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La traiettoria energetica americana, dalla dipendenza all’export

    di  Carlo Stagnaro

    Nessun frase è più gettonata, tra chi si occupa di energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    , di “serve un piano energetico nazionale” (o strategia che dir si voglia). L’evoluzione del settore energetico americano rappresenta un clamoroso caso studio del contrario: ossia della sostanziale impossibilità di prevedere, e dunque di pianificare saggiamente, un settore così magmatico e in costante evoluzione, tecnologica e non solo.
    Sembrano passati secoli da quando George W. Bush, replicando stancamente le promesse dei suoi predecessori da Richard Nixon (almeno) in poi, prometteva di mettere le briglie alla dipendenza dal petroliopetrolio
    Combustibile di colore da bruno chiaro a nero, costituito essenzialmente da una miscela di idrocarburi. Si è formato per azioni chimiche, fisiche e microbiologiche da resti di microorganismi (alghe, plancton, batteri) che vivevano in ambiente marino addirittura prima della comparsa dei dinosauri sulla terra. I principali composti costituenti del petrolio appartengono alle classi delle paraffine, dei nafteni e degli aromatici, che sono composti organici formati da carbonio e idrogeno e le cui molecole sono disposte secondo legami di varia natura.
    straniero
    . All’epoca appariva una chimera: tant’è che l’impegno bushiano si tradusse in un sostegno incondizionato e generosissimo ai biocarburanti, cioè alle constituency dei potenti Stati agrari. Lo stesso Barack Obama ha fatto proprio il medesimo impegno, naturalmente declinandolo in termini più vicini alla sensibilità democratica: lo slogan dell’indipendenza energetica cedeva il posto a quello della lotta al cambiamento del clima, i sussidi ai biofuel a fonti rinnovabilifonti rinnovabili
    Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
    – il sole
    – il vento
    – l’acqua
    – la geotermia
    – le biomasse
    che nell’immaginario appaiono “di sinistra”, quali solare ed eolico. Sogni di gloria seppelliti dal fallimento di Solyndra, il produttoreproduttore
    Secondo quanto stabilito dal decreto legislativo n. 79/99, il produttore è la persona fisica o giuridica che produce energia elettrica indipendentemente dalla proprietà dell’impianto.
    fotovoltaico portato dalla Casa Bianca a esempio del connubio tra competitività economica e sostenibilità ambientali.
    Per parafrasare Francesco Guccini, però, mentre tutto questo accadeva un’altra grande forza spiegava allora le sue ali: la silenziosa ma sempre più dirompente rivoluzione degli idrocarburiidrocarburi
    Composti chimici formati da carbonio e idrogeno che costituiscono il petrolio e il gas naturale. Esistono diverse classificazioni degli idrocarburi a seconda dei legami chimici presenti nelle molecole.
    non convenzionali
    . La fame di risorse, la peculiare regolamentazione americana che attribuisce la proprietà del sottosuolo non allo Stato ma a chi possiede il terreno soprastante, e lo sviluppo di tecnologie quali la fratturazione idraulica e la perforazione orizzontale hanno messo in moto una dinamica che oggi appare ormai chiarissima. L’avanzata del gas in particolare – grazie ai bassi prezzi e all’abbondante offerta imposti dallo shale – ha spazzato via dal panorama energetico americano tanto il carbonecarbone
    Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
    I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
    caro ai Repubblicani quanto il fotovoltaico democratico, il nuclearenucleare
    Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
    che piace all’Elefantino così come l’eolico che accende il cuore dell’Asinello.
    Un dato impressionante è quello sul “pensionamento” degli impianti a carbone, tradizionalmente l’ossatura del sistema elettrico americano: nel volgere di un anno, la potenzapotenza
    Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
    complessiva che è prevista uscire dalla produzione è cresciuta da circa 40 a circa 60 GW al 2020. Il dato che singolarmente colpisce di più è quello relativo al tasso di utilizzo della capacità esistente: appena 56%.
    L’altro “scarto” che immediatamente balza agli occhi è quello relativo alle importazioni, tradizionalmente bestia nera sia per la destra (che vi vede una minaccia alla sovranità nazionale) sia per la sinistra (che invece le interpreta come la prova provata del disinteresse americano per l’ambiente). Il gap tra produzione domestica e consumi, che all’inizio degli anni Duemila era di circa il 25% della domanda totale, si è oggi ridotto al 16%, ed entro il 2035 sarà sostanzialmente colmato, scendendo attorno al 3-4%. La sostanziale autosufficienza energetica (in termini netti, cioè sommando algebricamente import ed export) non è stata raggiunta né col dirigismo repubblican-nazionalista di Bush né con quello democratico-ambientalista di Obama. È a portata di mano semplicemente perché tecnologia e mercato – cioè, in ultima analisi, la convenienza economica – lo hanno reso possibile. Con grande scorno dei teorici del peak oil, secondo cui la produzione americana avrebbe dovuto avviarsi verso un rapido esaurimento, la tendenza punta decisamente nella direzione opposta: la produzione di idrocarburi è destinata a crescere impetuosamente. Se le rinnovabili, a fronte di una domanda crescente, resteranno sostanzialmente stabili ai livelli attuali (si prevede passino dall’11% del 2012 al 12% nel 2040), il metanometano
    Idrocarburo che rappresenta il costituente principale del gas naturale.
    vivrà invece un periodo di boom
    , passando dal 31% al 38%, il petrolio terrà botta (petrolio nei paesi industrializzati è essenzialmente sinonimo di mobilità) calando dal 22 al 20%, mentre nucleare e carbone andranno in deciso calo, passando rispettivamente dal 10 all’8% e dal 26 al 22% del consumo totale.
    I dati, in particolare dell’ufficio statistico del dipartimento per l’Energia, mostrano chiaramente come la produzione di gas, soprattutto, sia trainata proprio dalle risorse non convenzionali.
    Una rilevante conseguenza di questo fenomeno è che sta cambiando la “testa” americana. Se il dibattito pubblico fino a pochi anni fa era dominato dal tema delle importazioni, e di come ridurle, oggi si fa strada il pensiero opposto: ossia se non valga la pena valorizzare questa immensa produzione attraverso l’export. Infatti i produttori americani – che stanno soffrendo per i bassi prezzi determinati dall’eccesso di offerta – vorrebbero (e potrebbero) trarre immenso vantaggio dai prezzi ben più alti che si riscontrano su altri mercati, come quelli europeo, asiatico e giapponese, dove il gas naturalegas naturale
    Idrocarburo che ha un’origine simile al petrolio, che si forma a partire dalla decomposizione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno (O2) di microorganismi, attraverso processi biologici avvenuti nel corso delle ere geologiche. La composizione del gas naturale varia notevolmente a seconda del sito di formazione, ma in genere presenta un’alta percentuale di metano (dal 70 al 95 %), anidride carbonica (CO2CO2
    Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

