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Come rendere sostenibile la mobilità in Italia

    L’indagine di Euromobility sulle principali 50 città

    Se si calcola che i trasporti italiani determinano ben il 33% dei consumi finali di energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    del Paese (103,55 TWh su 313,8 TWh), producendo circa un quarto delle emissioni totali annue di CO2CO2
    Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

    (circa 120 milioni di tonnellate), è subito chiaro come la mobilità rappresenti ad oggi una tra le tematiche più dibattute ed analizzate, sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale.

    Veicoli a basse emissioni, biocarburanti, nuove tecnologie di gestione della mobilità per l’eco-trasporto. Queste sono solo alcune delle tematiche affrontate dall’ultimo report “La mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città” elaborato da Euromobility.

    Lo studio offre una panoramica completa della situazione attuale nel nostro Paese e evidenzia come purtroppo, nonostante gli sforzi messi in atto da molte realtà urbane, manchino ancora le basi per una diffusione più ampia di questa nuova eco-ideologia dei trasporti, come vedremo più nel dettaglio in seguito.

    In linea generale comunque, la miglior mobilità sostenibile è stata registrata nella città di Torino, seguita da Venezia e Milano.

    Firenze è nona nonché prima città del centro-sud, mentre Roma si posiziona solo al ventesimo posto ed agli ultimi gradini della classifica troviamo invece le città del sud.

    Da un punto di vista dei dati relativi agli indicatori di sostenibilità per il settore dei trasporti, e con particolare riferimento al numero di autoveicoli privati per numero di abitanti – l’Italia, con 601 vetture ogni 1.000 abitanti, 5 in più rispetto al Lussemburgo, è il secondo paese europeo con il più elevato indice di motorizzazione.

    Salvo i casi eccezionali di Venezia e Genova (rispettivamente 412 e 465 vetture ogni 1.000 abitanti), i valori nelle città analizzate sono infatti tutti notevolmente alti, incidendo quindi negativamente su quello che è l’impatto ambientaleimpatto ambientale
    L’insieme degli effetti (diretti e indiretti, nel breve o nel lungo termine, positivi o negativi, ecc..) che l’avvio di una determinata attività ha sull’ambiente naturale circostante.
    che ne deriva.

    Con particolare riferimento all’inquinamento da PM10, i valori medi di molte città sono infatti rischiosamente vicini al valore limite annuale di 40 ug/m3 fissato dal Dlgs 155/2010.

    Poche sono state le città esemplari, tra cui spiccano L’Aquila con una media annua di 20ug/m3, seguita da PotenzaPotenza
    Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
    , Campobasso, Bolzano, Aosta e Trento.

    Ed altrettanto poche sono state quelle che l’hanno invece superato. Torino detiene la maglia nera con una media annuale più alta con 50 ug/m3, seguita da Ancona, Napoli, Venezia, Cagliari, Palermo e Milano.

    Anche dal punto di vista della mobilità ciclo-pedonale, la situazione italiana non eccelle, sebbene i miglioramenti costanti, tant’è che il nostro Paese ha un posizionamento attuale negativo rispetto alla media europea.

    In relazione alla presenza di piste ciclabili si distinguono positivamente le principali città dell’Emilia Romagna e del Veneto, ed in buona posizione troviamo anche Brescia, Bolzano, Trento e Prato, mentre Roma si posiziona purtroppo in fondo alla classifica.

    Sul fronte del bike sharing, è interessante notare come tale pratica sia ancora troppo poco diffusa nel nostro Paese. Sono infatti solo 4 le città che raggiungono un numero significativo di utilizzatori di tale servizio.

    Roma, Milano, Torino e Brescia, dove Milano si classifica come la città che detiene il maggior numero di biciclette in condivisione per abitanti: più di una ogni 1.000 abitanti. Valore comunque molto distante dai valori ottimali che vedrebbero una bicicletta ogni 500 abitanti.

    In quanto al car sharing, anch’esso si caratterizza per la sua scarsa diffusione sul territorio. Presente in sole 13 delle 50 città analizzate, e talvolta con un numero molto esiguo di auto, tant’è che sono solo 3 le città – Venezia, Torino e Genova – che superano un mezzo per ogni 10.000 abitanti.

    In definiva c’è ancora molta strada da fare.

    Ecco da dove cominciare…

    1. Incentivazione all’acquisto / utilizzo di nuovi veicoli stradali a basse emissioni di CO2 come ad esempio veicoli elettrici, ibridi o a gas.

    Si consideri comunque che l’alimentazione elettrica non elimina del tutto le emissioni, bensì le sposta presso le centrali di produzione elettrica. Ad oggi inoltre la tecnologia non ha ancora raggiunto il massimo del suo sviluppo, si pensi ad esempio alle prestazioni delle batterie ed alle problematiche relative ai tempi di ricarica piuttosto che alla scarsa presenza delle relative colonnine nei centri urbani.

    2. Sviluppo di biocarburanti di seconda generazione non in competizione con la produzione alimentare e con la biodiversità locale.

    3. Aumento ed efficientamento dei percorsi ciclo-pedonali e dei collegamenti tra essi tramite la creazione di opportune reti.

    4. Incremento del trasporto pubblico e condiviso (car-sharing e bike-sharing) nelle aree urbane, unitamente a politiche insediative “passive”.

    La mobilità aumenta infatti il suo raggio perché le città – luoghi nei quali avviene la maggior parte degli spostamenti – aumentano il loro perimetro.

    È necessario pertanto intervenire anche sulla componente territoriale, ridisegnando confini e ridefinendo, ove necessario, il Piano Regolatore del Territorio.

    5. Efficientamento del trasporto ferroviario metropolitano e regionale.

    6. Incremento del telelavoro. L’Italia, è solo quindicesima nella classifica europea. Con una media di occupati che lavorano da casa del 3,9%, contro una media europea dell’8,4%. Si pensi che in Danimarca i telelavoristi sono addirittura il 16%.

    In conclusione quindi, sul fronte delle politiche a favore dell’aumento dell’eco-mobilità, emerge che l’Italia deve ancora compiere molta strada.

    Sia le amministrazioni locali che i cittadini dovranno pertanto impegnarsi a mettere in atto congiuntamente nuove abitudini comportamentali e buone pratiche per un eco-trasporto.

     

    Redazione
    Orizzontenergia.it

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