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ENERGIA – Italia, forte negli incentivi debole nella ricerca

    Il Messaggero anticipa i dati del rapporto I-Com sugli investimenti per l’innovazione energetica

     

    In Europa l’Italia assicura i maggiori incentivi per fotovoltaico ed eolico ma non investe come dovrebbe in ricerca e sviluppo. Qualcosa si sta muovendo ma non è ancora sufficiente a dare la spinta propulsiva a un settore strategico come quello dell’energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    .

    Ne parla il Rapporto I-Com sull’innovazione energetica che il Centro studi per la competitività diretto da Stefano da Empoli presenterà al Festival dell’Energia il prossimo 24 settembre. Il rapporto analizza i dati nel periodo 2000-2009.

    Barbara Corrao sulle colonne del Messaggero anticipa i dati salienti su investimenti e brevetti.

    In casa Europa la Germania sarebbe l’esempio da imitare. “In dieci anni – scrive Corrao – ha triplicato le domande di brevetto, passando da 73 a 279 nel campo delle rinnovabili”. L’Italia è ancora agli ultimi posti della classifica ma ha avuto il maggiore incremento nella presentazione di brevetti rispetto agli altri partner della UE. Si è specializzata nelle rinnovabili passando dallo 0,2 all’1,4% delle domande di brevetto in questo settore.

    Dal 2000 al 2009 gli investimenti in ricerca e sviluppo sono aumentati, a livello mondiale, del 6,1% medio annuo. “La spesa globale – dice la giornalista – è così passata da 685,9 a 1.164,2 miliardi di dollari. Circa la metà è rappresentato da investimenti privati (622 miliardi) concentrati nel mondo occidentale”. Altri 125 miliardi si devono ai Paesi emergenti e il resto sono investimenti pubblici.

    Il settore energetico si è assicurato 57,7 miliardi di dollari nel 2009, quasi raddoppiando la performance del 2000 (31,3 miliardi di dollari).

    La spesa pubblica, scrive Corrao – ha svolto un ruolo anticiclico a livello mondiale, con un’impennata del 35% nel 2009.

    Secondo il Rapporto I-Com i governi hanno risposto alla crisi economica mediante lo stanziamento di maggiore spesa pubblica al fine di incentivare l’innovazione e la competizione del settore.

    Cina e Stati Uniti hanno destinato le maggiori spese pubbliche in ricerca e sviluppo nel settore energetico. Gli USA di Obama hanno triplicato i contributi passando da 4,4 a 11,7 miliardi di dollari.

    L’India ha investito sul nuclearenucleare
    Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
    più di un miliardo di dollari.

    La UE invece ha tirato la cinghia spendendo 3 miliardi di denaro pubblico e concentrandosi su rinnovabili ed efficienza energeticaefficienza energetica
    Con questi termini si intendono i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi utilizzando meno energia, con conseguente riduzione dell’ impatto ambientale e dei costi associati.
    i cui investimenti sono saliti dal 10 al 18% del totale.

    Nel 2009 la Germania ha investito 168 milioni di dollari e la Francia 114,8 in ricerca sulle rinnovabili. L’Italia ha investito solo 53,6 milioni.

     

    Fonte: Terna WebMagazine, 19/09/2011

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