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Come cambiare politica sui cambiamenti climatici (non solo) in vista della COP21

  • Intervistato: Agime Gerbeti

Come cambiare politica sui cambiamenti climatici (non solo) in vista della COP21. Intervista ad Agime Gerbeti, senior expert materia energia presso il GSE.

La COP21 rappresenta un momento cruciale di transizione verso un’economia circolareeconomia circolare
Modello che pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le materie vengono costantemente riutilizzate. Si tratta di un sistema opposto a quello definito “lineare”, che parte dalla materia e arriva al rifiuto.
e sostenibile. Le parole chiave che si associano alla Conferenza Internazionale sul Clima di Parigi sono mitigazione, adattamento e trasferimento tecnologico.

Cambiamenti climaticiHa ragione, mitigazione, adattamento e trasferimento tecnologico sono parole di moda ormai da 18 anni, da quando il Protocollo di KyotoProtocollo di Kyoto
È un accordo internazionale sull’ambiente siglato nel 1997 da oltre 160 paesi per la riduzione delle emissioni climalteranti. Entrato in vigore a febbraio 2005, prevede entro il 2012 la riduzione complessiva delle emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990 (considerato come anno di riferimento). Per i Pesi in via di sviluppo non sono stati previsti obiettivi di riduzione. Il protocollo di Kyoto ha introdotto dei meccanismi (i cosiddetti “meccanismi flessibili”) per l’adempimento degli obiettivi di ciascun Paese, favorendo la cooperazione internazionale. Essi sono il Clean developmenti Mechanism, il Joint Implementation e l’Emission TradingTrading
Attività di acquisto e/o di vendita di prodotti (materie prime o commodities) sui mercati internazionali.
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è stato firmato nel lontano 1997. E, credo, quasi nessuno è contento di come siano state usate.

Prendiamo la mitigazione, ossia la diminuzione delle emissioni in atmosferaatmosfera
Involucro di gas e vapori che circonda la Terra, costituito prevalentemente da ossigeno e da azoto, che svolge un ruolo fondamentale per la vita delle specie, perché fa da schermo alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Essa si estende per oltre 1000 km al di sopra della superficie terrestre ed è suddivisa in diversi strati: troposfera (fino a 15-20 chilometri), stratosfera (fino a 50-60 chilometri), ionosfera (fino a 800 chilometri) ed esosfera.
. L’unica area geografica a tentare qualche azione è stata l’Europa. In realtà i consumi degli europei sono ovviamente aumentati in questi anni e sono stati soddisfatti in percentuali crescenti da produzioni industriali extra europee, spesso molto più emissive rispetto alle nostre. Questo fa diminuire o aumentare le emissioni globali?

Sull’adattamento bisogna dire che non è un impegno, ma sarà sempre più un’esigenza. Le opere da fare saranno moltissime e costeranno tanti, tanti soldi. Alcuni economisti e studiosi parlano di cifre iperboliche. Io non so se hanno ragione, ma sicuramente creerà eccezionali appalti e moltissimi posti di lavoro.

Infine il trasferimento tecnologico, il sito della UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) riporta che sono stati fatti ca. 8.000 progetti nell’ambito dei meccanismi di sviluppo pulito, i c.d. CDM (Clean Development Mechanism). La mia sensazione è che il trasferimento tecnologico passi soprattutto per internet e per i normali programmi di studio per gli stranieri piuttosto che attraverso meccanismi che dovrebbero rendere più semplice ed economico l’ottenimento dei titoli di emissioneemissione
Qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera a seguito di processi naturali o antropogenici, che produce direttamente o indirettamente un impatto sull’ambiente.
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Meccanismi di sviluppo pulito

 

Crede che i tempi siano maturi per il passaggio da una politica del dibattito ad una politica più attuativa? Vi sono davvero i presupposti affinché si giunga ad un impegno mondiale per accelerare il risparmio energeticorisparmio energetico
Con questo termine si intendono tutte le iniziative intraprese per ridurre i consumi di energia, sia in termini di energia primaria sia in termini di energia elettrica, adottando stili di vita e modelli di consumo improntati ad un utilizzo più responsabile delle risorse.
e la transizione alle rinnovabili?

L’accordo USA-China sulle emissioni, il diverso atteggiamento che i 2 più grandi emettitori mondiali stanno avendo sulla materia, alimenta le speranze di tutti.

