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LA SITUAZIONE ENERGETICA IN SARDEGNA

    Tratto dalla Relazione del Direttivo Regionale FILCTEM-CIGL

    Anche in Sardegna, come d’altronde nel resto d’Italia, succede di frequente che gli enti locali siano condizionati da singole persone, o gruppi di interesse (lobby), che sostengono delle tesi demagogiche e non documentate scientificamente, al solo scopo di impedire qualsiasi progetto di sviluppo.

    Al riguardo, se si parla di energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    , il vero nodo da affrontare e da risolvere, per consentire alla Sardegna di sviluppare un diverso modello di crescita, non è quello di produrre maggiori quantità di energia, ma di ridurne drasticamente e progressivamente il costo, per equipararlo a quello medio Europeo, dal momento che nel 2012 l’energia elettricaenergia elettrica
    Forma di energia ottenibile dalla trasformazione di altre forme di energia primaria (combustibili fossili o rinnovabili) attraverso tecnologie e processi di carattere termodinamico (ovvero che coinvolgono scambi di calore) che avvengono nelle centrali elettriche. La sua qualità principale sta nel fatto che è facilmente trasportabile e direttamente utilizzabile dai consumatori finali. Si misura in Wh (wattora), e corrisponde all’energia prodotta in 1 ora da una macchina che ha una potenza di 1 W.
    in Italia è costata il 36,9% in più rispetto al resto dei paesi Europei, ed in Sardegna questo gap competitivo è stato ancora maggiore (secondo fonti attendibili si tratta di un costo maggiore che oscilla tra il 25 e il 30% in più rispetto alla media nazionale).

    Sul prezzo finale dell’energia però, prima di analizzare il contesto energetico della Sardegna, è opportuno fare qualche considerazione, infatti quasi il 50% della bolletta è costituita da fattori che non hanno nulla a che vedere con il prezzo dell’energia, bensì con fattori derivanti dall’assenza di un’adeguata politica di programmazione.

    Si pensi ad esempio alle fonti rinnovabilifonti rinnovabili
    Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
    – il sole
    – il vento
    – l’acqua
    – la geotermia
    – le biomasse
    – che nelle intenzioni originarie avrebbero dovuto favorire nuove opportunità occupazionali, di ricerca ed innovazione, oltre che favorire un calo dei prezzi di vendita (che invece non si è verificato) – ma che nella pratica hanno determinato un sovra costo diretto nelle bollette (pari a circa 13 miliardi di euro solo nel 2013), ed indiretto con la chiusura delle centrali elettriche alimentate da combustibili fossili. Da segnalare inoltre il programma di investimenti sul settore termoelettrico attuato da Operatori privati, ma approvato dal Governo Italiano, per circa 22 miliardi di euro.

    Rispetto al contesto nazionale però, la situazione sarda è ancora più preoccupante, perché esistono dei nodi strutturali che restano irrisolti da un lungo periodo di tempo, primo fra tutti l’assenza di un piano energetico regionale che si accompagna alla mancanza di una politica di programmazione.

    A tale riguardo si possono citare, a puro titolo esemplificativo, il blocco d’importanti progetti sul solare termodinamico, e soprattutto la diffusione lasciata senza freni di impianti fotovoltaici nelle campagne e nelle città, cresciuti del 400% in due anni, che origina un impatto ambientaleimpatto ambientale
    L’insieme degli effetti (diretti e indiretti, nel breve o nel lungo termine, positivi o negativi, ecc..) che l’avvio di una determinata attività ha sull’ambiente naturale circostante.
    non trascurabile sul territorio senza creare, oltretutto, nuove opportunità di lavoro.

    Il rinnovo del parco regionale di generazione termoelettrica è in un limbo. Ne sono un esempio le drammatiche prospettive della Carbosulcis, il disimpegno da parte di E-On circa la realizzazione del 5° gruppo a carbonecarbone
    Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
    I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
    a Fiumesanto o i ridotti piani di investimento da parte di Enel nel sito di Portovesme. Anche la ritardata realizzazione del gasdottogasdotto
    Condotta adibita al trasporto di gas (pipelinepipeline
    Condotta adibita al trasporto di gas.
    , in inglese).
    Algeria-Sardegna-Italia, il GALSI, che doveva già essere completata da due anni rende critica la permanenza del polo energetico e chimico della Sardegna centrale – Ottana Energia e Polimeri – strettamente legato alla disponibilità e all’utilizzo del metanometano
    Idrocarburo che rappresenta il costituente principale del gas naturale.
    .

    La mancanza del metano nella nostra Isola, unica regione in Italia a non disporre di questa essenziale fonte di energia primariaenergia primaria
    Energia riferita direttamente al combustibile impiegato nelle centrali di produzione elettrica. È definita primaria perché deriva direttamente dallae caratteristiche della fonte, così come si trova in natura, senza trasformazioni in nessun’altra forma.
    , meno costosa e meno inquinante
    rispetto ad altri idrocarburiidrocarburi
    Composti chimici formati da carbonio e idrogeno che costituiscono il petrolio e il gas naturale. Esistono diverse classificazioni degli idrocarburi a seconda dei legami chimici presenti nelle molecole.
    tradizionali
    , continua a determinare una forte condizione di svantaggio sociale ed economico, sia per la struttura industriale che per quella terziaria, domestica e agricola.

