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Il cambiamento climatico aggrava la povertà nel mondo

    Senza misure immediate di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serraeffetto serra
    Fenomeno fisico per cui alcuni gas contenuti nell’atmosfera (anidride carbonica, vapore acqueo, metano, ecc..) intrappolano il calore proveniente dal sole facendo in modo che la temperatura media sulla Terra permetta la vita delle varie specie. Il meccanismo è simile a quello che avviene in una serra, da cui il nome. Tuttavia l’aumento e, dunque, la situazione di squilibrio della concentrazione di tali gas è causa di un eccessivo riscaldamento della superficie del pianeta con conseguenze anche pesanti sugli ecosistemi, su scala globale.
    , contigue a politiche di sviluppo “solidale e durevole”, oltre 100 milioni di persone in più potrebbero finire sotto la soglia di povertà da qui al 2030

    Rapporto: Shock waves: managing the impacts of climate change on povertyA tre settimane dalla COP21 di Parigi, la Banca Mondiale pubblica, domenica 8 novembre, un rapporto«Shock Waves: managing the impacts of climate change on poverty», che ricorda agli Stati il carattere indissociabile della lotta contro il riscaldamento del pianeta e della lotta contro la povertà.

    Perorando uno sforzo immediato in favore di uno sviluppo rispettoso del clima, è una sfida più pressante perché gli impatti del riscaldamento rimettono in discussione l’eradicazione della povertà. “Cambiamento climatico e povertà sono inestricabilmente legati”, dice la Banca Mondiale che, per questa analisi, fa riferimento ad un’indagine realizzata in 92 Paesi in via di sviluppo.

    I poveri sono i più esposti
    Le persone più povere, che vivono in dimore precarie e su dei territori vulnerabili, sono i più colpiti dagli effetti dei perturbamenti climatici. In Indonesia, per esempio, le popolazioni sfavorite hanno un rischio del 30% più alto di essere coinvolti da inondazioni, e un rischio del 50% maggiore di subire le conseguenze di una siccità. “I più poveri sono non solo più esposti, ma perdono molto di più quando sono colpiti da questi fenomeni -dice Stéphane Hallegatte, economista alla Banca Mondiale che dirige l’équipe che ha redatto questo rapporto-. Perché il loro patrimonio, che non è depositato in un conto bancario ma spesso si riduce al loro bestiame o alla loro casa, è molto più vulnerabile e può essere completamente distrutto quando si verificano eventi del genere”.

    Il cambiamento climatico aggrava la povertà nel mondoDipendenti essenzialmente da redditi derivatiderivati
    Prodotti finanziari il cui valore deriva dall’andamento del valore di una determinata attività (definita “sottostante del prodotto derivato”). I derivati vengono utilizzati principalmente con finalità di copertura dal rischio oppure con finalità di speculazione (intesa nel senso di esposizione ad un rischio per ricavare profitto).
    dall’agricoltura e dedicando una larga parte del proprio budget all’alimentazione, queste famiglie risentono maggiormente l’impatto dei cattivi raccolti, o dell’aumento dei prezzi alimentari conseguenti ad una siccità o a tutti gli altri fatti climatici estremi. Essi sono anche maggiormente toccati dalle malattie conseguenziali o aggravate grazie al cambiamento climatico, come la diarrea o il paludismo. Malattie che, inoltre, possono avere effetti irreversibili sulla crescita dei bambini.

    Ammortizzazione
    Le famiglie più svantaggiate sono generalmente non coperte da un’assicurazione malattia e non hanno sufficienti risparmi sotto il materasso per ammortizzare i problemi più importanti. Esse devono liquidare una parte del proprio patrimonio per pagare le loro cure. “Anche le persone che vivono poco al di sotto della soglia di povertà possono finire nella povertà assoluta quando un’inondazione distrugge la loro microimpresa o quando una siccità decima la loro mandria”, dicono gli autori del rapporto.

