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Il fattore S – La sostenibilita’ come fattore competitivo e come motore dell’innovazione

  • Autore: Viviana Marchitelli

di Viviana Marchitelli – Ingegnere Energetico

Il concetto di sostenibilità si basa su un principio semplice: ciò che l’essere umano non consuma può essere mantenuto nel tempo e, quindi, messo a disposizione delle generazioni successive. Più semplice a dirsi che a farsi.

La cieca convinzione dell’inesauribilità delle risorse naturali adesso inizia a vacillare e ci ritroviamo ad interrogarci su come soddisfare le esigenze (anche di carattere energetico) dei sei miliardi di individui sulla Terra, in uno sforzo comune che vede il coinvolgimento sociale, economico ed istituzionale di imprese e cittadini. Continuando ad utilizzare le risorse attualmente disponibili ad una velocità maggiore di quanto esse non possano essere ricostituite, nel 2050 avremo bisogno dell’equivalente di 2 pianeti per il nostro sostentamento e alzi la mano chi non si auspica un vero cambiamento di rotta prima che sia troppo tardi.

Lungi dal far retorica su un argomento che ci coinvolge tutti nel quotidiano più di quanto si pensi, basti pensare al risultato dello studio “Tempi insostenibili?” presentato dalla Rga, società di consulenza in materia di ambiente, sicurezza e responsabilità sociale, insieme a Sap e GreenBusiness in occasione del  Sap Sustainability Forum.

Lo studio confronta le risposte di più di 50 importanti aziende italiane con gli indicatori del World Economic Forum, creando un nuovo indice di competitività sostenibile in grado di esprimere la competitività di 40 Paesi. L’indice si basa su 17 indicatori che vanno dalla trasparenza nei processi aziendali agli investimenti in formazione delle risorse umane, passando per la meritocrazia nel top management e l’aspettativa sui benefici ambientali degli investimenti.

In tema di sostenibilità e responsabilità sociale, le imprese si sono accorte che parlarne senza farla è un costo e che sia per le aziende italiane che per quelle straniere la sostenibilità è un fattore di successo sul mercato. L’assenza o la presenza di una cultura della sostenibilità, infatti, rappresenta una discriminante importante e si riflette nelle prestazioni economiche e finanziarie, con impatti rilevanti anche sui risultati d’esercizio.

Operare in modo sostenibile e consapevole, quindi, conviene, anche per la creazione di consenso e  per il vantaggio competitivo che ne deriva. Guardando in casa nostra, in un Paese dove le aziende spesso fanno fatica ad integrare la sostenibilità all’interno dei loro modelli di business , lo studio assegna all’Italia il 27° posto nel ranking internazionale e vede primeggiare Svizzera e Singapore, seguiti da Finlandia, Svezia e Paesi Bassi.

Fortunatamente, però, qualcosa sta cambiando, anche nelle strategie di investimento finanziario. La crisi economica che ha mostrato il lato più negativo e speculativo della finanza sta dando vita a quella che tecnicamente viene definita finanza Sri (Socially responsible investment) o Esg (Environmental, social and governance).

Secondo gi ultimi dati Eurosif gli investimenti in Sri in Europa sono saliti dell’87% negli anni più difficili della crisi. Sempre secondo Eurosif, che ha presentato un rapporto sugli investimenti sostenibili e responsabili in Europa, gli investimenti (diretti e indiretti) degli italiani ammontano a 3.500 miliardi di euro, con una forte presenza istituzionale ed una scarsa partecipazione del piccolo risparmiatore.

Decisi a sostenere le proposte concrete di cambiamento economico, sociale e culturale che vengono “dal basso” anche gli organizzatori degli Stati Generali della Green Economy in programma il 7-8 novembre scorso a Rimini hanno avuto l’ambizione di proporre nuove opportunità di sviluppo sostenibilesviluppo sostenibile
Lo sviluppo sostenibile è quel tipo di sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere il futuro delle generazioni a venire. I tre obiettivi dello sviluppo sostenibile sono: prosperità economica, benessere sociale e limitato impatto ambientale. La prima definizione, risalente al 1987, è stata quella contenuta nel rapporto Brundtland, poi ripresa successivamente dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU.
come via d’uscita dell’Italia dalla crisi economica. La due giorni ospitata dalla fiera di Ecomondo, infatti, ha confermato che nel nostro Paese la nuova economia verde costituisce un driver importante che si basa non solo sul settore dell’energiaenergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
rinnovabile (con 108.000 lavoratori impiegati), ma anche sulle aziende agricole biologiche e sul turismo, giusto per citare un esempio di valorizzazione del territorio in chiave di sostenibilità.

Trentanove associazioni di impresa, divise in 8 gruppi di lavoro tematici, col supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e del Ministero dell’Ambiente hanno elaborato 70 proposte green all’interno di un documento programmatico finale con l’obiettivo di affrontare e superare la crisi economica ed ambientale che il nostro Paese vive da qualche anno.

Uno degli annunci più significativi giunto durante gli Stati Generali della Green Economy è stato quello dell’approvazione del decreto sulle rinnovabili termiche.

Lo Stato, infatti, ha deciso di stanziare 900 milioni di euro (dei quali 700 saranno destinati ai privati ed imprese e 200 alle pubbliche amministrazioni) a sostegno di piccoli interventi di incremento dell’efficienza energeticaefficienza energetica
Con questi termini si intendono i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi utilizzando meno energia, con conseguente riduzione dell’ impatto ambientale e dei costi associati.
e produzione di energia termicaenergia termica
Calore.
da fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
. Il nuovo sistema, che utilizza le risorse derivanti dalle bollette del gas anziché dal fisco, introduce una copertura del 40% degli investimenti in efficientamento energetico degli edifici, con tetti massimi di utilizzo differenziati per tipologia di intervento.

Il cammino verso scelte più sostenibili è stato intrapreso e speriamo che non subisca battute d’arresto. Perché la sostenibilità è il futuro. D’altronde come diceva Antoine de Saint-Exupery: “ Non ereditiamo la terra dai nostri avi, ce la facciamo prestare dai nostri figli “.

Viviana Marchitelli
Ingegnere Energetico

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