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Italia. Un’Agenda per l’Ambiente

  • Autore: Angelo Spena

Att_App_Loghi/ART_INT/Angelo Spena.jpgContinue emergenze ambientali – sul suolo, in mare, nell’atmosferaatmosfera
Involucro di gas e vapori che circonda la Terra, costituito prevalentemente da ossigeno e da azoto, che svolge un ruolo fondamentale per la vita delle specie, perché fa da schermo alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Essa si estende per oltre 1000 km al di sopra della superficie terrestre ed è suddivisa in diversi strati: troposfera (fino a 15-20 chilometri), stratosfera (fino a 50-60 chilometri), ionosfera (fino a 800 chilometri) ed esosfera.
– mostrano quanto siamo ancora lontani in Italia non solo dalla efficienza, ma anche dalla efficacia di una azione strutturale e organica di tutela. Ai primi di dicembre del 2012 Int’l Environment Reporter di Bloomberg-BNA (il documento completo [1] è poi uscito il 2 gennaio 2013) mi chiese, insieme ad altri esperti, un contributo alla identificazione di prioritarie azioni di politica ambientale nel nostro Paese. Ritenendolo ancora – purtroppo – attuale, vi propongo per esteso il mio promemoria, al fine di una discussione che a me pare spesso superficiale e comunque episodica nonostante la sua importanza. Salvo minimi aggiornamenti, lascio la originaria articolazione per comodità.

1. PREMESSE DI SCENARIO E DI METODO

1.1 La tutela dell’ambiente sia considerata un fine e non un mezzo. In Europa la motivazione ambientale in più ambiti (di politica industriale, di politica energetica) è spesso portata a sostegno di indirizzi e scelte economiche con essa convergenti seppure eterogenei. L’ambiente va tutelato però anche nei casi e negli ambiti in cui ciò contrasta con interessi e aspettative divergenti.

1.2 In Italia per ragioni geografiche e storiche note, assume particolare importanza la tutela del paesaggio. La Corte costituzionale italiana ha anzi sancito l’equivalenza tra paesaggio, territorio, ambiente nei seguenti termini: il paesaggio come forma del territorio e aspetto visivo dell’ambiente.

1.3 L’Italia non è un paese nuclearizzato e pertanto questo aspetto della tutela ambientale non è strategico. Sono tuttavia ancora in gran parte irrisolte le questioni del decommissioningdecommissioning
Attività multidisciplinare che si applica agli impianti in fase di demolizione, rinnovamento o costruzione. L’obiettivo principale è la bonifica della zona di edificazione della centrale nucleare attraverso lo smaltimento del combustibile irraggiato e delle scorie di lavorazione e successivo stoccaggio.
delle quattro centrali dismesse dal 1987, del mantenimento in sicurezza dei depositi temporanei, della realizzazione del deposito definitivo per le scorie radioattive. Esiste altresì un ambito nuclearenucleare
Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
medico e scientifico non marginale se confrontato con quello degli altri paesi della UE.

1.4 L’Italia possiede una legislazione ambientale tra le più avanzate e articolate. Tradizionalmente ha però il problema della carenza di controlli che mina la capacità di deterrenza del corpus legislativo. Di conseguenza la magistratura è spesso costretta a intervenire in extremis sostituendosi all’azione amministrativa ordinaria. Evitare questa supplenza dovrebbe essere considerata una precondizione implicita di ogni approccio alle problematiche ambientali e non solo.

2. LE EMERGENZE E LE AZIONI

1. Arginare il dissesto idrogeologico. Secondo Ance-Cresme, tra il 1944 e il 2011 il danno economico cumulato prodotto in Italia dalle calamità naturali ha superato i 240 miliardi di euro, con una media di circa 3,5 miliardi l’anno. Un quarto di questi è imputabile alle calamità idrogeologiche, occorse su 29.500 km2 di territorio a elevato rischio, abitati da circa 6 milioni di persone. Negli ultimi 50 anni sono state 505 le inondazioni e 790 le frane. Esse sono in aumento costante, assoluto e percentuale, sul totale delle calamità naturali: complessivamente 120 eventi negli ultimi 6 anni, con un costo medio di 1,2 miliardi/anno di danni. La causa principale è individuata nella urbanizzazione priva di limiti, e si stima che per la messa in sicurezza occorrano 41 miliardi di euro. Emerge l’esigenza di: i) accrescere la spesa annua per la messa in sicurezza, attualmente di soli 400 milioni di euro/anno, meno dell’1% di quanto complessivamente necessario; ii) arrestare la cementificazione immotivata.

