia immagazzinata nelle fonti fossili, deriva dall’energia solare captata dalla clorofilla, poi trasformata in energia chimica contenuta nel carbone, petrolio e gas.

    Secondo l’IEA i combustibili fossili rimarranno la fonte dominante di energia almeno fino al 2030/2040.

    Data la natura esauribile di tali risorse, è fondamentale che vengano utilizzate nel modo più efficiente possibile grazie a tecniche e tecnologie sempre più avanzate in grado di ricavare quanta più ‘energia’ possibile da ogni unità di combustibile prodotta.

    Il potere calorifico

    Il potere calorifico è definito come il calore prodotto dalla combustione di una quantità unitaria di combustibile e si distingue tra potere calorifico superiore (pcs) e potere calorifico inferiore (pci).

    Per poter capire la differenza tra i due è bene fare un passo indietro.

    Le fonti fossili sono generalmente bruciate in caldaia, all’interno della quale il calore sviluppato durante la combustione non è utilizzato per intero per generare energia elettrica. Parte di esso, infatti, è impegnato nella trasformazione dell’acqua contenuta nel combustibile in vapore all’interno dei fumi, rappresentando così una “perdita” in quanto non contribuisce alla produzione elettrica.

    Con pci intendiamo pertanto il calore utile realmente ottenibile dalla combustione, dato dalla differenza tra il calore messo a disposizione del combustibile (pcs) meno la quota di calore fornita all’acqua per diventare vapore nei fumi.

    Anche l’indicazione delle calorie sul retro dei prodotti alimentari che consumiamo quotidianamente ci indica qual è il potere calorifico degli alimenti, ovvero l’energia che il nostro corpo ricava dal consumo di quel determinato prodotto.

    Così come gli alimenti che contengono molta acqua (come per esempio le verdure) sono considerati poco ‘energetici’, i combustibili che contengono un elevato quantitativo di acqua hanno un basso potere calorifico e quindi bisogna condurre le operazioni di combustione in modo diverso, ‘più attento’.

    E’ il caso per esempio dei fossili con basso grado di carbonizzazione (per esempio la torba) oppure della parte umida dei rifiuti solidi urbani che per essere bruciata deve prima essere privata dell’acqua (pre-essiccazione).

     

    Per approfondire la tematica sui combustibili fossili:

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