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Il futuro dell’eolico tra promesse ed ostacoli

  • Autore: Michelangelo Marinelli

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Contrariamente a quanto siamo abituati a pensare, la cosiddetta sindrome di NIMBY (“Not in my back yard”) inizia a farsi strada anche per le fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
. Lo testimoniano le recenti proteste contro la costruzione di parchi eolici in Molise e nel Lazio, e persino contro l’installazione di impianti FV a terra . Sotto accusa la possibilità di compromettere irrimediabilmente aree di interesse artistico-culturale e paesaggistico.

È legittimo ergersi a difesa del territorio per contrastare giustamente quello che viene definito “eolico selvaggio”, anche alla luce delle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto diverse regioni italiane, ma sarebbe meglio evitare di mettere sotto accusa un intero comparto. Il sospetto è che dietro queste forme di dissenso ci sia un’opposizione pregiudiziale e aprioristica (come purtroppo accade spesso nel nostro Paese) alimentata da una scarsa informazione su questa tecnologia.

Infatti, come emerge da un sondaggio ISPO, l’87 % degli italiani riconosce il ruolo dell’eolico nello sviluppo economico del Paese, ma ammette di non essere sufficientemente informato sull’uso e sulle reali opportunità del settore.

Il settore eolico in Italia nel 2009 ha registrato una crescita del 30 %, confermando e, anzi, superando le aspettative nonostante la crisi finanziaria dell’ultimo biennio. Il nostro Paese è al terzo posto in Europa con 5.3 GW di potenzapotenza
Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
eolica installata a giugno 2010 e si pone in linea con un mercato internazionale continuamente in crescita, come confermano le previsioni del Global Wind Energy Council. Secondo il GWEC, infatti, entro il 2014 la capacità eolica installata potrebbe raggiungere i 400 GW nel mondo, mentre in termini di produzione elettrica, entro il 2020 esso potrebbe arrivare a soddisfare più del 10 % della domanda.

Certo, la distanza dell’Italia con la Germania (prima in classifica con 25.8 GW) e la Spagna (19.1 GW) è notevole ma facilmente colmabile grazie alle potenzialità ancora da sfruttare. Contrariamente a quanto sostenuto da alcuni detrattori, il territorio italiano consente l’installazione di impianti eolici nel pieno rispetto dei vincoli di occupazione del suolo. Si calcola, infatti, che i 16.000 MW eolici previsti dal Piano d’Azione Nazionale per contribuire al raggiungimento del 17 % di copertura energetica da rinnovabili al 2020, occuperebbero lo 0.03 % del territorio nazionale, per lo più aree a bassa densità abitativa.

Il motivo principale di uno sviluppo così sostenuto è semplice: l’eolico rappresenta la fonte rinnovabile maggiormente competitiva economicamente con le fonti fossili.

Le prospettive aperte dallo sviluppo dell’energia eolicaenergia eolica
Energia ricavata dal vento in virtù della velocità con cui soffia. Questa forma di energia viene prodotta grazie a macchine eoliche (dette anche aerogeneratori) che convertono l’energia cinetica del vento in energia meccanica di rotazione, e, successivamente, in energia elettrica utilizzabile per differenti scopi.
possono rappresentare un’opzione importante per l’Italia, anche alle luce del fatto che nel 2009 l’industria eolica nazionale è risultata essere esportatrice netta di tecnologia, in termini sia di componentistica che di servizi. Un ottimo traguardo che offre ricadute positive anche sotto il profilo occupazionale. Come dimostra uno studio effettuato congiuntamente da ANEV e UIL , se l’Italia installasse i 16.200 MW previsti, il potenziale occupazionale sarebbe di circa 67.000 persone (attualmente è di circa 25.000 unità), di cui 1/3 di occupazione diretta e 2/3 indotto.

Anche in Europa, grazie all’eolico, sono stati creati 12.000 nuovi posti di lavoro all’anno negli ultimi 5 anni, con buone possibilità di raddoppio nel prossimo decennio, senza contare l’alto valore tecnologico del know how acquisito dagli operatori.

L’ottimismo giustificato, su un settore, come quello eolico, molto promettente, si accompagna all’auspicio di un quadro normativo certo, meno complesso e soprattutto meno frammentario, in grado di garantire più trasparenza e più controllo. La mancanza di linee guida nazionali, infatti, rischia di dar luogo a localismi e a provvedimenti inadeguati, disomogenei, talvolta anche illegittimi, nel settore delle rinnovabili ed, in particolare, in quello dell’eolico, come verificatosi recentemente in Sicilia, Sardegna e Calabria, dove episodi di infiltrazioni malavitose hanno trovato terreno fertile nella delega alle Regioni in materia di pianificazione e autorizzazione.

Non possiamo permettere che una delle realtà industriali più solide come quella dell’eolico, venga offuscata da interessi locali o atteggiamenti populistici, in mancanza di un quadro legislativo che dovrebbe offrire chiarezza sulle diverse competenze e processi decisionali condivisi.

Michelangelo Marinelli,

Direttore Fonsicar Energy Lda

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