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L’energia e il consenso sociale

    Consenso sociale: un problema emergente nella società secolarizzata

    Mai come oggi il consenso è un problema nodale nella vita delle istituzioni per l’attuazione del loro potere. In particolare, nel settore dell’energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    sostenibile, il favore della popolazione, dei media e degli opinion maker è indispensabile per le diverse politiche e pertanto esso guida scelte e investimenti. Ma che cos’è il consenso, e come lo si ottiene e mantiene in  ambito energetico?

    Su questo numero della nostra newsletter vi proponiamo una serie di riflessioni sul tema, con il sociologo Gianni Rizzi e l’esperto di processi decisionali in ambito commerciale Giovanni L.M. Manera, partner nei progetti di ricerca del Gruppo Areté.


    Energia sostenibile e consenso: si troverà mai un punto di incontro?

    “Bisogna definire prima di tutto che cos’è l’energia e come viene recepita, e che cos’è il consenso e come si forma e gestisce – rispondono Manera e Rizzi. L’energia, in quanto tale, è un bisogno inevitabile e un bene immateriale. Le motivazioni apparenti del dissenso, a questa o quella forma di energia, dipendono invece dai metodi di produzione, operati in siti che il più delle volte sono lontani dalla vista della maggioranza degli utenti. Tali motivazioni spesso sembrano irrazionali, cosa che rende difficile per aziende e istituzioni individuare i criteri sui quali fare leva al fine di condividere le scelte con la comunità e orientare il consenso.

    Il fatto è che dell’energia si percepiscono solo gli effetti della sua produzione e non quelli del suo uso; ed è dunque da tali effetti che influiscono direttamente sulla vita delle persone – ricadute in termini di salute della persona e dell’ambiente, di costi/business, di conseguenze sullo stile di vita/comportamenti – che si fonda l’oggetto ultimo del consenso.

    Il consenso si dà infatti sul percepito sensoriale, ed anche le neuroscienze hanno dimostrato che le decisioni sono prese sempre “di pancia in base alle pregresse esperienze emotive” e solo in seguito sono razionalizzate, ma, riguardo i metodi di produzione dell’energia, occorre invece ragionare razionalmente”.

    Riguardo alla produzione, una variabile significativa è il tipo di scarti che un sistema genera rispetto ad un altro. La natura dei residui è infatti ben diversa se si produce con un termovalorizzatore, una centrale a petroliopetrolio
    Combustibile di colore da bruno chiaro a nero, costituito essenzialmente da una miscela di idrocarburi. Si è formato per azioni chimiche, fisiche e microbiologiche da resti di microorganismi (alghe, plancton, batteri) che vivevano in ambiente marino addirittura prima della comparsa dei dinosauri sulla terra. I principali composti costituenti del petrolio appartengono alle classi delle paraffine, dei nafteni e degli aromatici, che sono composti organici formati da carbonio e idrogeno e le cui molecole sono disposte secondo legami di varia natura.
    , a carbonecarbone
    Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
    I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
    o a fissione nuclearefissione nucleare
    Processo fisico che avviene nelle centrali nucleari, consistente nel “colpire” un nucleo atomico con neutroni per formare atomi più leggeri, in una sorta di reazione a catena in grado di sprigionare un enorme quantitativo di energia secondo la formula di Einstein E = mc2 (dove m è la massa dell’atomo coinvolto e c è la velocità della luce).
    .

    In caso di disastri ambientali, il residuo è un dato significativo e ‘il nuclearenucleare
    Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
    ’ è quello più temuto. Perché nella pratica però si trova dissenso anche verso altre fonti?

    “E’ vero, anche le forme di produzione di energia sostenibile sollevano critiche. Gli italiani non hanno dimostrato simpatia né per gli impianti eolici, perché ‘deturpano il paesaggio’, né per esempio per quelli a biomassabiomassa
    In generale si identifica con biomassa tutto ciò che ha matrice organica ad eccezione delle plastiche e dei materiali fossili. Come indicato nel decreto legislativo del 29 Dicembre 2003 n. 387, per biomassa si intende ” la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonchè la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani “. Ciò che accomuna le diverse tipologie di biomassa è la presenza di carbonio che mette a disposizione un elevato potere calorifico eventualmente sfruttabile per fini energetici.
    , a causa degli odori, etc.

