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Contro i gas serra a colpi di bi radicali

    Una ricerca scopre il ruolo strategico di queste sostanze chimiche

     

    Forse la guerra contro il riscaldamento climatico si combatterà a colpi di “bi radicali di Criegee”. Questa nuova arma chimica contro gli inquinanti è stata scoperta da una squadra di ricercatori dell’Università di Manchester, di Bristol e dei Sandia National Laboratories.

    Si tratta di particolari ossidanti che hanno la virtù di aggredire il biossido di azotoazoto
    Elemento chimico costituente il 78% dell’aria in volume. L’uso commerciale più diffuso dell’azoto è nella produzione di ammoniaca, sostanza costituente dei fertilizzanti. L’azoto liquido è impiegato anche come refrigerante per il trasporto di alimenti.
    e il biossido di zolfo, due tra le molecole più inquinanti prodotte dai processi di combustionecombustione
    Processo chimico esotermico (ovvero che comporta sviluppo di calore) in cui il combustibile si combina con l’ossigeno presente nell’aria oppure appositamente separato (comburente). La reazione di combustione avviene previo innesco localizzato (accensione).
    industriali. I bi radicali – affermano gli scienziati – reagiscono rapidamente con queste molecole, “pulendo” l’atmosferaatmosfera
    Involucro di gas e vapori che circonda la Terra, costituito prevalentemente da ossigeno e da azoto, che svolge un ruolo fondamentale per la vita delle specie, perché fa da schermo alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Essa si estende per oltre 1000 km al di sopra della superficie terrestre ed è suddivisa in diversi strati: troposfera (fino a 15-20 chilometri), stratosfera (fino a 50-60 chilometri), ionosfera (fino a 800 chilometri) ed esosfera.
    . Allo stesso tempo accelerano la formazione di aerosol e di nubi in grado di raffreddare il pianeta.

    Interessante è il fatto che un importante ingrediente per la produzione dei Criegee è costituito proprio da sostanze chimiche emesse naturalmente dalle piante. Come mai fino ad ora non erano mai stati studiati per sperimentarne l’efficacia?

    “La misurazione di quanto velocemente reagiscano, si legge sul blog climatemonitor.it, è stata possibile grazie ad un apparato di misura innovativo progettato dai ricercatori Sandia che utilizza la luce del sincrotrone di terza generazione del Lawrence Berkeley National Laboratory”.

    Anche se l’esistenza di tali sostanze era stata ipotizzata nel 1950 da Rudolf Criegee non era stato fin qui possibile studiarne in laboratorio efficacia e rapidità di reazione. Queste sostanze, secondo i ricercatori, in virtù della loro inaspettata velocità di azione potranno in futuro assumere il ruolo di stabilizzatori del clima.

    I risultati ottenuti nella fase empirica, ha detto Carl Percival dell’Università di Manchester. avranno un impatto significativo sulla comprensione della capacità ossidativa dell’atmosfera al punto da garantire in un prossimo futuro un’ampia gamma di applicazioni per combattere il global warming.

     

    Fonte: Terna, 15/02/2012

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