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Effetto serra: attenzione alle biomasse!

    È valutazione comune che il ricorso alle biomasse (coltivazioni, alberi ad alto fusto, palme, barbabietole da zucchero, etc.) contribuisca a ridurre l’emissioneemissione
    Qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera a seguito di processi naturali o antropogenici, che produce direttamente o indirettamente un impatto sull’ambiente.
    di CO2CO2
    Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

    . Così, di fronte ad un caminetto scoppiettante o al rabbocco con biocombustibile al nostro autoveicolo, ci sentiamo in pace con il clima che cambia. Ma uno studio appena pubblicato dal JRC, il centro comune di ricerche della UE che ha sede ad Ispra, ammonisce sulla possibilità che le attuali politiche bioenergetiche dell’UE aumentino le emissioni di gas a effetto serraeffetto serra
    Fenomeno fisico per cui alcuni gas contenuti nell’atmosfera (anidride carbonica, vapore acqueo, metano, ecc..) intrappolano il calore proveniente dal sole facendo in modo che la temperatura media sulla Terra permetta la vita delle varie specie. Il meccanismo è simile a quello che avviene in una serra, da cui il nome. Tuttavia l’aumento e, dunque, la situazione di squilibrio della concentrazione di tali gas è causa di un eccessivo riscaldamento della superficie del pianeta con conseguenze anche pesanti sugli ecosistemi, su scala globale.
    nel breve termine.

    Nel 2009, la Bioenergia costituiva più di due terzi della produzione primaria delle energie rinnovabilienergie rinnovabili
    Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
    – il sole
    – il vento
    – l’acqua
    – la geotermia
    – le biomasse
    UE e verrà contabilizzata per più della metà delle riduzioni delle emissioni degli Stati previste per il 2020 nei loro piani di azione nazionali. Il nostro governo, nel suo piano energetico, sposta addirittura gli incentivi dal solare alle bioenergie.

    Nel rapporto scientifico anticipato da Euractive si legge che: “l’uso di tronchi [alberi] proveniente da foreste a fini bioenergetici causerebbe un effettivo aumento dei gas serra: emissioni paragonabili a quelle di equivalenti combustibili fossili nel breve periodo”. Questo perché la combustionecombustione
    Processo chimico esotermico (ovvero che comporta sviluppo di calore) in cui il combustibile si combina con l’ossigeno presente nell’aria oppure appositamente separato (comburente). La reazione di combustione avviene previo innesco localizzato (accensione).
    di un alberoalbero
    Organo meccanico attraverso cui si trasmette un moto rotatorio.
    per produrre bioenergia – ad esempio in forma di pellet, legno o trucioli – rilascia tutto il carboniocarbonio
    Elemento chimico costituente fondamentale degli organismi vegetali e animali. È alla base della chimica organica, detta anche chimica del carbonio: sono noti più di un milione di composti del carbonio. È molto diffuso in natura, ma non è abbondante: è presente nella crosta terrestre nella percentuale dello 0,08% circa, e nell’atmosfera prevalentemente come monossido (CO) e biossido (CO2) di carbonio (anidride carbonica). Allo stato di elemento si presenta in due differenti forme cristalline: grafite e diamante.
    che l’albero ha assorbito nella sua vita ma, contemporaneamente, riduce anche il deposito vegetale in grado di assorbire nuovo carbonio nella vita futura. Di conseguenza, si crea un “debito di carbonio” con un bilancio di emissioni sfavorevole rispetto alla produzione distruttiva e una tantum di bioenergia.

    Le conclusioni del gruppo di scienziati sono che “con una corretta contabilità, la bioenergia da tronchi o da coltivazioni intensive non contribuirebbe a obiettivi politici di breve termine, come gli obiettivi del 2020, anche se l’uso di potature, puliture e residui (biomasse di seconda generazione) potrebbe invece dare un contributo considerevole”. Queste osservazioni sono di capitale importanza, dato che attualmente la UE valuta come neutri gli effetti delle biomasse e non evita né contabilizza così effetti indesiderati.

