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Energia. Se si muove, tassala

    Se il settore dell’energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    è davvero così “strategico”, perché continuano a tassarlo a morte?

     

    di Carlo Stagnaro

    L’articolo 7 della manovra correttiva introduce un’addizionale di quattro punti percentuali all’addizionale di un punto percentuale all’addizionale di 5,5 punti percentuali sull’aliquota Ires per il settore energetico. In pratica, a parità di utili prima delle tasse, un’azienda energetica dovrà pagare un’aliquota Ires del 38 per cento anziché del 27,5 per cento, come tutte le altre. Non solo: pure la platea delle imprese interessate si è allargata, in quanto il fatturato oltre il quale si applica l’addizionale “super” scende da 25 a 10 milioni di euro, con un reddito imponibile di appena 1 milione di euro. La base imponibile si estende pure per il tipo di aziende colpite dalla misura, che passa da:

    a) ricerca e coltivazionecoltivazione
    Insieme delle attività che consentono l’estrazione di idrocarburi (petrolio o gas naturale) dai giacimenti.
    di idrocarburiidrocarburi
    Composti chimici formati da carbonio e idrogeno che costituiscono il petrolio e il gas naturale. Esistono diverse classificazioni degli idrocarburi a seconda dei legami chimici presenti nelle molecole.
    liquidi e gassosi;
    b) raffinazioneraffinazione
    Insieme di processi fisico-chimici che consentono di trasformare il petrolio in combustibili con caratteristiche appropriate agli utilizzi finali. La prima fase del procedimento di raffinazione del petrolio greggio è la separazione delle componenti di diverso peso molecolare: quelle più pesanti (che hanno un punto di ebollizione maggiore e che sono destinate alla produzione di oli lubrificanti, cere, …) rimangono nella parte bassa della colonna di frazionamento, mentre quelle più leggere (tra cui benzina, GPL, jet fuel, …) risalgono verso l’alto e possono essere facilmente asportate. Successivamente si procede con altri processi (crackingcracking
    Processo chimico utilizzato nell’industria di trasformazione petrolifera per convertire le frazioni pesanti del petrolio in frazioni più leggere. Esso consiste nel rompere (dall’inglese crack)  le grosse molecole complesse di idrocarburi ad alta temperatura in presenza di opportuni catalizzatori.
    , visbreaking, reforming, …), con trattamenti di purificazione più o meno complessi e aggiunta di additivi.
    petroliopetrolio
    Combustibile di colore da bruno chiaro a nero, costituito essenzialmente da una miscela di idrocarburi. Si è formato per azioni chimiche, fisiche e microbiologiche da resti di microorganismi (alghe, plancton, batteri) che vivevano in ambiente marino addirittura prima della comparsa dei dinosauri sulla terra. I principali composti costituenti del petrolio appartengono alle classi delle paraffine, dei nafteni e degli aromatici, che sono composti organici formati da carbonio e idrogeno e le cui molecole sono disposte secondo legami di varia natura.
    , produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturalegas naturale
    Idrocarburo che ha un’origine simile al petrolio, che si forma a partire dalla decomposizione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno (O2) di microorganismi, attraverso processi biologici avvenuti nel corso delle ere geologiche. La composizione del gas naturale varia notevolmente a seconda del sito di formazione, ma in genere presenta un’alta percentuale di metano (dal 70 al 95 %), anidride carbonica (CO2CO2
    Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

    ), azoto (N2) e idrogeno solforato (H2S).;
    c) produzione o commercializzazione di energia elettricaenergia elettrica
    Forma di energia ottenibile dalla trasformazione di altre forme di energia primaria (combustibili fossili o rinnovabili) attraverso tecnologie e processi di carattere termodinamico (ovvero che coinvolgono scambi di calore) che avvengono nelle centrali elettriche. La sua qualità principale sta nel fatto che è facilmente trasportabile e direttamente utilizzabile dai consumatori finali. Si misura in Wh (wattora), e corrisponde all’energia prodotta in 1 ora da una macchina che ha una potenza di 1 W.
    .

    a:

    a) ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi;
    b) raffinazione petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale;
    c) produzione, trasmissionetrasmissione
    Attività di trasporto dell’elettricità sulla rete a partire dai centri di produzione sino ai centri di utilizzo. Il maggiore proprietario della rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica ad alta tensione è Terna.
    e dispacciamentodispacciamento
    Energia elettrica:
    Attività di gestione, istante per istante, dei flussi di energia elettrica consumata e dei flussi di energia elettrica prodotta in modo da garantire un costante equilibrio tra domanda e offerta. L’energia elettrica, infatti, è un bene che non si può immagazzinare, quindi a fronte di una richiesta deve esserci necessariamente un punto di produzione in tempo reale. Queste operazioni, molto complesse, sono svolte da Terna.
    Gas naturale:
    Attività di gestione del sistema di trasporto e distribuzione del gas per rendere disponibile, in qualsiasi momento e in ogni punto della rete, la quantità di gas richiesta.
    , distribuzionedistribuzione
    Attività di trasporto (di elettricità o di gas) agli utilizzatori finali attraverso le reti di distribuzione.
    o commercializzazione dell’energia elettrica;
    c-bis) trasporto o distribuzione del gas naturale.

