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LA PROGETTUALITA’ PER IL SULCIS, SFIDA SE L’ITALIA VUOL FARE SISTEMA – di Angelo Spena

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    La sostenibilità richiede coerenza e investitori a lungo termine

    Spariranno dalle tasche degli italiani che accendono la luce, più di duecento miliardi di euro nei prossimi venti anni per pagare la convulsa una tantum per le rinnovabili del vento e del fotovoltaico. Un prelievo forzoso spintosi al di là di ogni previsione, innescato dalla beffa fatta al decreto “salva-Alcoa” nell’estate 2010 da politici oggi immemori. Bene per i capitalisti delle rinnovabili, ma i lavoratori Alcoa sono tutt’altro che salvi. E non si trovano 200-250 milioni di euro per 8 anni (facciamo pure 2 miliardi: è solo l’uno per cento di quella giga-patrimoniale) per rilanciare investimenti e mantenere l’occupazione (quella vera, non quella degli indotti effimeri o di precari della finanza creativa) nell’area del Sulcis, un distretto senza pari per cultura industriale e per storico radicamento nella democrazia e nella legalità.

    Eppure esiste da anni un progetto integrato di valorizzazione delle risorse locali, umane e minerarie, organicoorganico
    Aggettivo applicato a qualunque sostanza abbia origine animale o vegetale.
    , razionale e soprattutto sinergico, un caso da manuale unico al mondo. Una centrale a carbonecarbone
    Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
    I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
    a bocca di miniera da 350 MW che può funzionare fino a 8000 ore/anno contro le 1100-1200 medie del fotovoltaico o le 1400-1500 dell’eolico in Italia (dati governativi) equivale per produzione di energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    a un parco di rinnovabili da oltre 2000 MW: più di un decimo di quanto installato fino a oggi in Italia all’extra-costo di duecento miliardi di euro! Senza considerare il valore aggiunto dimostrativo e il know-how acquisibile con il complementare impianto di CCS (cattura e stoccaggiostoccaggio
    Attività di raccolta e deposito di una determinata risorsa. 
    della CO2) con recupero di metanometano
    Idrocarburo che rappresenta il costituente principale del gas naturale.
    . Non è accettabile che un paese che aspira a salvarsi dal declino abbandoni una simile opportunità. Il progetto sarà perfettibile, ma la questione anzitutto è di metodo: sul merito lo sanno anche i bambini che Carbonia non è in Pennsylvania. Ma se non si salva il Sulcis questo Paese non ha futuro, semplicemente perché rifiuta la progettualità come metodo e la ricerca come paradigma.

    Perché questo è il punto. La progettualità, il futuro. In una parola, la visione. Per scoprire che manca il convitato di pietra: la finanza di lungo termine.

    Il comparto dell’energia ha due caratteristiche fondamentali: è ad alta intensità di capitale, e richiede una visione di lunghissimo periodo. Purtroppo, in un sistema economico globale in cui la durata dei beni è sempre più breve, non è rimasto ormai altro tipo di bene/servizio a medio-alto contenuto tecnologico altrettanto longevo – se si escludono le flotte armatoriali – di una centrale o di una rete energetica di qualunque tipo, che deve vivere almeno trenta-quarant’anni. Una delle concause della schizofrenia nell’affrontare (e quindi, di fatto, nel rinviare sine-die) il problema dell’energia[1] è la progressiva scomparsa di metodi e di categorie di investitori specializzati per quei lunghissimi tempi: affrontare le strategie industriali del territorio o dell’energia affidandosi a iniziative, aspettative e pressioni di private equity e capital venture è come pensare di sostituire una dieta dimagrante con una sauna o con il salto di un solo pasto. Già nel 2009 i più avveduti analisti economici[2] attribuivano il crollo dei mercati dell’anno precedente a due cause principali: l’ossessiva ricerca di profitti elevati a breve termine e lo scollamento tra gli strumenti finanziari e le esigenze dell’economia reale: “L’emergere di un robusto gruppo di investitori di lungo termine potrebbe rivelarsi – in un contesto regolamentare appropriato – il migliore alleato dei policy maker”. E ancora: “Ma i sistemi di regolamentazione finanziaria nazionale e internazionale non favoriscono lo sviluppo di questa categoria di investitori … E’ auspicabile che i policy maker operino una chiara distinzione tra investitori di lungo termine … e le banche e i fondi comuni, che devono rendere conto ai loro azionisti e sottoscrittori e creare per essi valore a breve termine.” Concludendo che i nostri governi e i nostri legislatori avrebbero dovuto cercare un aiuto importante “nell’attività dei veri investitori di lungo termine, se sapranno creare per loro un quadro regolamentare favorevole, senza obbligarli a giocare con le stesse regole dei protagonisti del breve termine”.

