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Consumo di suolo: le classifiche in cui è meglio essere agli ultimi posti

    Lo scorso 6 maggio a Milano è stata presentata la mappa italiana del consumo di suolo. Numeri e classifiche elaborati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) grazie a cartografia ad altissima risoluzione e nuovi dati. Un rapporto tanto interessante quanto preoccupante.

    I dati nazionali: in diminuzione suolo agricolo, fasce costiere ma anche aree protette

    I numeri dello studio (disponibile a questo link) sono, come ormai succede da troppo tempo, allarmanti. Lo ricorda anche la Fondazione Sviluppo SostenibileSviluppo Sostenibile
    Lo sviluppo sostenibile è quel tipo di sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere il futuro delle generazioni a venire. I tre obiettivi dello sviluppo sostenibile sono: prosperità economica, benessere sociale e limitato impatto ambientale. La prima definizione, risalente al 1987, è stata quella contenuta nel rapporto Brundtland, poi ripresa successivamente dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU.
     che presentando il rapporto ricorda come quasi il 20% della fascia costiera italiana risulta irrimediabilmente persa. Spazzati via anche 34.000 ettari di aree protette, zone a pericolosità idraulica, rive di fiumi e laghi. Una perdita di terreno un po’ più lenta, ma comunque continua, con impatti che colpiscono anche le aree non direttamente impermeabilizzabili. Un problema quindi ancor più grave, considerando che si tratta di perdita di terreni produttivi e quindi di cibo prodotto in Italia.

    Scopriamo il meglio e il peggio attraverso numeri, curiosità e classifiche in una sorta di campionato nazionale per categorie: Regioni, Province e Comuni.

    Regioni: pianura cementificata e costruzioni continue, anche dove c’è rischio idraulico

    La fertile Pianura Padana è la zona più cementificata: in termini assoluti di Kmq consumati la Lombardia (2.464) è disgraziatamente prima, davanti a Veneto (1.744) e Emilia R. (1.642). I primi due posti si confermano anche considerando la percentuale di suolo consumato sulla superficie amministrativa. Quì il terzo posto è “conquistato” dalla Campania. Valle d’Aosta, Molise e Basilicata sono le regioni in cui si sono consumati meno metriquadri totali essendo anche le regioni più piccole. In termini percentuali la Sardegna passa al 3° posto tra le meno consumate considerando però la maggior superficie totale.
    Complessivamente in Italia 54,9% del suolo è alterato direttamente o indirettamente dal consumo di suolo. In questa classifica si distingono negativamente Emilia-Romagna (65,3%), che ha anche il primato di consumo nelle aree a rischio idraulico, Puglia (68,9%) e ancora la Campania (63,7%).

    Province: Monza Brianza e Napoli da anni si contendono la maglia nera

    In termini assoluti di ettari consumati la classifica vede Roma al primo posto tra le province (57.009) davanti a Torino e Brescia. Tre province sarde invece figurano nei primi 5 posti della lista del minor consumo in termini assoluti (Ogliastra, prima anche in termini di percentuale, e Medio Campidano sono ai primi due posti, Carbonia-Iglesias al quinto). Chiudono il podio Isernia e Trieste, con quest’ultima che è comunque la provincia con minor estensione totale.
    Monza e Brianza, anch’essa di estensione limitata (è la terza più piccola), rimane ancora in testa nella sciagurata classifica delle province più cementificate in percentuale rispetto alla superficie totale (34,7%), Da qualche anno ha superato la precedente primatista che era Napoli (29,5%). Milano chiude il podio con un consumo in percentuale del 26,4%.

    Comuni: dalle grandi metropoli alle isole felici in alta quota, il cemento è sempre in agguato

    Le grandi metropoli hanno i numeri più grandi in termini di consumo assoluto: in ordine Roma, Milano, Torino e Napoli. La capitale, considerando che è anche il comune più esteso, distanzia di gran lunga le altre. Le città quindi si espandono, con le periferie che avanzano sui territori liberi, spesso disordinatamente.
    Come avvenuto nella provincia di Napoli in direzione nord dove troviamo i 3 comuni primi in classifica per suolo consumato in percentuale : Casavatore, Arzano, Melito di Napoli consumati rispettivamente per il 85,4 %, per il 78,9 % e per il 76,0 % del proprio territorio. Ben 11 dei primi 12 comuni per consumo di suolo in percentuale sono del napoletano, unica eccezione Lissone (Monza e Brianza) settimo con un consumo del 64%.
    Le isole felici? Numericamente sono quelle di montagna: San Colombano Belmonte in Piemonte, Rhêmes-Notre-Dame, Bionaz, Valsavarenche in valle d’Aosta secondo ISPRA hanno un territorio che si può considerare non consumato con percentuali oltre il 98% anche se, come nelle fasce in prossimità dei fiumi, anche in quota si consuma proporzionalmente molto suolo.

    Consumo di suolo: le classifiche in cui è meglio essere agli ultimi posti

    Meglio essere gli ultimi

    La realizzazione di edifici in zone residenziali a tessuto discontinuo e rado, è stata nel 2013 causa di copertura del suolo pari per oltre l’11%, mentre le strade di varia tipologia rappresentano la tipologia principale di copertura del suolo.
    Le mappe elaborate da ISPRA colorano l’Italia di verde, giallo arancione e rosso. Si vede chiaramente che intorno alle grandi città c’è degrado ambientale, come già ricordato in altri studi, proprio perché lì è più alto lo sfruttamento indiscriminato del suolo con conseguenze preoccupanti per la vivibilità e la salute. Se pensiamo poi che è rossa-arancione la Pianura Padana dove c’è il maggior numero di morti a causa dell’inquinamento dell’aria e dove si perdono anni di vita più che in ogni altra zona d’Europa e che fioccano i pallini rossi in Liguria dove si registra il maggior numero di vittime e danni per alluvioni, si capisce che non si tratta solo di analisi scientifiche e scelte cromatiche. I primi posti in classifica non sono motivo di orgoglio per le zone più vive e produttive del nostro paese, ma causa di preoccupazione per i cittadini che con questo studio potranno comprendere da dove si originano tali pericoli.

    Fonte: Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio – di Luca D’Achille

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