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Fotovoltaico: I vantaggi di utilizzare l’azoto nelle celle solari

Introdurre l'azoto nel fotovoltaico ibrido a Perovskite influisce positivamente sull'efficienza delle celle solari

    Impiegare l’azoto nel fotovoltaico ibrido a Perovskite. E’ questa l’innovazione sviluppata dai ricercatori del Cnr-Imm di Catania in collaborazione con il Cnr-Nanotec di Lecce pubblicata sulla rivista Advanced Energy Materials.

    Le perovskiti ibride, tecnologia ideata nel 2009 all’Università di Yokohama, si presentano come materiali sensibili alla luce solare e negli ultimi 8 anni hanno registrato una crescita dell’efficienza di conversione dell’energia ottenuta (+9%). Le celle solari a Perovskite se da un lato attirano nel settore pre-industriale le attenzioni di investitori (in quanto sono a bassa efficienza, basso peso, flessibili e colorate), dall’altro lato il loro futuro non è considerato di lunga durata se paragonate con le celle solari in silicio; infatti le celle solari a Perovskite hanno una bassa stabilità di prestazioni nel lungo periodo.

    L’innovazione del Cnr entra in gioco in favore di questa inefficienza; introdurre molecole di azoto all’interno della struttura della Perovskite consentirebbe di colmare i siti di degrado, stabilizzando l’architettura atomica del materiale. L’azoto permette inoltre di ridurre l’insorgere di nuove imperfezioni, le quali ridurrebbero il ciclo di vita delle celle.

    L’introduzione di azoto nella Perovskite inoltre va incontro anche al mercato: infatti si tratta di una soluzione di facile applicabilità, a basso costo ed atossica. Una soluzione che presenta in sostanza il duplice vantaggio di aumentare le performance dei dispositivi e di stabilizzarne la struttura atomica.

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