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Dalla riforma sanitaria di Obama un esempio per la questione energetica

  • Intervistato: Carlo Andrea Bollino

Carlo Andrea Bollino, docente presso la facoltà di economia dell’Università di Perugia, vicepresidente della sezione italiana della Iaee (Associazione Internazionale Economisti EnergiaEnergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
) e già presidente del GSE, in un’intervista esclusiva a ORIZZONTENERGIA una originale opinione sulla sostenibilità energetica.

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– Quali sono i prossimi passi da muovere in ambito internazionale sul tema della sostenibilità energetica

Il prossimo round di negoziazione, dopo il fallimento di Copenhagen, dovrà avere una visione più globale e condivisa, imponendo ad esempio una forma di costo che tutti i cittadini dovranno pagare a fronte della quantità di anidride carbonica anidride carbonica
(CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

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Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosferaatmosfera
Involucro di gas e vapori che circonda la Terra, costituito prevalentemente da ossigeno e da azoto, che svolge un ruolo fondamentale per la vita delle specie, perché fa da schermo alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Essa si estende per oltre 1000 km al di sopra della superficie terrestre ed è suddivisa in diversi strati: troposfera (fino a 15-20 chilometri), stratosfera (fino a 50-60 chilometri), ionosfera (fino a 800 chilometri) ed esosfera.
, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).emessa. La standardizzazione dei costi della Co2 porterebbe dei vantaggi concreti all’economia italiana, innalzando le spese dei competitori europei che consumano in media molto più carbonecarbone
Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
delle aziende nostrane. Ma potrebbe anche rendere più accessibili le tecniche di “carbon capture” [il confinamento dell’anidride carbonica in appositi siti geologici, NdR] che ad oggi rappresentano un costo extra che nessuno si vuole accollare. Prendiamo la riforma sanitaria di Obama, che ha diviso tra tutti i costi legati all’implementazione di una serie di benefici pubblici: meno gente malata per strada, professionisti in grado di svolgere meglio il loro lavoro, e così via. Questo tipo di approccio condiviso sarà vincente anche per l’ambiente, perché il problema dell’energia non può più avere un colore politico o una bandiera, ma deve essere affrontato con un metodo di coordinamento comune e globale. Così, al prossimo incontro di negoziazione internazionale, i partecipanti dovrebbero trovare un terreno comune per ampliare la base di pagamento delle tasse sulla Co2, finanziando al contempo nuovi investimenti a beneficio di tecnologie che riducano le emissioni stesse.

– Le energie rinnovabilienergie rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
possono arrivare a competere con le fonti tradizionali?

Partiamo da una riflessione: al picco della crisi finanziaria del 2008, il petroliopetrolio
Combustibile di colore da bruno chiaro a nero, costituito essenzialmente da una miscela di idrocarburi. Si è formato per azioni chimiche, fisiche e microbiologiche da resti di microorganismi (alghe, plancton, batteri) che vivevano in ambiente marino addirittura prima della comparsa dei dinosauri sulla terra. I principali composti costituenti del petrolio appartengono alle classi delle paraffine, dei nafteni e degli aromatici, che sono composti organici formati da carbonio e idrogeno e le cui molecole sono disposte secondo legami di varia natura.
era salito a 150 dollari al barilebarile
Unità di misura in uso nei Paesi anglofoni per la misura volumetrica del petrolio e dei suoi derivati. Corrisponde a circa 159 litri.
, superando persino – anche se per brevissimo tempo – i livelli massimi raggiunti durante la crisi petrolifera del 1980-81. Un prezzo che avrebbe reso competitive molte delle fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
che oggi conosciamo. Abbiamo già intravisto, dunque, la parità di costo tra i due tipi di energia, il che significa che non siamo molto lontani da un punto di vera convergenza. Lo dico da economista teorico: se due beni rispondono allo stesso bisogno e hanno il medesimo prezzo, sono percepiti dai consumatori come un unico prodotto. Se al costo dell’approvvigionamentoapprovvigionamento
Insieme di attività finalizzate al reperimento dei quantitativi materie prime necessarie allo svolgimento delle attività economico-produttive di un Paese consumatore.
delle fonti fossili sommiamo anche la spesa legata alle emissioni di Co2, ad esempio in termini di carbon-tax, e consideriamo d’altro canto che le fonti rinnovabili offrono da subito dei benefici ambientali, scopriamo che tutto sommato i due prezzi sono già allineati. Allora possiamo guardare all’insieme delle fonti come a un grande serbatoio cui attingere per soddisfare il fabbisogno energetico del pianeta.
Qual è il vantaggio di questa visione? Che, forse, consente di evitare le crisi speculative, in genere figlie del panico o dell’incertezza. Se c’è una diffusa paura che il petrolio si esaurisca e che contemporaneamente le fonti rinnovabili non costituiscano un’alternativa concreta, viene a mancare ogni sicurezza sulla disponibilità: è questo processo che fa impennare i prezzi dell’energia in un’ottica speculativa. Il ragionamento è globale perché spaventa pensare che prima il petrolio era usato da 800 milioni di persone tra Usa ed Europa, mentre adesso ci sono miliardi di futuri benestanti in tutto il mondo che dovranno dividersi gli stessi giacimenti.