    ), azoto (N2) e idrogeno solforato (H2S). viene scambiato a prezzi tra le due e le tre volte superiori. Naturalmente ciò fa storcere il naso ai grandi consumatori USA di energia, i quali vivono l’attuale bonanza come una sorta di sussidio non dichiarato. Inoltre la regolamentazione americana è pensata per inibire le esportazioni, anche se le cose stanno cambiando: pragmaticamente, si troverà un accordo tale da liberare almeno una parte di queste gigantesche risorse.
    L’Europa potrebbe beneficiarne grandemente, se l’energia (e il gas in particolare) fosse pienamente inclusa nel trattato di libero scambioscambio
    Scambio tra energia elettrica immessa ed energia elettrica prelevata, nel caso in cui l’immissione e il prelievo avvengono in momenti differenti.
    transatlantico attualmente in discussione. In primo luogo, una maggiore disponibilità di gas sui mercati internazionali potrebbe far scendere i prezzi anche nel vecchio continente, un tema di non secondaria importanza in una regione che comunque vive con insofferenza l’attuale dipendenza da fornitori instabili o non del tutto affidabili (la crisi in corso in Ucraina ha reso nuovamente di attualità questo tema). In secondo luogo, uno degli effetti non intenzionali della shale revolution negli Stati Uniti è stato quello di abbattere i prezzi del carbone, rendendolo più conveniente proprio in Europa. Col paradosso che l’”ambientalista” Unione Europea soffre oggi molto di più per la tentazione del carbone che non gli USA. Maggiori importazioni, rese possibili dalla diffusione dei terminali di rigassificazionerigassificazione
    Operazione grazie alla quale è possibile riportare il GNL (gas naturale liquefatto) allo stato fisico di gas. Il gas, infatti, per essere trasportato su lunghe distanze, con le navi metaniere, viene raffreddato fino a -161 C°, temperatura alla quale si presenta liquido. Una volta giunto a destinazione viene ri-trasformato in gas ed immesso nella rete di distribuzione fino agli utenti finali.
    nell’UE, potrebbero controbilanciare questo fenomeno.
    Tornando al punto di partenza: nessun pianificatore, illuminato o no, ha previsto (o avrebbe potuto prevedere) questa evoluzione, che ha consentito agli Stati Uniti di avere energia più accessibile, più economica e più pulita. Anche nel settore energetico vale il monito di Amleto: ci son più cose tra cielo e terra…

    Fonte: Istituto Bruno Leoni – IBL

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