2. Riformulare il patto di stabilità con diversa valorizzazione delle azioni ambientali. In Italia, dove esiste un porto turistico ogni 14 chilometri di costa, dove ogni abitante dispone ormai mediamente di quasi 3 vani, ogni anno si trasferisce da campagna a cemento l’uno per cento del territorio. Occorre, sul piano tecnico: i) intervenire sull’esistente dove possibile a saldo zero (con demolizioni cioè a fronte di nuove costruzioni); sul piano amministrativo: ii) eliminare la clausola del patto di stabilità Stato-comuni che consente a questi ultimi di utilizzare per la spesa corrente gli oneri di urbanizzazione. In alternativa, si potrebbe: iii) garantire ai comuni oneri (equivalenti) non di urbanizzazione ma di riqualificazione territoriale in tutti i casi di recupero edilizio, restauro o ricostruzione a volumetria incrementale zero, così eliminando il pernicioso interesse dei comuni a nuova edificazione.

3. Realizzare impianti a tecnologia avanzata per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Gran parte dei rifiuti solidi urbani sono in Italia ancora conferiti a discariche e non riciclati, con conseguenze ambientali divenute vere e proprie emergenze in grandi aree urbane, come da anni a Napoli e ormai anche a Roma. La comunità europea ha invitato l’Italia ad accrescere il recupero dei materiali e della frazione umido-organica dei rifiuti. Ciò impone di affrontare e rimuovere gli ostacoli i) amministrativi e ii) socio-territoriali alla ormai urgente realizzazione di impianti di trattamento e di gassificazionegassificazione
La gassificazione è un processo utilizzato a livello industriale da molto tempo (i primi sistemi risalgono addirittura alla prima metà dell’ ‘800), tutt’oggi oggetto di continui miglioramenti. Essa consiste nella trasformazione di un combustibile solido o liquido in un gas combustibile (syngas), ricco di elementi incombusti (CO e H2), a seguito di complesse reazioni chimiche di ‘ossidazione parziale’. Questo significa che si ‘blocca’ il processo a metà tra la fase di pirolisi (rottura dei legami chimici ad alta temperatura in assenza di ossigeno) e quella di combustione.
CDR secondo le migliori tecnologie disponibili (bat), con una transizione definitiva generale dal conferimento a discarica alla gestione integrale del ciclo dei rifiuti mediante recupero e valorizzazione.

4. Rendere pienamente operativo il sistema di tracciamento satellitare dei rifiuti SISTRI, studiato e messo a punto da parecchi anni e a suo tempo il più avanzato d’Europa. L’operatività del SISTRI è stata oggetto di resistenze e obiezioni da parte degli operatori dei trasporti di rifiuti, ed è stata per due anni procrastinata senza convincenti motivazioni. Recentemente in parte sbloccato, sia reso definitivamente e pienamente operativo, trattandosi di uno strumento insostituibile per il controllo della legalità sul territorio, e – considerato il tempo perduto – anche per evitare l’obsolescenza delle tecnologie sottese e la conseguente vanificazione degli investimenti già effettuati.

5. Avviare pervie e concludenti procedure per la bonifica dei siti di interesse nazionale (SIN). La transizione in Italia da economia industriale a economia mista è avvenuta soprattutto con la dismissione di impianti di processo di grandi dimensioni (siderurgici, petrolchimici, minerari, della raffinazioneraffinazione
Insieme di processi fisico-chimici che consentono di trasformare il petrolio in combustibili con caratteristiche appropriate agli utilizzi finali. La prima fase del procedimento di raffinazione del petrolio greggio è la separazione delle componenti di diverso peso molecolare: quelle più pesanti (che hanno un punto di ebollizione maggiore e che sono destinate alla produzione di oli lubrificanti, cere, …) rimangono nella parte bassa della colonna di frazionamento, mentre quelle più leggere (tra cui benzina, GPL, jet fuel, …) risalgono verso l’alto e possono essere facilmente asportate. Successivamente si procede con altri processi (crackingcracking
Processo chimico utilizzato nell’industria di trasformazione petrolifera per convertire le frazioni pesanti del petrolio in frazioni più leggere. Esso consiste nel rompere (dall’inglese crack)  le grosse molecole complesse di idrocarburi ad alta temperatura in presenza di opportuni catalizzatori.
, visbreaking, reforming, …), con trattamenti di purificazione più o meno complessi e aggiunta di additivi.
) a favore della specializzazione e del consolidamento territoriale, in distretti spesso di eccellenza, di un fitto tessuto di piccole e medie imprese. Delle aree dismesse, circa una sessantina – classificate dal Ministero dell’ambiente come di interesse nazionale – richiedono l’urgente definizione di priorità, di piani d’azione, di copertura finanziaria, per le bonifiche di fine vita.

