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DECRETO SALVA ILVA: LE DISPOSIZIONI EMERGENZIALI SIANO RISTRETTE A CASI ECCEZIONALI

    Il decreto Salva Ilva, oggi all’esame delle commissioni Ambiente, Lavori pubblici e Attività produttive della Camera, agli articoli 1 e 2 estende impropriamente le disposizioni emergenziali previste per l’Ilva a  tutti i siti industriali inquinanti con almeno 200 lavoratori, garantendo loro un’impunità preventiva. Al fine di garantire la produzione sarà possibile infatti scavalcare le disposizioni della magistratura, modificando di fatto la legislazione ambientale.

    Per questo Legambiente si è fatta promotrice di alcuni emendamenti, presentati da Ermete Realacci e da altri parlamentari del pd.

    Secondo l’associazione, le disposizioni del decreto devono essere ristrette esclusivamente a casi eccezionali. Occorre alzare i paletti che consentono di definire un sito di interesse nazionale e introdurre nel decreto la tutela della salute, introducendo la valutazione del danno sanitario e aumentando le garanzie fideiussorie al fine di assicurare la riparazione dei danni. E’ necessario il coinvolgimento del ministero della Salute nella gestione dell’emergenza.

    La salute ha un valore costituzionale che non può essere messo in discussione – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Oltre alle prescrizioni dell’Aia per i limiti alle emissioni, devono valere quelle derivanti dalla valutazione del danno sanitario, perché occorre tener conto della situazione concreta – i livelli di inquinamento che si sono sedimenti e l’impatto sanitario, già documentato, delle produzioni. Ci aspettiamo che il parlamento, a differenza del governo, consideri con la dovuta attenzione la salvaguardia della salute, acceleri l’adeguamento degli impianti alle indicazioni dell’Aia, salvaguardando l’occupazione, e modifichi in tal senso il decreto” aggiunge il presidente nazionale di Legambiente sul decreto Salva Ilva in discussione alla Camera.

    Fonte: LEGAMBIENTE

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