    In più, viene meno l’esclusione dall’ambito di applicazione del provvedimento delle società che producono energia rinnovabile.

    Per riassumere, l’aliquota viene aumentata (quasi raddoppiata rispetto all’importo originario) e viene allargato il bersaglio, fino a includere le fonti verdi e le reti. La sola Snam Rete Gas stima oneri addizionali per 150 milioni di euro.

    Ci sono varie ragioni per cui si tratta di un intervento assolutamente assurdo. In linea di principio, valgono per questo aumento gli argomenti che, assieme a Piercamillo Falasca, avevamo svolto all’introduzione della prima Robin Tax. Vale la pena ricordare che, inizialmente, l’imposta venne creata per colpire i presunti extraprofitti di compagnie che avevano ingiustamente goduto dell’aumento dei prezzi petroliferi, e allo scopo di finanziare la “social card”. Apparentemente, il governo è passato con disinvoltura attraverso lo specchio: non solo ignorando del tutto il palese fallimento della social card, ma anche e soprattutto perché, nel frattempo, i presunti extraprofitti sono diventati prima profitti normali, poi profittini, e spesso perdite.

    A titolo di esempio, basta citare la crisi del settore della raffinazione, il crollo della domanda elettricadomanda elettrica
    Quantità di energia elettrica che deve transitare sulla rete calcolata come la somma dei consumi degli utenti e delle perdite sulla rete. È sinonimo di fabbisogno elettrico.
    , il (giusto) taglio degli incentivi alle rinnovabili. Al di là di tutto questo, comunque, resta incomprensibile come un governo e un ministro che hanno passato gli ultimi mesi a lamentarsi (giustamente) del peso e dell’effetto distorsivo delle mille eccezioni fiscali, si rendano protagonisti di un clamoroso esempio di politica fiscale punitiva.

    Punitiva perché del tutto priva di senso: se davvero esistono extraprofitti, sta all’Antitrust individuarli e rimuoverli, certo non per via fiscale. Punitiva perché priva di logica: adottare il criterio del fatturato per individuare le aziende da colpire significa non distinguere tra i soggetti per i quali l’aumento dei prezzi petroliferi (fonte dei presunti extraprofitti) è fonte di reddito, e quelle per cui esso è un mero costo. Punitiva perché priva di prospettiva: tassare a morte il settore dell’energia significa deprimere gli investimenti, e allora non venite più a raccontarci che questo è un settore strategico bisognoso di un occhio di riguardo (occhio di riguardo che sarebbe meglio guardasse altrove, come illustrano, tra le altre, le opposte telenovele su Edison e su Snam Rete Gas).

    Punitiva perché include pure la beffa del “divieto di trasferimento” dell’imposta sui consumatori finali. Tale divieto non solo è di fatto impossibile da attuare, ma è anche sbagliato, visto che (stante la premessa che siamo in regime di concorrenza) la libertà delle politiche di prezzo non può e non deve essere messa in discussione. Punitiva perché discriminatoria: per quale ragione al mondo l’investimento in una cosa che si chiama energia deve essere trattato diversamente (cioè più duramente) dell’investimento in qualunque altro settore? Risposta: perché è più facile prendere i soldi qui che altrove. Punitiva, infine, perché rappresenta l’ennesimo schiaffo alla certezza del diritto in un paese che ha bisogno di crescere, che per crescere ha bisogno di investimenti, e che per attrarre investimenti non può cambiare le norme, peraltro sistematicamente in senso peggiorativo, a ogni stormir di foglie. Guido Ghisolfi vi spiega perché.

    L’incremento della Robin Tax è uno dei provvedimenti più odiosi di questa manovra correttiva, perché è uno tra quelli che riescono a combinare nel modo più nocivo tutti gli ingredienti che stanno alla base della bassa crescita italiana: la discrezionalità e volubilità delle norme, il volto aggressivo e rapace del fisco, la cecità di fronte agli effetti dinamici dei provvedimenti, la miopia rispetto ai bisogni del paese, la patente incoerenza coi fini dichiarati di altre politiche, e un generale campanello di allarme sulla capacità italiana di non mettere le mani in qualunque tasca sia sufficientemente ampia (non importa se sufficientemente piena).

    Chi ha scritto questa rappresenta la parte peggiore dell’Italia.

     

    Fonte: ChicagoBlog – IBL, 16/08/2011

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