6. Compiere atti concreti per la tutela del mare. L’Italia possiede 7.500 km di coste, e una cospicua quantità di attività economiche (turismo, pesca, diporto) riguarda le località marine. Esistono fondali in cui si ritiene siano stati depositati illegalmente rifiuti altamente pericolosi. L’esperienza ha dimostrato altresì il pervicace mantenimento di rischiose prassi di navigazione: vicende inconcepibili come quelle occorse all’isola del Giglio o nel porto di Genova vanno prevenute. Occorrerebbe quindi: i) censire e bonificare i fondali a rischio; ii) impedire non solo formalmente, ma nei fatti alle grandi navi la navigazione sotto costa e in particolare l’attraversamento di Venezia. E’ una questione di cultura della sicurezza. Danni di magnitudo infinita al patrimonio dell’umanità non possono essere giustificati da probabilità comunque piccole. Il nostro Ministero dell’ambiente – non dimentichiamolo – è anche ministero “della tutela del mare”. E, su questo, la cronaca è impietosa.

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Fonte: P. Von Becker, “Sexy, aber arm”, Der Spiegel, 24 Juni 2012

7. Individuare indirizzi strategici per l’industria nel campo della green economy e dell’energiaenergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
.
Considerata la prospettica espansione del mercato di sistemi ad alta efficienza energeticaefficienza energetica
Con questi termini si intendono i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi utilizzando meno energia, con conseguente riduzione dell’ impatto ambientale e dei costi associati.
e di tecnologie zero-emission, e preso atto del fatto che l’industria nucleare e quella delle fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
sono in Europa già ampiamente opzionate da Francia e Germania rispettivamente, sarebbe opportuno: i) porre in essere i prerequisiti (incentivi di ricerca industriale, sgravi fiscali alle imprese che investono in innovazione) per il decollo di una industria italiana impiantistica, della efficienza energetica, degli accumuli integrati, della cattura della CO2; ii) tracciare una roadmap di sostegno normativo e finanziario pubblico-privato, e spingere le liberalizzazioni per la crescita del settore; iii) sostenere, facendo rete, l’esportazione di tecnologie con il marchio Italia, in particolare verso i mercati dei Paesi emergenti.

3. DUE CONSIDERAZIONI FINALI SUI REQUISITI DI SISTEMA

3.1 Perché la gran parte degli interventi sopra delineati possa essere realmente posta in essere, in Italia come in Europa è sempre più urgente riaprire il ciclo degli investimenti infrastrutturali di lungo periodo. La finanza a breve è inidonea e anzi potenzialmente deleteria, come ha dimostrato la scomposta corsa ai sussidi per le rinnovabili elettriche. Sarebbe necessario in particolare in Italia un ridimensionamento dei criteri novecenteschi di perimetrazione dello Stato, atto a incentivare un apporto virtuoso di capitali privati con leverage sostenibili e vantaggiosi.

3.2 La tutela dell’ambiente richiede competenze altamente specialistiche e ampiamente diversificate (giuridiche e tecniche in primis), da coordinare però in una visione d’insieme e di lungo respiro. Al di là della mera controriforma del titolo quinto della Costituzione sulla legislazione concorrente, ormai unanimemente giudicata irrinunciabile, appare pertanto di interesse strategico individuare istanze e luoghi fisici ove incrociare le conoscenze a rete e poter di conseguenza implementare gli strumenti amministrativi, normativi e legislativi atti a conferire alle azioni per l’ambiente concretezza ed efficacia.

[1] Eric J. Liman, “Italy. Climate change, Renewable energy Top priority list”, International Environment Reporter, Bloomberg-BNA, January 2, 2013.

Angelo Spena

Coordinatore dottorato Ingegneria delle Fonti di EnergiaFonti di Energia
Sorgenti di energia o sostanze dalle quali può essere prodotta energia utile direttamente o dopo trasformazione. Le fonti di energia possono essere classificate in diversi modi a seconda del contesto di riferimento: risorse esauribili (principalmente petrolio, gas naturale, carbone, legna); risorse rinnovabili (tutte quelle derivanti direttamente o indirettamente dall’energia solare, dal calore endogeno terrestre e dalle maree); risorse primarie (utilizzabili direttamente come si trovano in natura: petrolio, carbone, gas naturale, legna); risorse secondarie (in cui l’energia deriva dalla trasformazione dell’energia primaria in altra forma di energia, ad esempio idroelettrico, energia elettronucleare eccetera); risorse commerciali ( ovvero soggette a transazioni commerciali e quindi facilmente quantificabili, derivanti da quattro tipi principali di fonti: carbone, petrolio, gas naturale, elettricità primaria); risorse non commerciali (non soggette a transazioni commerciali: ad esempio residui di coltivazioni, legna di sottobosco eccetera nei Paesi in via di sviluppo; sebbene assenti dal commercio internazionale in alcuni Paesi rivestono grande importanza); risorse tradizionali (derivanti da prodotti vegetali o animali: legna, carbone di legna, torba, sterco essiccato).
, Università Tor Vergata di Roma – Coordinatore europeo progetto Use Efficiency – Componente del Search Committee del MIUR

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