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Il fascino dell’ingegneria climatica

    Per combattere siccità e riscaldamento climatico si “comanda” il bello e il cattivo tempo

     

    Far piovere a comando, provocare l’eruzione di un vulcano, ridurre l’impatto distruttivo di un tornado, questa è l’ingegneria climatica. Sono tutti stratagemmi studiati per cercare di tenere sotto controllo il riscaldamento globale.

    L’ingegneria climatica, spiega Franco Prodi dell’Istituto di Scienze dell’AtmosferaAtmosfera
    Involucro di gas e vapori che circonda la Terra, costituito prevalentemente da ossigeno e da azoto, che svolge un ruolo fondamentale per la vita delle specie, perché fa da schermo alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Essa si estende per oltre 1000 km al di sopra della superficie terrestre ed è suddivisa in diversi strati: troposfera (fino a 15-20 chilometri), stratosfera (fino a 50-60 chilometri), ionosfera (fino a 800 chilometri) ed esosfera.
    e del Clima del CNR
    intervistato da Adnkronos, si divide in due filoni: “Bisogna distinguere tra interventi sul tempo e interventi sul clima. I primi, che si basano sulla possibilità di influire sui meccanismi naturali per portarli in una direzione o in un’altra, comprendono le tecniche per provocare la pioggia o intervenire sulla grandine e sono allo studio dalla fine degli anni ’40”.“Gli interventi sul clima, invece, sono un’eventuale strada per la limitazione del riscaldamento globale. Sono un esempio le tecniche di dispersione di particelle di aerosol nella stratosfera, fenomeno che si verifica con le eruzioni vulcaniche”.

    L’idea di creare eruzioni vulcaniche artificiali è venuta dopo la fuoriuscita di magma, nel 1991, del vulcano Pinatubo nelle Filippine. L’immissione nell’aria di una grande quantità di solfati provocò per due anni la riduzione della temperatura media globale di 0,5°C.

    È nato così il progetto Spice (Stratospheric Particle Injection for Climate Engineering). Sono enormi palloni aerostatici sospesi a 20 km di altezza, collegati al suolo con un tubo di gomma attraverso il quale si pompano particelle di argilla, sali e ossidi metallici, per schermare la radiazione solare.

    Spice rientra negli interventi del programma di geoingegneria SRM (Solar Radiation Management) dell’International Risk Governance Council, organizzazione indipendente con sede in Svizzera. Certo, dice Prodi, ancora siamo lontani da una concreta applicazione pratica.

    Più semplice, invece, intervenire sul tempo. Far piovere non sembra molto complicato. Ci riuscì nel 1946 Vincent Schaefer, ricercatore della General Electric: per far coagulare le goccioline di acqua che compongono le nuvole bastò il ghiaccio secco.

    Oggi il reagente più usato per far piovere è lo ioduro d’argento, che una volta bruciato libera delle particelle che hanno la stessa struttura a forma di cristallo tipica del ghiaccio. Per far piovere serve solo aspettare le nuvole e investirle di fumi allo ioduro sparando dei razzi o utilizzando gli aerei. Altro modo per “inseminare le nubi” è utilizzare sostanze igroscopiche (tipo il carbonato di calcio) che aumentano le dimensioni delle goccioline.

    In ogni caso, dice il ricercatore del CNR, tutti gli interventi meteorologici e climatici “dovrebbero svolgersi sotto il controllo della ricerca scientifica in modo da poter studiare approfonditamente anche i fenomeni geofisici”. Sappiamo, ad esempio quali modifiche fisiche subiscono le nubi e con quali conseguenze?

    Esperimenti sono già stati fatti in Estremo Oriente, Mali, Sudafrica, ma anche Italia e Spagna.

    In Cina l’Ufficio per i cambiamenti climatici è già intervenuto sul tempo più volte. Nel 2009 una pioggia artificiale pose fine a una lunga siccità.

     

    Fonte: Terna, 19/03/2012

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