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Legambiente preoccupata per il dilagare di progetti di costruzione di centraline idroelettriche

    Aosta – Questa politica conclude Legambiente “sta giocando con le nostre risorse più stabili e più sicure (l’acqua e il paesaggio), le uniche che possono assicurare alla nostra regione uno sviluppo sostenibilesviluppo sostenibile
    Lo sviluppo sostenibile è quel tipo di sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere il futuro delle generazioni a venire. I tre obiettivi dello sviluppo sostenibile sono: prosperità economica, benessere sociale e limitato impatto ambientale. La prima definizione, risalente al 1987, è stata quella contenuta nel rapporto Brundtland, poi ripresa successivamente dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU.
    e che potrebbero rimanere per i nostri figli.

    Il dilagare di progetti per la costruzione di centraline idroelettriche preoccupa fortemente Legambiente. “Pur essendo, di principio, favorevoli alle energie alternative – si legge in una nota dell’Associazione – non possiamo accettare che esse si realizzino a scapito degli interessi più generali della comunità e, nello specifico, della nostra regione. In effetti alcune delle proposte presentano, per certo, dei rischi di danni ambientali ed anche economici a carico delle nostre comunità, essendo state pensate con l’unico scopo di portare profitto ai privati o alle società.”

    Tra i progetti ricordati dall’Associazione ambientalista quello sul torrente Ayasse a Champorcher, quello della Cva che prevede di triplicare la potenzapotenza
    Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
    della centrale di Chavonne con pesanti interventi di captazionecaptazione
    In un impianto idroelettrico rappresenta l’insieme delle operazioni di prelievo e di accumulo dell’acqua.
    nelle vallate di Cogne e di Valsavarenche.

    Se neanche i vincoli di un Parco, di una Zona a Protezione Speciale, di un Sito di Importanza Comunitaria, di un progetto Interreg – continua la nota – riescono a salvare i gioielli ambientali della nostra Regione, significa che tutti gli studi fatti e le parole spese sono solo retorica sprecata, così come restano lettera morta le prescrizioni derivanti da normative nazionali ed europee. In realtà in tutta la Regione l’acqua è, non in vendita, bensì regalata al primo offerente (neanche al migliore!) e i profitti dell’uso che ne viene fatto non ritornano ai Valdostani.”

    Secondo Legambiente questi progetti non portano poi alcun beneficio di tipo economico alle comunità locali. “Che ruolo hanno la Regione, le Comunità locali, i cittadini valdostani?” Si chiede l’associazione.

    La Regione ha delegato tutta la materia a CVA, compreso l’incarico di svolgere gli studi sul Deflusso Minimo Vitale necessari a stabilire qual è il massimo di acqua prelevabile da ogni torrente. E gli uffici regionali del VIA fanno sempre più fatica a far rispettare le leggi di tutela dell’ambientetutela dell’ambiente
    Insieme di misure legali volte alla protezione dell’ambiente naturale da fenomeni di inquinamento o supersfruttamento. Le crescenti preoccupazioni per la salvaguardia dell’ambiente, infatti, hanno portato alla formulazione di apposite leggi in diversi settori (per esempio nell’agricoltura, nell’industria, nei trasporti, nell’edilizia, ecc…) e all’elaborazione di normative di contenimento dell’impatto ambientale. Anche a livello internazionale sono state adottate diverse convenzioni per limitare le alterazioni dell’ambiente globale (surriscaldamentosurriscaldamento
    Raggiungimento di temperature critiche.
    , buco dell’ozono,ecc …) e tutelare le diversità biologiche. Ne sono un esempio le conferenze delle Nazioni Unite inaugurate nel 1972 a Stoccolma e culminate nel Vertice mondiale su Ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro del 1992 (vedi UNCED e Agenda 21).
    che pure esistono: gli stessi progetti ritornano continuamente riuscendo alla fine a trasformare in ‘positiva’ una VIA inizialmente ‘negativa’
    .”

    I comuni invece “sono completamente tagliati fuori dalle scelte decisionali e rischiano anzi di essere bastonati quando si mettono in testa di salvaguardare il loro territorio e le loro risorse.”

    Infine, continua Legambiente “i diritti dei valdostani sono i più misconosciuti, dal momento che è saltato anche il più elementare “diritto alla proprietà privata”, come ci insegna la vicenda successa a Gressoney, dove un legittimo proprietario si è trovato espropriato dei suoi beni, a sua insaputa, perché un’impresa potesse realizzare una centralina (e la Regione, cioè noi, paghiamo l’esproprio a favore dell’impresa, che però non ci renderà un euro dei suoi futuri guadagni!).”

    Questa politica conclude Legambiente “sta giocando con le nostre risorse più stabili e più sicure (l’acqua e il paesaggio), le uniche che possono assicurare alla nostra regione uno sviluppo sostenibile e che potrebbero rimanere per i nostri figli.”

    Fonte: Aostasera.it, 01/01/2011

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