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Durban deve fornire la tabella di marcia per un’azione per il clima da parte di tutte le principali economie

    La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che avrà inizio il 28 novembre a Durban in Sudafrica, dovrà concordare una tabella di marcia e un calendario per portare a termine un quadro globale ambizioso, completo e legalmente vincolante per l’azione per il clima da parte di tutte le principali economie. Un accordo su tale tabella di marcia rappresenta una delle rassicurazioni che l’Unione europea esige per aderire a un secondo periodo di impegno del protocollo di Kyotoprotocollo di Kyoto
    È un accordo internazionale sull’ambiente siglato nel 1997 da oltre 160 paesi per la riduzione delle emissioni climalteranti. Entrato in vigore a febbraio 2005, prevede entro il 2012 la riduzione complessiva delle emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990 (considerato come anno di riferimento). Per i Pesi in via di sviluppo non sono stati previsti obiettivi di riduzione. Il protocollo di Kyoto ha introdotto dei meccanismi (i cosiddetti “meccanismi flessibili”) per l’adempimento degli obiettivi di ciascun Paese, favorendo la cooperazione internazionale. Essi sono il Clean developmenti Mechanism, il Joint Implementation e l’Emission TradingTrading
    Attività di acquisto e/o di vendita di prodotti (materie prime o commodities) sui mercati internazionali.
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    . Occorre anche che la conferenza di Durban renda operative le decisioni prese l’anno scorso a Cancún, in Messico, e affronti questioni rilevanti rimaste in sospeso. Ne dovrà derivare un pacchetto equilibrato di decisioni che sia accettabile per tutte le Parti.

    L’Unione riferirà a Durban sui progressi compiuti nell’esecuzione del pacchetto di 7,2 miliardi di euro di finanziamenti rapidi per il clima che si è impegnata a fornire ai paesi in via di sviluppo nel periodo 2010-2012. A tutt’oggi ne sono stati movimentati due terzi del totale, pari a 4,68 miliardi.

    Connie Hedegaard, commissaria responsabile per l’Azione per il clima, ha dichiarato: “L’Unione europea è disposta ad aderire a un trattato globale a Durban. Purtroppo però altre economie, come gli Stati Uniti e la Cina, non lo sono. Diciamolo chiaramente: l’UE sostiene il protocollo di Kyoto. Ma un secondo periodo del protocollo con la sola partecipazione dell’UE, che rappresenta l’11% delle emissioni globali, sarebbe chiaramente insufficiente per il clima. Un simile risultato a Durban non potrebbe essere considerato un successo. La domanda è: gli altri quando si muoveranno? Nel mondo interdipendente di oggi abbiamo bisogno di un’azione globale per il clima con la partecipazione di tutti. La posta in gioco a Durban è appunto il superamento di Kyoto. Perciò l’UE può essere disponibile ad un secondo periodo del protocollo di Kyoto se otterremo la garanzia che gli altri grandi produttori di emissioni ci seguiranno. A Copenaghen i leader si sono impegnati a non superare i 2°C. Ora devono dimostrare che fanno sul serio“.

    Il ministro polacco dell’Ambiente Marcin Korolec, il cui paese detiene la presidenza del Consiglio dell’Unione europea, ha dichiarato: “L’UE è disposta a considerare un secondo periodo del protocollo di Kyoto, ma a determinate condizioni. Oltre all’accordo sulla tabella di marcia, occorre migliorare l’integrità ambientale del protocollo e istituire nuovi meccanismi di mercato per aiutare le economie emergenti a tagliare le emissioni a costi minimi. A Durban occorrerà anche prendere decisioni per rendere operativi gli accordi presi a Cancún l’anno scorso e affrontare una serie di lacune rilevanti che essi comportano“.

    Un quadro per l’azione futura

    Una decisione importante per la conferenza ministeriale di Durban starà nel determinare quale seguito dare al “primo periodo di impegno” del protocollo di Kyoto – il periodo in cui i paesi sviluppati (ad eccezione degli Stati Uniti, che non hanno ratificato il protocollo) devono raggiungere i loro obiettivi di emissioni – che copre il periodo 2008-2012.

    L’Unione europea ritiene che sia assolutamente necessario disporre di un quadro globale per il clima, completo e legalmente vincolante, che impegni tutte le principali economie, per mantenere il riscaldamento globale entro 2°C rispetto alla temperatura del periodo preindustriale. Tale quadro deve basarsi su regole chiare e deve mantenere gli elementi essenziali del protocollo di Kyoto.

    Kyoto da solo non basta più, perché impegna solo i paesi sviluppati a limitare le loro emissioni. Inoltre, gli Stati Uniti, il Giappone, la Russia e il Canada hanno dichiarato che non aderiranno a un secondo periodo di impegno, di modo che un secondo periodo probabilmente non coprirebbe più del 16% delle emissioni globali dopo il 2012.

    Nell’ambito di una transizione ad un regime internazionale del clima più ampio, l’UE è disponibile a un secondo periodo di Kyoto a condizione di raggiungere un accordo su:

    la tabella di marcia e il calendario per un quadro globale per il clima completo e legalmente vincolante, che dovrà entrare in vigore entro il 2020;

    il miglioramento dell’integrità ambientale del protocollo di Kyoto attraverso un quadro contabile solido per la gestione forestale e mediante una soluzione alla questione delle eccedenze dei bilanci di emissioni (“AAU”) del primo periodo di impegno. Tale soluzione non deve essere discriminatoria e deve mantenere gli incentivi al superamento degli obiettivi di emissioni;

    l’istituzione di uno o più nuovi meccanismi di mercato per accelerare lo sviluppo di un solido mercato internazionale del carboniocarbonio
    Elemento chimico costituente fondamentale degli organismi vegetali e animali. È alla base della chimica organica, detta anche chimica del carbonio: sono noti più di un milione di composti del carbonio. È molto diffuso in natura, ma non è abbondante: è presente nella crosta terrestre nella percentuale dello 0,08% circa, e nell’atmosfera prevalentemente come monossido (CO) e biossido (CO2CO2
    Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

    ) di carbonio (anidride carbonica). Allo stato di elemento si presenta in due differenti forme cristalline: grafite e diamante..

    Il dopo Cancún

    Per accelerare l’azione per il clima sul campo a breve termine, Durban deve anche rendere operative le decisioni adottate dalla conferenza di Cancún dell’anno scorso e affrontare questioni rilevanti che non sono state risolte in quella sede.

    In particolare, occorre adottare linee guida per rendere operativo un sistema rafforzato di trasparenza, onde chiarire quali paesi stiano rispettando i loro impegni in termini di emissioni all’orizzonte del 2020. L’UE auspica anche che si prendano decisioni volte ad avviare il funzionamento del fondo verde per il clima per finanziare l’azione per il clima nei paesi in via di sviluppo e nuove istituzioni nei settori della tecnologia e dell’adattamento ai cambiamenti climatici.

    Cancún ha riconosciuto che gli attuali impegni di riduzione delle emissioni sono complessivamente inadeguati per mantenere il riscaldamento sotto i 2°C e pertanto a Durban occorrerà individuare alternative per affrontare tale “carenza di ambizione” e varare un processo per discuterle nel corso del prossimo anno. Inoltre, la conferenza dovrà varare un programma di lavoro sull’agricoltura e prendere provvedimenti sulle emissioni causate dal trasporto aereo e marittimo internazionale. Un intervento sull’aviazione e sulla navigazione potrebbe avere un ruolo significativo per il futuro finanziamento delle azioni per il clima nei paesi in via di sviluppo.

     

    Comunicato Stampa IP/11/1436 Unione Europea, 25/11/2011

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