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I combustibili che potrebbero cambiare il nostro futuro

  • Autore: Viviana Marchitelli

di Viviana Marchitelli – Ingegnere Energetico

Benvenuti nel futuro ‘non convenzionale’. Benvenuti in quella che il professor Michael Klare definisce l’Era dell’Extreme Energy. Perché se è vero che le fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
contribuiranno a soddisfare il nostro fabbisogno energetico in misura sempre maggiore nei prossimi anni,  non possiamo ignorare che questo passaggio avverrà attraverso lo sfruttamento intensivo di quelle risorse fossili fino ad oggi considerate poco accessibili a condizioni economicamente vantaggiose.

Le iniziative a sostegno delle rinnovabili, sicuramente auspicabili e necessarie, non bastano ad interrompere la spirale della dipendenza dal petroliopetrolio
Combustibile di colore da bruno chiaro a nero, costituito essenzialmente da una miscela di idrocarburi. Si è formato per azioni chimiche, fisiche e microbiologiche da resti di microorganismi (alghe, plancton, batteri) che vivevano in ambiente marino addirittura prima della comparsa dei dinosauri sulla terra. I principali composti costituenti del petrolio appartengono alle classi delle paraffine, dei nafteni e degli aromatici, che sono composti organici formati da carbonio e idrogeno e le cui molecole sono disposte secondo legami di varia natura.
e dai suoi derivatiderivati
Prodotti finanziari il cui valore deriva dall’andamento del valore di una determinata attività (definita “sottostante del prodotto derivato”). I derivati vengono utilizzati principalmente con finalità di copertura dal rischio oppure con finalità di speculazione (intesa nel senso di esposizione ad un rischio per ricavare profitto).
, perchè i combustibili fossili – così come dichiarato dall’International Energy Agency – manterranno un ruolo primario nei prossimi decenni. Saranno le tecniche di estrazione ed approvvigionamentoapprovvigionamento
Insieme di attività finalizzate al reperimento dei quantitativi materie prime necessarie allo svolgimento delle attività economico-produttive di un Paese consumatore.
a subire un profondo cambiamento, come quello già in corso per la produzione di shale gas.

Lo shale gas è un tipo di gas naturalegas naturale
Idrocarburo che ha un’origine simile al petrolio, che si forma a partire dalla decomposizione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno (O2) di microorganismi, attraverso processi biologici avvenuti nel corso delle ere geologiche. La composizione del gas naturale varia notevolmente a seconda del sito di formazione, ma in genere presenta un’alta percentuale di metano (dal 70 al 95 %), anidride carbonica (CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

), azoto (N2) e idrogeno solforato (H2S). intrappolato all’interno di formazioni rocciose poco permeabili a base di argilla (gli scisti, ovvero ‘shale’ in inglese) che vengono fratturate in profondità e in orizzontale (questa è la vera novità) grazie alla tecnica di hydrauling fracturing. La macchina perforatrice invia ingenti quantitativi  di acqua e di additivi chimici ad altissima pressione nel pozzo, allargando le fratture nella roccia e permettendo così allo shale gas di risalire in superficie.

Negli USA lo shale gas ha già trasformato il mercato dell’energiaenergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
, spinto da tecnologie esplorative all’avanguardia e dall’aumento del prezzo del gas naturale registrato negli ultimo decennio. Grazie allo shale gas il prezzo di questo combustibile si è ridotto negli USA a un terzo/quarto del prezzo del gas europeo. L’IEA prevede che possa contribuire al 47 % del fabbisogno USA di gas nel 2035 – una crescita significativa se consideriamo che nel 2000 ne rappresentava solo 1 % e nel 2019 il 19% – e nel giro di pochi anni permettere allo stato americano di superare il primato produttivo della Russia.

Lo stesso non si può dire per l’Europa, più densamente popolata e dove alcuni analisti ritengono che lo sviluppo dello shale-gas seguirà un percorso cautamente evolutivo, non certo rivoluzionario com’è stato oltreoceano. Il 10 % delle riserve mondiali di shale gas si trova in Europa (13,000 miliardi m3), soprattutto in Polonia e Francia, ma le stime sono poco accurate a causa di una limitata esperienza nella produzione di gas su larga scala. Inoltre, costi di produzione più alti del 50% ed investimenti già programmati da tempo in infrastrutture di trasporto di gas ‘convenzionale’  rappresentano ostacoli competitivi importanti.

Ultimo ma non minor ostacolo è l’ottenimento del consenso pubblico, alla luce dei timori per l’impatto ambientaleimpatto ambientale
L’insieme degli effetti (diretti e indiretti, nel breve o nel lungo termine, positivi o negativi, ecc..) che l’avvio di una determinata attività ha sull’ambiente naturale circostante.
(contaminazione delle falde acquifere, stabilità geologica ed emissioni nell’atmosferaatmosfera
Involucro di gas e vapori che circonda la Terra, costituito prevalentemente da ossigeno e da azoto, che svolge un ruolo fondamentale per la vita delle specie, perché fa da schermo alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Essa si estende per oltre 1000 km al di sopra della superficie terrestre ed è suddivisa in diversi strati: troposfera (fino a 15-20 chilometri), stratosfera (fino a 50-60 chilometri), ionosfera (fino a 800 chilometri) ed esosfera.
). Anche la Commissione Industria ed Energia del Parlamento Europeo ne ha frenato il processo, in attesa di normative e regole che ne garantiscano un uso sostenibile anche per l’ambiente e la sicurezza del territorio.

Il dibattito in Europa è in effetti acceso: in contrapposizione a chi teme per l’ambiente ci sono altri che ne intravedono i vantaggi economici, di sicurezza energetica (riduzione della dipendenza dalle fonti estere) e di creazioni di posto di lavoro, come la Confindustria ed i sindacati francesi.

Molte sono le sfide che l’industria Oil&Gas dovrà affrontare, ancora più impegnative quelle che attendono la società civile. L’era dell’Extreme Energy almeno in Europa non sarà facile e dovrà risolvere alcuni problemi prima di poter scendere in pista a tutto gas.

Viviana Marchitelli
Ingegnere Energetico

1 ottobre 2012

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