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Il torio della discordia

    Una delle testate più autorevoli e conservatrici dell’ambientalismo, fondata decenni fa, The Ecologist ha pubblicato un articolo intitolato inequivocabilmente “Non credete che il torio sia l’opzione verde del nuclearenucleare
    Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
    . Il torio, considerato una fonte di energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    virtualmente inesauribile, sicura e con una ridotta produzione di scorie nucleari, convince fino a un certo punto anche fuori dalla cerchia del movimento ambientalista. Lo stesso MIT nell’appendice del suo dossier “The futurefuture
    Contratto a termine standardizzato, stipulato all’interno di un mercato regolamentato, in cui chi lo sottoscrive si prende l’obbligo di acquistare o vendere un determinato bene ad una data e prezzo prefissati.
    of nuclear fuel cycle”
    mette in guardia al facile entusiasmo sul torio.

    La lobby pro-torio, scrive Eifion Rees autore del pezzo, rivendica che dalla combustionecombustione
    Processo chimico esotermico (ovvero che comporta sviluppo di calore) in cui il combustibile si combina con l’ossigeno presente nell’aria oppure appositamente separato (comburente). La reazione di combustione avviene previo innesco localizzato (accensione).
    di una sola tonnellata di torio in un reattore autofertilizzante a sali fusi (MSR) appartenente alla famiglia dei nuovi reattori che al posto di combustibile solido utilizzano fluoruro di torio liquido (LFTR), si ottiene un GW di elettricità. Mentre per produrre la stessa quantità di energia in un reattore tradizionale ad acqua pressurizzata (PWR) sono necessarie 250 tonnellate di uraniouranio
    Elemento metallico radioattivo che si trova sottoforma di ossidi o sali nelle rocce, nel suolo, nell’aria e nell’acqua. L’uranio, così come si trova in natura, è costituito da tre isotopi: l’uranio 238 (per il 99.9 %), l’uranio 235 (l’uranio fissile impiegato come combustibile nelle centrali nucleari) e l’uranio 234, in piccolissime tracce.
    ”.

    Ad essere pignoli, Rees commette un’imprecisione dimenticando di indicare GWy confondendo di fatto capacità con produzione, ma l’autore ha correttamente indicato che il torio necessita di reattori specifici. E’ proprio questa la maggiore criticità per lo sviluppo di una generazione di nucleare al torio: la sua impossibile applicazione sul parco centrali esistenti. Come fa giustamente notare lo scienziato Nasa Kirk Sorensen, le attrattive potenziali del torio sono alquanto modeste per i reattori convenzionali.

    In seguito, il pezzo di The Ecologist elenca i vantaggi propalati dalla campagna di sopravvalutazione del ciclo torio-uranio. Produce meno rifiuti perché in grado di sfruttare la quasi totalità del combustibile, non produce scarti weapon grade, permette di esaurire le scorte di plutonioplutonio
    Metallo chimicamente reattivo che si trova in tracce nei minerali ricchi di uranio. Il plutonio è il componente fissile delle moderne armi nucleari.
    ed è a prova di meltdown. Il pezzo passa in rassegna i paesi che hanno avviato sperimentazioni su reattori al torio. Storicamente l’impegno più consolidato è quello indiano, ma anche Russia, Francia, USA e recentemente Cina finanziano ricerca sul torio. La fallacità della “grande promessa verde” per produrre energia pulita è, secondo Rees, rappresentata dal fatto che la tecnologia al torio, pur avendo un record storico di oltre 60 anni, non è ancora riuscita a dimostrare di essere commercialmente sostenibile. Rappresenta la prossima generazione di reattori, ma solo teoricamente. Opinione condivisa da Peter Karamoskos dell’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) secondo il quale il torio è solo uno specchietto per le allodole per distogliere l’attenzione dai pericoli del ciclo uranio-plutonio e un pretesto per pompare ingenti somme di denaro nell’industria per ricerche fittizie.

    Oliver Tickell, autore di Kyoto2, fa notare che i materiali fissili ed i prodotti di fissione generati nei reattori al torio sono di natura diversa da quelli dei reattori ad U235 ma non meno pericolosi per la salute. Inoltre, non si otterrebbe complessivamente una riduzione del volume dei rifiuti radioattivi perché a rigore di logica se ne creerebbe solo un ammontare aggiuntivo a quelli prodotti dagli esistenti 442 reattori convenzionali.

    L’affondo lo sferza Jean McSorley, consulente di Greenpeace per la campagna nucleare, che osserva: “Quand’anche diventasse commercialmente sostenibile, il torio presenterebbe esattamente gli stessi limiti della tecnologia nucleare convenzionale: non è rinnovabile, né inesauribile, non può connettersi efficacemente alle “reti intelligenti”. La tecnologia non è sperimentata e nessun dei grandi player è interessato a svilupparla. I reattori al torio sono solo una distrazione”.

    Al di là della correttezza delle considerazioni di McSorley sull’inconsistenza dei reattori al torio, è perlomeno curioso che un esponente di Greenpeace usi le presunte opinioni del settore nucleare per sostenere le proprie affermazioni. Sarebbe il primo caso di convergenza di interessi tra l’organizzazione ambientalista e l’industria dell’atomoatomo
    È il costituente fondamentale della materia, che ne conserva le caratteristiche chimiche e fisiche. Più atomi si legano tra loro per formare aggregati più complessi, ovvero le molecole. L’atomo è costituito da un nucleo, contenente cariche positive e cariche neutre, dove si concentra quasi tutta la sua massa. Tale nucleo, che costituisce il “cuore” dell’atomo è circondato da una nube di elettroni (cariche negative) distribuiti a strati. Le forze che legano gli atomi sono di natura elettrica.
    .

     

    Fonte: FNI, 05/07/2011

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