    Date le premesse, riteniamo quindi utile valutare l’ipotesi della rigassificazionerigassificazione
    Operazione grazie alla quale è possibile riportare il GNL (gas naturale liquefatto) allo stato fisico di gas. Il gas, infatti, per essere trasportato su lunghe distanze, con le navi metaniere, viene raffreddato fino a -161 C°, temperatura alla quale si presenta liquido. Una volta giunto a destinazione viene ri-trasformato in gas ed immesso nella rete di distribuzione fino agli utenti finali.
    da realizzarsi attraverso le migliori tecnologie per la sicurezza degli impianti, poiché quello della sostenibilità ambientale è un principio imprescindibile per il futuro del sistema energetico regionale e per lo stesso futuro dei settori produttivi e industriali della Sardegna.

    A tale principio si deve guardare anche per il possibile sfruttamento di giacimenti di gas naturalegas naturale
    Idrocarburo che ha un’origine simile al petrolio, che si forma a partire dalla decomposizione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno (O2) di microorganismi, attraverso processi biologici avvenuti nel corso delle ere geologiche. La composizione del gas naturale varia notevolmente a seconda del sito di formazione, ma in genere presenta un’alta percentuale di metano (dal 70 al 95 %), anidride carbonica (CO2CO2
    Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

    ), azoto (N2) e idrogeno solforato (H2S). presenti nel sottosuolo sardo. Le riserve di metano eventualmente presenti nel sottosuolo sarebbero infatti in grado di contribuire a  realizzare nel corso di pochi anni il programma di metanizzazione dell’Isola indipendentemente dalla realizzazione del metanodottometanodotto
    Condotto adibito al trasporto di gas (in inglese, pipeline).
    GALSI, garantendo una sostanziale indipendenza e autonomia energetica della Regione anche in funzione di una ripresa produttiva.

    In ogni caso, al di là di queste ipotesi, è indispensabile portare avanti, innanzitutto, la realizzazione della rete regionale interna per la distribuzionedistribuzione
    Attività di trasporto (di elettricità o di gas) agli utilizzatori finali attraverso le reti di distribuzione.
    del gas e per il collegamento trala Sardegna ela Toscana, utilizzando da subito gli investimenti regionali e nazionali originariamente dedicati a questi scopi.

    Le considerazioni espresse sino a questo momento ci conducono ad un interrogativo: oggi esistono le condizioni in Sardegna per parlare di progetti di sviluppo?

    Parlare di progetti di sviluppo in queste condizioni è complicato, noi siamo per lo sviluppo sostenibilesviluppo sostenibile
    Lo sviluppo sostenibile è quel tipo di sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere il futuro delle generazioni a venire. I tre obiettivi dello sviluppo sostenibile sono: prosperità economica, benessere sociale e limitato impatto ambientale. La prima definizione, risalente al 1987, è stata quella contenuta nel rapporto Brundtland, poi ripresa successivamente dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU.
    e non per uno sviluppo generico e qualunquistico, ma occorre prendere atto che ci sono parti non indifferenti della nostra Società che sono prevenute, seppure in buona fede, nei confronti di qualsiasi tipo di progetto di sviluppo.

    Per questo è essenziale che le popolazioni siano costantemente informate e coinvolte nei processi decisionali, nella verifica dell’impatto di tutte le attività, che devono essere svolte in piena trasparenza, sgombrando il campo da ogni posizione pregiudiziale e assicurando nel contempo il pieno rispetto delle regole e della legge da parte di tutti.

    In conclusione è doveroso formulare alcune proposte d’indirizzo, cioè delle strade che possano favorire la risoluzione dei problemi sin qui evidenziati:

    1) Semplificazione procedure amministrative.

    Le procedure amministrative devono essere semplificate e devono essere  chiarite ed eventualmente accentrate le competenze dei vari enti preposti al rilascio delle autorizzazioni.

    2) Gestione programmata della transizione dal gas e dal carbone alle fonti rinnovabili.

    In conclusione dobbiamo acquisire tutti maggiore consapevolezza che senza una seria politica di programmazione non è pensabile convertire un sistema energetico come quello del nostro paese e della nostra regione senza provocare nel contempo la sua deindustrializzazione, ed in particolare la morte del settore manifatturiero.

     

    N.B.: testo tratto dalla relazione illustrata da Giacomo Migheli, Segretario Regionale Filctem-CGIL, al Direttivo Regionale Filctem-CGIL che si è tenuto ad Oristano il 24 Luglio 2013.

     

    >>> Scarica il testo integrale della Relazione del Direttivo Regionale FILCTEM-CIGL

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