    In effetti, la bioenergia sembrerebbe la scelta più semplice ed economica. In particolare per i trasporti, il biocombustibile o il biogasbiogas
    Miscela di gas prodotti in seguito ad un processo di digestione anaerobica di materiale organico di origine vegetale e animale. Alcuni batteri provvedono a decomporre il materiale organico, in ambiente privo di ossigeno, producendo una miscela gassosa formata da metano (50÷70%), anidride carbonica (35÷40%) e tracce di altri gas. Le materie prime utilizzabili sono residui agricoli, zootecnici dell’industria agro-alimentare, acque e fanghi reflui.
    si inseriscono nel sistema e non c’è bisogno di cambiare molto: basta mettere biodieselbiodiesel
    Biocombustibile derivato da un processo chimico applicato agli oli vegetali (colza, girasole, palma, noce di cocco, soia, …) ma anche ai grassi animali provenienti dall’industria della carne. Esso può essere utilizzato, puro o in miscela (5-20%), come sostituto del gasolio nel settore dei trasporti e del riscaldamento senza modificare motori e caldaie, consentendo una riduzione significativa di emissioni rispetto al gasolio minerale.
    a base di olio di palma, soia e semi di colza e bruciarlo all’interno del sistema esistente.

    Ad oggi non ci sono regole internazionali concordate sulla contabilità della CO2 per la gestione forestale. La bioenergia è semplicemente considerata come “carbon neutral” dallo stesso protocollo di Kyotoprotocollo di Kyoto
    È un accordo internazionale sull’ambiente siglato nel 1997 da oltre 160 paesi per la riduzione delle emissioni climalteranti. Entrato in vigore a febbraio 2005, prevede entro il 2012 la riduzione complessiva delle emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990 (considerato come anno di riferimento). Per i Pesi in via di sviluppo non sono stati previsti obiettivi di riduzione. Il protocollo di Kyoto ha introdotto dei meccanismi (i cosiddetti “meccanismi flessibili”) per l’adempimento degli obiettivi di ciascun Paese, favorendo la cooperazione internazionale. Essi sono il Clean developmenti Mechanism, il Joint Implementation e l’Emission TradingTrading
    Attività di acquisto e/o di vendita di prodotti (materie prime o commodities) sui mercati internazionali.
    .
    . Quindi, il cambiamento che sarebbe imposto da questo studio è molto vincolante e oneroso e viene perciò contrastato dai grandi produttori di legname e dalle corporation dell’agroindustria. Se nell’ambito della politica delle energie rinnovabili dell’UE le regole per premiare la creazione di disavanzi netti di emissioni fossero prese davvero in considerazione, molti dei prodotti in commercio (pellets, trucioli, agro combustibili) verrebbero disincentivati.

    Nella Commissione europea cresce la convinzione che, come minimo, dovranno essere emanate indicazioni per permettere l’uso della biomassabiomassa
    In generale si identifica con biomassa tutto ciò che ha matrice organica ad eccezione delle plastiche e dei materiali fossili. Come indicato nel decreto legislativo del 29 Dicembre 2003 n. 387, per biomassa si intende ” la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonchè la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani “. Ciò che accomuna le diverse tipologie di biomassa è la presenza di carbonio che mette a disposizione un elevato potere calorifico eventualmente sfruttabile per fini energetici.
    solo a saldo di emissioni positive
    (calcolando quindi il ciclo vegetale, il ciclo del trasporto, la distruzione del territorio, oltre a tener conto della sottrazione di terreno alla salubrità o all’alimentazione). Questo fa pensare che i biocarburanti di prima generazione non saranno “il futuro dell’Europa”, dato che, pur apparendo amici del clima e ottenendo sovvenzioni, possono essere considerati addirittura peggio dei combustibili fossili che vanno a sostituire.

    La questione è ancora più grave fuori Europa, dove le grandi compagnie distruggono suolo fertile per l’alimentazione ai fini di importare energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    per la mobilità. Le nuove regole che saranno adottate dall’UE quasi certamente modificheranno i biocarburanti e conterranno misure volte a impedire incentivi per lo spostamento continuo delle colture alimentari per il carburante. Con una nuova crisi alimentare incombente e quasi un miliardo di persone sul pianeta che soffrono la fame, dobbiamo smettere del tutto di bruciare il cibo e di provocare volatilità dei prezzi alimentari. Favorire invece il settore biocarburanti di seconda generazione ha il potenziale di scatenare forti investimenti, ricerca e sviluppo industriale, nel mantenimento delle foreste e delle culture e, forse, nel settore delle alghe (bioenergia di terza generazione). Ma, mentre viene strombazzata la nuova Strategia Energetica nazionale (SEN), chi si sta occupando di tutto ciò nel nostro Paese?

    Articolo di Mario Agostinelli

    Fonte: Il Fatto Quotidiano.it

     

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