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La certificazione energetica

La classificazione delle prestazioni energetiche di un edificio.

    Così come già succede per gli elettrodomestici, gli immobili sono  classificati in base alle loro prestazioni energetiche (dalla migliore classe A all’ultimo gradino della classe G) ovvero in base ai consumi energetici annui, espressi in kWh/m² anno.
    Pertanto un immobile di classe A vanterà consumi energetici inferiori ad uno in classe F in quanto progettato secondo scelte costruttive e tecnologiche che ne riducono le dispersioni termiche e dotato di impianti più efficienti per soddisfare i bisogni della casa quali:

    • Riscaldamento;
    • Produzione di acqua calda sanitaria;
    • Condizionamento estivo;
    • Ventilazione.

    Nel settore non residenziale ai parametri di cui sopra si aggiungono anche: illuminazione, impianti ascensori e scale mobili.

    Da un’indagine condotta da Eurima (European Insulation Manufacturers Association) è emerso che l’Italia primeggia in termini di consumi energetici imputabili all’edilizia nell’ambito Europeo (17,5%). Non solo: il settore edilizio italiano è responsabile del 25% delle emissioni di CO2 nello stesso ambito europeo.
    Il riscaldamento ne è la causa principale, incidendo per i 2/3 sul consumo di energia nell’edilizia.

    L’impulso ad una maggiore efficienza del ‘sistema edificio + impianto’ conduce, infatti, non solo a vantaggi economici ma anche a indubbi benefici ambientali grazie al minore uso di combustibili. E’ pertanto da perseguire attraverso un’attenta analisi delle prestazioni energetiche degli edifici e l’individuazione degli interventi utili a eliminare gli sprechi e limitare le inefficienze.
    La certificazione energetica si inserisce in tale contesto con il fine di promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici, in materia di efficienza energetica, mediante informazioni fornite a proprietari ed utilizzatori riguardo i consumi energetici richiesti per mantenere determinate condizioni ambientali interne.

     

    Le classi energetiche

    Le classi energetiche degli edifici vengono utilizzate per la classificazione delle prestazioni energetiche degli edifici; le classi sono stabilite sulla base di alcuni parametri volti a determinare l’utilizzo di energia elettrica nell’immobile di riferimento. Certificare gli edifici da un punto di vista energetico è una pratica divenuta obbligatoria a partire dal 2005 con il d.lgs 192/05 integrato successivamente dal DM 162/15.

    Le classi energetiche vengono suddivise su una scala che comprende 10 classi, dalla prima la A4 all’ultima la G.

    Fig. 1: Classi energetiche degli edifici.

    Le classi energetiche sono inserite all’interno di fasce di valori di consumo; come si evince dalla figura di cui sopra, le classi sono inserite tra due estremi che indicano il consumo minimo e quello massimo (EP= prestazione energetica) definiti in kWh/m².

    I fattori che influiscono sulla valutazione finale delle prestazioni energetiche di un edificio troviamo: pavimenti, isolamento, pareti, tetto, infissi, posizione locale all’interno dello stabile, sistemi di riscaldamento, utilizzo di fonti rinnovabili.

     

    L’Attestato di Prestazione Energetica (APE)

    L’APE consiste nell’etichetta energetica dell’immobile; è stato introdotto nel nostro paese con il D.Lgs 63/2013 per sostituire l’ACE (Attestato di Certificazione Energetica) che era in vigore dal 2005.

    A partire dal 1° Ottobre 2015 con l’entrata in vigore dei decreti 26 Giugno 2015 sono stati definiti i Requisiti minimi, le linee guida per la certificazione energetica ed i nuovi schemi di relazione tecnica (pubblicati in Gazzetta Ufficiale n° 162 15 Luglio 2015). Questi decreti hanno introdotto nuovi sistemi per la metodologia di calcolo e per le prescrizioni in materia di prestazioni energetiche, le quali hanno imposto parametri più severi finalizzati alla realizzazione degli NZEB, ovvero Edifici ad Energia Quasi Zero, come richiesto dalla direttiva 2010/31/UE.

    Il calcolo della classe energetica richiede competenze e capacità professionali, per questo motivo l’APE viene rilasciato da un certificatore energetico; quest’ultimo si occupa di effettuare la diagnosi energetica dell’immobile, quantificandone i consumi energetici in condizioni di utilizzo e climatiche standard in base alla zona climatica a cui appartiene la città dell’immobile. Il documento finale deve essere completato rispettando le Linee Guida emanate con il decreto del 26 Giugno 2009 o in base alle direttive regionali qualora esistenti.

    I casi in cui l’APE è obbligatorio

    L’APE è sempre necessario nel caso di compravendita di un’immobile; il venditore è infatti obbligato a farlo redigere dal certificatore energetico per mostrarlo al compratore prima di effettuare il passaggio di proprietà. Una volta definita la vendita l’APE verrà consegnato al nuovo proprietario in allegato all’atto di vendita.

    Anche nel caso di affitto, nel contratto di locazione è obbligatorio l’inserimento di una clausola in cui il futuro inquilino dichiara di essere a conoscenza delle prestazioni energetiche dell’edificio e di aver visionato l’APE.

    Anche per gli annunci immobiliari vige l’obbligo di indicare la classe energetica dell’immobile; l’APE inoltre è obbligatorio anche nel caso di donazioni gratuite, anche se in questo caso non sarà però necessario mostrare il certificato prima del passaggio di proprietà.

    Sia per la costruzione di nuovi edifici sia per le ristrutturazioni che impattano sul 25% dell’involucro, sarà necessario fare redigere l’APE in conformità alle normative sul risparmio energetico.

    Infine l’APE è obbligatorio anche per tutti gli edifici pubblici aperti al pubblico, con metratura superiore ai 250 m², e per gli edifici in cui avviene la sottoscrizione di nuovi contratti per la gestione degli impianti di riscaldamento e climatizzazione.

    I casi in cui l’APE non è necessario

    Vi sono dei casi in cui l’APE non è necessario, ma solo facoltativo, per la vendita o per l’affitto delle seguenti tipologie di immobili:

    • Ruderi o fabbricati con superficie inferiore a 50 m²;
    • Edifici industriali, artigianali ed agricoli senza impianti di riscaldamento o climatizzazione;
    • Box e cantine;
    • Depositi e parcheggi multipiano;
    • Luoghi di culto;
    • Fabbricati in costruzione ancora sprovvisti del permesso di agibilità in sede di compravendita.

    E’ inoltre facoltativo far redigere l’APE nel caso di affitti transitori (inferiori a 30 giorni) senza obbligo di registrazione, per i contratti di affitto che non vengono considerati come nuove locazioni, ovvero proroghe e subentro nel caso di cessione di un’azienda.

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