    Il cambiamento climatico aggrava la povertà nel mondoDi fronte a questa spirale, la Banca Mondiale fa appello ad un rafforzamento dei sistemi di protezione sociale, che in occasione di una catastrofe possono svolgere le funzioni di un’assicurazione presso le famiglie più disagiate. “In caso di eventi traumatici, è più facile allentare o rafforzare un sistema di protezione sociale preesistente per aiutare le popolazioni più colpite, che non creare da zero un sistema”, sottolinea Hallegatte.

    In seguito al passaggio del tifone Yolanda nel 2013, i filippini hanno messo in atto il loro programma 4P (Pantawid Pamilyang Pilipino Program) di sovvenzioni monetarie per i più poveri, sì da impegnare dei fondi d’urgenza e aumentare i contributi a queste famiglie. Dopo una catastrofe, la rapidità dell’aiuto e le sue destinazioni sono essenzialmente per evitare gli effetti irreversibili sulla salute dei bambini e la vendita catastrofica a basso prezzo dei loro patrimoni come il bestiame.

    Alcuni studi su casi in Etiopia e in Malawi, evidenziano che il costo di una siccità può passare dai 50 ai 1300 dollari se la presa in carico è ritardata da sei a nove mesi. “Un programma come il 4P delle Filippine è quindi più adeguato se i beneficiari si impegnano a fare un monitoraggio medico ai loro bambini e ad iscriverli alla scuola”, sottolinea l’economista.

    L’urgenza di una offensiva contro le emissioni
    Il cambiamento climatico aggrava la povertà nel mondoQuesto rafforzamento della protezione sociale dei più disagiati, così come la messa in opera di politiche di sviluppo, essenzialmente agricole, attenua la vulnerabilità di fronte ai cambiamenti climatici e dà benefici ai più poveri, e deve andare di pari passo con una offensiva contro le emissioni di gas ad effetto serra. “Alcune misure immediate di riduzione delle emissioni sono necessarie per stabilire il cambiamento climatico e ridurre la minaccia che esso rappresenta per l’eradicazione a lungo termine della povertà. Perchè se non si agisce oggi, gli effetti dopo il 2030 saranno molto più grossi”, insiste Hallegatte.

    Le politiche climatiche possono in sè costituire una leva di risorse per finanziare i programmi di protezione sociale o di sviluppo. “Una tassa sul carbonecarbone
    Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
    I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
    , anche se modesta, a 10 dollari per ogni tonnellata, permetterebbe di intensificare considerevolmente, del 50%, la protezione sociale. O di finanziare altri investimenti (come l’accesso all’acqua, all’igiene o all’energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    moderna) di cui ne trarrebbero vantaggio le persone povere
    ”.

    Un sostegno “essenziale” della comunità internazionale
    Le politiche di riduzione delle emissioni devono proteggere e anche essere a vantaggio delle persone povere”, perorano gli autori del rapporto. In Indonesia, i risultati che si sono avuti dalla diminuzione delle sovvenzioni alle energie fossili, sono stati reinvestiti nella creazione di un aiuto finanziario al 30% delle persone più povere: 30 dollari ogni trimestre, “che, per queste persone, serve più che altro a compensare il miglioramento dell’energia, essendo queste, persone che ne utilizzano poca”, dice Hallegatte.

    In alcuni Paesi a basso reddito, rileva la Banca Mondiale, il sostegno della comunità internazionale sarà essenziale, “soprattutto per gli investimenti che hanno un alto costo iniziale -come quelli dei trasporti urbani, le infrastrutture energetiche resistenti o la lotta contro la deforestazione- ma che sono urgenti per bloccare tutte le irreversibilità e tutto ciò che ha molto a che fare con uno sviluppo legato al carbone”.

    Il cambiamento climatico aggrava la povertà nel mondoI fondi dedicati al clima devono contribuire alla riduzione della povertà, insiste Hallegatte, ricordando che il deficit dei finanziamenti delle infrastrutture nei Paesi in via di sviluppo aumenta di qualcosa come 1.000 miliardi di dollari ogni anno. Una somma ben superiore ai 100 miliardi di dollari annuali promessi nel 2009 a Copenaghen dai Paesi sviluppati per aiutare i Paesi in via di sviluppo a far fronte alla deregolamentazione climatica, e quindi la mobilitazione è ancora materia di discussione in vista della COP21“.

    Fote: ADUC

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