– Cosa si può fare per educare il pubblico alla sostenibilità energetica?

La mia critica più forte alla politica pubblica, sia essa nazionale, mondiale o di qualsiasi governo, è proprio questa: da Kyoto a Copenhagen, passando per il G8 e le leggi Finanziarie, nessuno ha stanziato dei fondi appositi per delle campagne coordinate di educazione e comunicazione. Se nei programmi scolastici non troveremo il modo di spiegare correttamente che l’energia è figlia della natura e non sua nemica, ebbene, le nuove generazioni non sopravvivranno. Il primo valore che dobbiamo comunicare è che noi stessi traiamo la nostra vita dall’energia naturale e che quindi dobbiamo considerarla come un’alleata preziosa e non come una minaccia. Ogni volta che qualcuno propone di installare una centralina elettrica qualsiasi, anche fotovoltaica, e qualcun altro si oppone e dice “no, non la voglio vicino a casa mia”, quest’ultimo fa un danno a se stesso e ai propri figli, perché non li educa a vivere in armonia con le risorse che dobbiamo utilizzare. C’è stato un richiamo a questo tema anche nell’enciclica del Papa, perché è questione di sopravvivenza: se non creiamo un tessuto sociale in grado di fornire energia per tutti, qualcuno morirà. Non voglio essere drastico, però, perché questo è un principio generale e filosofico, e non certo da economista.

– Le fonti rinnovabili attualmente disponibili sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi Ue?

