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DESERTEC: Siemens e Bosch “Dii-sertano” il progetto, pure la Spagna

    A rischio l’ambizione progetto DESERTEC a cui partecipano anche le italiane Enel e Terna, ma secondo un portavce della Dii: ci sono altri partner internazionali pronti a subentrare. Inoltre la Spagna non ha firmato l’accordo per sbloccare i primi progetti solari in Marocco.

    Rischia il naufragio, anche se non è detta l’ultima parola, il progetto del gigante delle energie rinnovabilienergie rinnovabili
    Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
    – il sole
    – il vento
    – l’acqua
    – la geotermia
    – le biomasse
    Desertec in Nordafrica e Medio Oriente, a causa soprattutto della crisi economica mondiale che ha gelato l’entusiasmo dei suoi partecipanti.

    Alla sua nascita nel 2009, il progetto, raggruppava 21 società e 36 partner in 15 paesi, con lo scopo di creare entro il 2050 una vasta rete di installazioni eoliche e solari nel Nordafrica ed in Medio Oriente, per un investimento totale di 400 miliardi di euro. Desertec prevede di utilizzare il Sahara come bacino energetico per l’Europa, coprendo cosi il 15-20% dei consumi elettrici della Vecchia Europa.

    Il gruppo industriale tedesco Bosch martedì ha annunciato il suo ritiro per la fine dell’anno a causa di una attuale situazione economica più difficile, appena qualche settimana dopo l’uscita di scena della connazionale Siemens, che ha previsto di mettere in liquidazione tutte le sue attività legate al settore solare. Madrid, invece, ha esitato a firmare l’accordo con gli altri Paesi coinvolti (Germania, Francia, Italia, Lussemburgo, Malta e Marocco) per dare lancio ai primi cantieri per la realizzazione in Marocco di 100 MW tra parchi eolici e fotovoltaici oltre ad un impianto solare-termodinamico per una capacità di 150 MW. Gli iberici esportano energia elettricaenergia elettrica
    Forma di energia ottenibile dalla trasformazione di altre forme di energia primaria (combustibili fossili o rinnovabili) attraverso tecnologie e processi di carattere termodinamico (ovvero che coinvolgono scambi di calore) che avvengono nelle centrali elettriche. La sua qualità principale sta nel fatto che è facilmente trasportabile e direttamente utilizzabile dai consumatori finali. Si misura in Wh (wattora), e corrisponde all’energia prodotta in 1 ora da una macchina che ha una potenza di 1 W.
    in Marocco, collaborare quindi in questo progetto non risulterebbe essere un buon affare. La Spagna è un paese chiave per lo sviluppo di questo progetto perché, ad oggi, è l’unico paese dell’Unione Europea collegato alla rete elettricarete elettrica
    Insieme delle linee elettriche, delle stazioni elettriche e delle cabine elettriche adibite alle operazioni di trasmissione e distribuzione dell’elettricità. La rete elettrica può essere ad alta tensione (da 40 a 380 kV), a media tensione (da 1 a 30 kV) o bassa tensione (380 V).
    con il Marocco. Così Desertec è ancora ferma al palo.

    Klaus Schmidtke, portevoce di Dii, si dice comunque ottimista: “A essere onesti, la parola ‘difficoltà’ è inesatta“. Desertec è di fatto in trattativa con diversi nuovi partner, tra cui lo spagnolo Elecnor (Red Elettrica già tra i partner fondatori), l’americana First Solar e la cinese SGCC.

    La “super grid” ha un elevato piano d’investimento, più di quello che dovrebbe collegare i parchi eolici offshore nel Mare del Nord. Oltre alla crisi dell’Eurozona bisognerà comunque tener conto dell’instabilità politica di molti Paesi africani, soprattutto a seguito delle rivoluzioni della “primavera araba” dell’anno scorso e la ripresa dei conflitti bellici Palestino-Israeliano, nonché la mancanza di fondi e infrastrutture nella fascia nord africana. Nello scenario di questo scacchiere basta appunto una pedina contraria, come nel caso della Spagna, per mettere in stallo tutto il progetto, aumentando oltretutto il rischio che gli investitori (aziende, governi, banche, fondi) che potrebbero puntare su progetti meno faraonici ma più abbordabili.

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