Carbon Emissions Outlook for Two Scenarios by Fuel

Ma guardando più da vicino gli impegni che affermano di voler prendere, ammesso che li circostanzino, non avranno alcun effetto prima di 10-15 anni, quando la Cina, nel 2030, dovrebbe aver raggiunto il suo picco emissivo (Fig.1).

 

 

Carbon Emissions Outlook for Two Scenarios by Fuel

Personalmente credo che a Parigi un accordo arriverà, ma sarà così diluito nei tempi, negli impegni dei vari paesi e nelle verifiche sulle emissioni che nessuno potrà esserne contento.

Mi permetta una provocazione: ammettiamo che il sistema ETS sia esteso, come vorrebbero molti tecnici della materia, a tutto il mondo, magari con limiti differenziati. Lei pensa che dovremmo gioire se un’autorità nazionale cinese certifica al mondo quanto sono state virtuose le fabbriche cinesi in materia di emissioni?

 

Le ultime dichiarazioni di Obama sulla leadership climatica fino a che punto possono essere considerate effettivamente affidabili?

Credo che Obama sia un uomo giusto, sinceramente impegnato per una svolta climatica. L’accordo USA-China, per quanto possa essere stata l’occasione di definire anche il trasferimento tecnologico in materia di drilling, è stato un evento che ha galvanizzato tutti in vista della COP21. Il Clean Power Plan è una promessa già finanziata, seppur ancora embrionale.

Forse il rammarico è che questo impetuoso impegno sia arrivato a solo un anno dalle elezioni presidenziali. Non resta che sperare che i Repubblicani, qualora vincessero le elezioni, terranno fede all’impegno.

Transatlantic Trade and Investment PartnershipPersonalmente sono convinta che sarebbe opportuno che la questione ambientale sia inserita anche nelle trattative del Transatlantic Trade and Investment Partnership, l’accordo commerciale di libero scambioscambio
Scambio tra energia elettrica immessa ed energia elettrica prelevata, nel caso in cui l’immissione e il prelievo avvengono in momenti differenti.
tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America per ridurre i dazi doganali e rimuovere alcune barriere non tariffarie.

Questo accordo creerebbe il più grande mercato che la storia abbia mai registrato, dunque i beni che vi transitano dovrebbero essere in linea con i valori che l’EU sostiene ormai da 10 anni: beni prodotti con basse emissioni.

 

 

 

Il cosiddetto prezzo del “non fare”, della “non-azione”, si pagherà caro: stando alle previsioni della IEA, ogni dollaro non investito oggi in progetti a basso contenuto di carboniocarbonio
Elemento chimico costituente fondamentale degli organismi vegetali e animali. È alla base della chimica organica, detta anche chimica del carbonio: sono noti più di un milione di composti del carbonio. È molto diffuso in natura, ma non è abbondante: è presente nella crosta terrestre nella percentuale dello 0,08% circa, e nell’atmosfera prevalentemente come monossido (CO) e biossido (CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

) di carbonio (anidride carbonica). Allo stato di elemento si presenta in due differenti forme cristalline: grafite e diamante. richiederà 4 dollari di investimento aggiuntivi dopo il 2020.
Viene forse spontaneo domandarsi perché i paesi in via di sviluppo, affamati di crescita, dovrebbero porsi il problema oggi?

Se lo pongono. Ma pensano di dover finanziare la propria crescita industriale passando attraverso tutti gli step che hanno affrontato i Paesi sviluppati. Quindi energiaenergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
a basto costo e molto emissiva. Pensano di non poter affrontare un salto tecnologico e che fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
ed efficienza energeticaefficienza energetica
Con questi termini si intendono i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi utilizzando meno energia, con conseguente riduzione dell’ impatto ambientale e dei costi associati.
siano lussi da Paesi occidentali. Ma sbagliano. I PVS hanno una percentuale alta del PIL legata all’agricoltura, dunque con i cambiamenti climatici saranno i primi a soffrirne. Certo poi Stati come il polinesiano Tuvalu si trovano con l’acqua alle caviglie e a loro il cambiamento climatico è decisamente evidente. La tradizionale rivendicazione dei PVS di svilupparsi senza limiti ambientali, come hanno fatto in passato i paesi pienamente sviluppati, è assolutamente vera ma antistorica. Dopo i vari Cina, India, Brasile etc. sarà il turno dei paesi africani. E anche loro faranno le stesse richieste. E saremo tutti a perderci.