La politica del 20-20-20 fissata dall’Unione Europea è già considerata dai tecnici del settore come irraggiungibile. Sono stati posti obiettivi troppo ambiziosi rispetto alla nostra capacità di offrire soluzioni al problema energetico. Possiamo spostare le quote di produzione verso le fonti rinnovabili di anno in anno, con un trend deciso ma modesto, ma non possiamo di punto in bianco decidere in maniera velleitaria che tutta l’energia in Italia debba essere fornita dal fotovoltaico: semplicemente non ci sono abbastanza chilometri quadrati di pannelli installati per servire un sistema che consuma energia anche di notte.
La crisi, paradossalmente, ha migliorato i nostri coefficienti di emissioneemissione
Qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera a seguito di processi naturali o antropogenici, che produce direttamente o indirettamente un impatto sull’ambiente.
perché consumando molta meno energia pro-capite abbiano anche ridotto le emissioni. Ma è un falso sollievo, stiamo soltanto rimandando il problema: è come precipitare dal trentesimo piano di un grattacielo e, giunti al quindicesimo, rallegrarsi perché si è ancora vivi. In passato abbiamo colpevolmente negoziato una posizione dell’Italia all’interno del protocollo di Kyotoprotocollo di Kyoto
È un accordo internazionale sull’ambiente siglato nel 1997 da oltre 160 paesi per la riduzione delle emissioni climalteranti. Entrato in vigore a febbraio 2005, prevede entro il 2012 la riduzione complessiva delle emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990 (considerato come anno di riferimento). Per i Pesi in via di sviluppo non sono stati previsti obiettivi di riduzione. Il protocollo di Kyoto ha introdotto dei meccanismi (i cosiddetti “meccanismi flessibili”) per l’adempimento degli obiettivi di ciascun Paese, favorendo la cooperazione internazionale. Essi sono il Clean developmenti Mechanism, il Joint Implementation e l’Emission TradingTrading
Attività di acquisto e/o di vendita di prodotti (materie prime o commodities) sui mercati internazionali.
.
e degli obiettivi nell’Unione Europea troppo penalizzanti, e lo sappiamo. È questo il momento giusto per rivedere al meglio la nostra situazione, anche alla luce della situazione eccezionale nella quale versiamo e che non era ovviamente stata prevista al momento degli accordi. Dal momento in cui c’è stata l’approvazione del burden sharing italiano, il nostro ministro Prestigiacomo ha ottenuto la possibilità di una revisione in corso d’opera del percorso di avvicinamento entro due anni. La legislatura europea è appena iniziata e i nostri ministri dovrebbero fare pressing sul nuovo presidente della commissione europea, sui commissari per l’energia e per l’ambiente, in modo da disegnare una nuova strategia per rivedere il burden sharing assegnato al nostro Paese.
Inizialmente, tutti gli altri Paesi membri avevano a disposizione un numero di quote maggiore rispetto alle emissioni previste, mentre noi avevamo una carenza di permessi con un deficit di sofferenza sulle previsioni. Adesso che il vincolo si è allentato e le emissioni si sono ridotte per tutti, potremmo recuperare parte di quello svantaggio iniziale ridistribuendo il margine di beneficio degli altri Stati, in un gioco a somma zero per far stare tutti bene.

– Perché l’Europa non può procedere autonomamente con Kyoto?

Perché il problema delle emissioni è globale, e la Co2 prodotta dall’Europa non ammonta che a una frazione di quella globale, specie dopo l’emersione dei sistemi industriali della Cina e dell’India. È inutile ripulire soltanto i nostri cieli quando i vasi sono comunicanti e i restanti quattro quinti del pianeta restano inquinati. O procediamo tutti assieme, o non vale la pena di farlo da soli.

– In cosa consiste l’asimmetria che penalizza l’Italia negli accordi di Kyoto?

Le nuove fonti rinnovabili accreditate nel protocollo di Kyoto escludono l’idroelettrico, perché partono dal presupposto che non è una nuova fonte e non può essere sviluppato ulteriormente. Tuttavia, ogni paese ha le sue risorse naturali: le Alpi ci riparano dal vento, impedendoci di sfruttare l’eolico, ma in compenso abbiamo l’acqua. Il punto che contesto del protocollo di Kyoto è proprio questo: che ha puntato tutto sulle fonti addizionali, escludendo l’idroelettrico solo perché già sfruttato, e mettendoci di fatto in posizione svantaggiata rispetto ad altri Paesi.

– Qual è il ruolo delle biomasse, invece?

In Italia la percentuale della raccolta differenziataraccolta differenziata
Raccolta di rifiuti raggruppati per tipologia (per esempio, carta, vetro, plastica) al fine di riciclarli rendendo più facile lo smaltimento e valorizzando il rifiuto stesso come materia prima. Ogni Comune stabilisce le modalità di raccolta.
, purtroppo, non supera il 30%, una media già molto più bassa di quella europea. In più c’è uno squilibrio tra il Nord e il Sud del Paese: fino all’Emilia Romagna le percentuali superano il 50%, nelle regioni meridionali si scende al 10. Senza contare il problema del recupero della termo-energia dai termovalorizzatori. Eppure le biomasse potrebbero dare un contributo rapido alla questione energetica, visto che ogni anno produciamo 60 milioni di tonnellate di rifiuti.

Annalia Martinelli

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