    Caro ministro Passera, Lei è stato (e rimane) il più rispettato banchiere italiano. Conosce questi temi meglio di me e di tutti noi. Solo la dimensione tempo dà profondità, vita, futuro alle scelte per l’energia. Tutto il resto è speculazione, mordi e fuggi. Se solo metà delle risorse Enea, come ebbi modo di proporre[3] in un convegno nel febbraio del 2001 (undici anni fa!), fosse stato dedicato al carbone pulito, oggi saremmo all’avanguardia di clean technologies che potremmo esportare in tutto il mondo in cambio di materie prime. Forse siamo ancora in tempo. Il progetto Sulcis è da corroborare, finanziare, farne un progetto-bandiera! Coniuga il capitale dell’energia con l’occupazione del comparto minerario e dei servizi. E’ una occasione unica per rilanciare sulle nuove tecnologie trasferendole a Cinesi e Indiani: come desolforare il carbone, come costruire carbonili a calotta tipo Torrevaldaliga, come iniettare CO2 in reservoir sottosuolo e nel carbone in sicurezza. Il Pianeta non ce la fa se i paesi emergenti non imparano a bruciare meglio il carbone!

    Deve però, signor Ministro, affrontare e risolvere un secondo problema di metodo. Se “l’Italia deve guarire dalla malattia che l’idea vale più della realizzazione” – come spiegava nel suo editoriale del 29 agosto il Direttore del Sole24Ore commentando le parole del Premier “Siamo bravi nel proporre … ma deboli nel dare seguito realizzativo alle decisioni” – allora dovrà mettere a punto con urgenza strumenti atti a stimolare sul mercato risorse materiali, immateriali e umane affidabili di lungo e lunghissimo termine per il finanziamento delle infrastrutture sul territorio; e investire sulla ricerca oggi, per l’industria e la società di domani. Qualcuno obietterà – evocando John Maynard Keynes del 1923 – che “questo lungo termine è un riferimento fuorviante per gli affari correnti: nel lungo termine saremo tutti morti!”. Appunto. Perché ahinoi sessantaquattro anni dopo, nel 1987, i nipotini di Keynes con il Rapporto Bruntland hanno aperto l’era della sostenibilità preoccupandosi non dei contemporanei ma delle futurefuture
    Contratto a termine standardizzato, stipulato all’interno di un mercato regolamentato, in cui chi lo sottoscrive si prende l’obbligo di acquistare o vendere un determinato bene ad una data e prezzo prefissati.
    generazioni, per garantire loro la possibilità di sopperire alle proprie a venire esigenze. Si pone allora una moderna questione di coerenza: sostenibilità, ambiente, energia sono tre temi cui è basilare fattore comune il concetto di tempi lunghi, l’esatto contrario di emergenzialità continua, finanza creativa e navigazione a vista. Augurandoci tutti che il rilancio del Sulcis non sia oggetto di perniciose e indebite contropartite come avvenne con il “salva-Alcoa”.

    di Angelo Spena, Ordinario di Fisica Tecnica Ambientale, coordinatore Dottorato in Ingegneria delle Fonti di EnergiaFonti di Energia
    Sorgenti di energia o sostanze dalle quali può essere prodotta energia utile direttamente o dopo trasformazione. Le fonti di energia possono essere classificate in diversi modi a seconda del contesto di riferimento: risorse esauribili (principalmente petrolio, gas naturale, carbone, legna); risorse rinnovabili (tutte quelle derivanti direttamente o indirettamente dall’energia solare, dal calore endogeno terrestre e dalle maree); risorse primarie (utilizzabili direttamente come si trovano in natura: petrolio, carbone, gas naturale, legna); risorse secondarie (in cui l’energia deriva dalla trasformazione dell’energia primaria in altra forma di energia, ad esempio idroelettrico, energia elettronucleare eccetera); risorse commerciali ( ovvero soggette a transazioni commerciali e quindi facilmente quantificabili, derivanti da quattro tipi principali di fonti: carbone, petrolio, gas naturale, elettricità primaria); risorse non commerciali (non soggette a transazioni commerciali: ad esempio residui di coltivazioni, legna di sottobosco eccetera nei Paesi in via di sviluppo; sebbene assenti dal commercio internazionale in alcuni Paesi rivestono grande importanza); risorse tradizionali (derivanti da prodotti vegetali o animali: legna, carbone di legna, torba, sterco essiccato).
    – Università di Roma Tor Vergata, componente del Search Committee del Miur per i presidenti degli Enti vigilati di ricerca, componente del comitato scientifico Orizzontenergia.it

    1 settembre 2012


    [1] A. Spena, Difendiamo l’energia, il tempo c’è, Notiziario Ordine degli ingegneri, Roma, dicembre 2010.

    [2] F. Bassanini, A. De Romanet, F. Maystadt, U. Schroeder, Caccia agli investitori di lungo termine, Lezioni per il futuro, Il Sole24Ore, luglio 2009.

    [3] Concetto poi ripreso ne Il problema dell’energia: crocevia di politica economica, estera e tecnologica, Statistiche Petrolifere, anno XV, novembre 2001.

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