I cambiamenti climatici non sono un problema dei soli paesi ricchi. Anzi.

Occorre trovare un meccanismo che funzioni a prescindere dall’impegno delle singole nazioni, ma che si rivolga direttamente a quelli che producono emissioni.

 

L’efficienza energetica è la strada per ottenere una concreta riduzione delle emissioni globali. Ma l’efficienza non è solo tecnologica, vi è anche una dimensione umana dell’energia, che passa dalle scelte del singolo individuo-consumatore, e purtroppo dalle disponibilità economiche di quest’ultimo. A suo parere come si potrebbe agevolare il consumatore affinché effettui scelte più sostenibili?

Concordo pienamente con lei sull’efficienza energetica. Se non si riduce il denominatore della frazione energetica non saranno mai sufficienti le fonti rinnovabili non emissive. Come concordo con quella che lei chiama dimensione umana dell’energia. La Cina produce, inquinando, per consumatori sparsi per il mondo e solo una minima percentuale per i propri cittadini. In ultima analisi non sono gli Stati che inquinano, ma le scelte dei cittadini.

CO2 nei beni e competitività industriale europea, Agime GerbetiNel libro “CO2 nei beni e competitività industriale europea” sostengo proprio che per limitare le emissioni mondiali sia necessario valorizzare la CO2 emessa durante il processo di fabbricazione di un determinato bene al consumatore sull’IVA. Ma il discrimine non è sui beni europei, cinesi, statunitensi o indiani, il punto centrale è che non ha nessuna importanza dove il bene sia stato prodotto, quello che importa è quanta CO2 sia stata emessa per fabbricarlo. Si andrebbero a premiare con un’IVA più bassa le produzioni più pulite e a penalizzare quelle più sporche.

Tenga conto che con buona approssimazione l’energia più sporca è anche quella meno costosa, con la conseguenza che le industrie situate in Paesi senza limiti di emissione sono avvantaggiate anche dal costo energetico della produzione industriale.

Con l’adozione di questa proposta si andrebbero a perequare i costi energetici, ma soprattutto sarebbero i consumatori che con i loro acquisti, o il loro non acquisto, indurrebbero le industrie a efficientarsi e approvvigionarsi di energia pulita per non perdere competitività sul mercato.

Perché gli altri Paesi, grandi emettitori, dovrebbero accettare questa soluzione?

Whatever the weatherVede, fino a oggi l’Europa in particolare, ma anche gli Stati Uniti, hanno adottato una specie di Piano Marshall per l’incremento delle emissioni globali.

I 2 più grandi mercati del mondo stanno finanziando la crescita dei PVS acquistando beni da questi Paesi che hanno anche il vantaggio competitivo di essere prodotti con mix energetici meno costosi e più inquinanti. Non solo, ma molte aziende non potendo essere concorrenziali per i costi del lavoro, degli adempimenti burocratici e, soprattutto, per i costi energetici europei stanno delocalizzando la produzione in Paesi che non abbiano questi limiti, contribuendo così alla crescita delle emissioni. Dobbiamo semplicemente smettere di farlo.

Perché dovrebbero accettare questa soluzione? Semplicemente perché non chiediamo il loro consenso. Dobbiamo considerare la CO2 come un materiale tossico con cui il bene è prodotto e tassarlo proporzionalmente.

Ci rivolgeremmo direttamente alle industrie, non alle nazioni, ai consumatori, non ai decisori politici.

Se le imprese vorranno essere sgravate dal peso aggiuntivo sull’IVA delle emissioni dei loro prodotti, allora si efficienteranno, useranno fonti energetiche non emissive e si faranno certificare. Provi a pensare agli standard emissivi per le automobili: ovunque prodotta un’autovettura, per poter circolare in territorio EU, dovrà rispettare determinati parametri.

Se anche gli USA, come abbiamo detto, vorranno dimostrare il loro impegno, i parametri di accesso dei beni saranno per i mercati congiunti europeo e statunitense.

Glielo garantisco: tutti si adegueranno.

 

Agime Gerbetisenior expert in materia di energia presso il GSE – Gestore Servizi Energetici
https://it.linkedin.com/pub/agime-gerbeti

Il contenuto dell’intervista non rappresenta necessariamente l’opinione del GSE.

 

Intervista a cura di Jennifer Gorla
Orizzontenergia.it

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