    Oltre a quello dei residui, c’è comunque un altro aspetto da considerare nei processi decisionali sulle energie sostenibili: la localizzazione.
    Una pala eolica lungo un’autostrada ha certamente minor impatto sullo skyline rispetto ad una installazione su un colle toscano in mezzo ai cipressi. Per la creazione del consenso in tema di energie sostenibili, il problema di fondo sembra dunque quello di riuscire ad individuare le aree di ‘sacrificio’ percepito, che le persone – lì dove vivono – possono realmente accettare, rispetto a bisogni che possono considerare secondari. E poi mettere in atto strategie che ne consentano la razionalizzazione”.

    Come? Ci sono linee guida?

    “Riflettiamo sul consenso, argomento complesso, che ha a che fare con una rete di concetti. Sinonimi quali accordo, intesa, concordia, conformità, autorizzazione, permesso, benestare, beneplacito, approvazione, adesione, assenso, accettazione, gradimento, seguito, favore, successo, permesso, autorizzazione, placet, consentimento, sono utili per capire che il termine ha diversi significati, con diverse sfumature: volontà comune, conformità di pensiero o sentimento, autorizzazione, appoggio dato a un partito o simili, accordo tra le parti, ecc. Può essere individuale, verso la propria persona – occorre sentirsi più o meno a posto con sé stessi! – inter-soggettivo o tra due persone, culturale o sociale, tra più persone.

    Ecco perché il consenso è un argomento socialmente molto rilevante ed è difficile trovare e dare linee guida per gestirlo. Il consenso può essere frutto di libera scelta oppure forzato, in corrispondenza di un potere esercitato per autorevolezza piuttosto che per autorità – continuano Manera e Rizzi.

    Ognuno ha sperimentato nella vita, in ufficio, con i figli, amici e partner, quanto sia diverso trovarsi nella prima o nella seconda modalità. La differenza sta nel fatto che l’autorevolezza prevede adesione, mentre l’autorità prevede delle costrizioni. Ed è semplice intuire che un potere  fondato sull’autorevolezza è nelle condizioni di agire quanto meno in un ambiente favorevole.

    Dittatura e oligarchia possono essere tutte forme di espressione di autorità, tuttavia lo è anche un sistema sociale basato sul potere della maggioranza, come le moderne democrazie. La maggioranza implica infatti che vi sia una minoranza, ovvero soggetti in dissenso. In alcuni casi, la maggioranza che governa può persino non essere espressione di un consenso popolare.

    In ogni caso il consenso sociale prevede sempre una forma di interazione e l’interazione prevede atti comunicativi. Tanto più l’interazione ha caratteri di vincolo, di costrizione, tanto più il consenso sarà il  frutto di un condizionamento di cui la comunicazione, come la forza, gli affetti, il denaro, ecc, è una delle leve più efficaci.

    Se il condizionamento è mal gestito, può far crescere paradossalmente il dissenso fino a impedire lo svolgimento di iniziative, a bloccare il processo decisionale e perfino a distruggere il potere. Il contrasto al dissenso può rafforzarlo.

    Il potere, anche quello democratico basato sul consenso della maggioranza, più spesso si impone attraverso la costrizione, la quale tuttavia produce dissenso, e il dissenso, in forme sociali elettive, produce maggioranze dissenzienti, che possono acquisire potere facendo diventare la maggioranza minoranza.

    Per questo motivo, il consenso migliore che si può ottenere nelle democrazie passa solo attraverso una forma di comunicazione consapevole, continua e coinvolgente sul bene comune, al fine di ottenere il maggior riconoscimento possibile dalla comunità”.

    Quindi, riassumendo, l’energia sostenibile non è in sé un bene comune e per realizzare un progetto energetico occorre o un potere non democratico, o un forte investimento sul coinvolgimento sociale utilizzando diverse leve, tra cui in primis la comunicazione, con un’attività parallela di gestione di un’eventuale quota sociale residua di dissenso?

    “Esattamente. L’energia sostenibile in particolare è un valore, e implica l’adozione di comportamenti. Come valore riscuote largamente consenso generico, culturale, presso i cittadini non addetti ai lavori, grazie alle intense campagne pro green economy e salva-ambiente, indipendentemente da altre valutazioni. 

    Cambiare i comportamenti invece è sempre molto difficile, perché cambiare al nostro cervello costa fatica e sofferenza. Quindi una strategia del consenso dovrebbe tener conto anche di tale difficoltà. Insomma, occorre molta determinazione e spesso i risultati di business non sembrano abbastanza incoraggianti. Come business, l’energia sostenibile appare effettivamente problematica.

    Interessante è la posizione di Gail Tverberg, esperta  americana di previsioni statistiche, diventata famosa per la correttezza di molte sue valutazioni. Tverberg scrive sul suo sito Our Finite World ed è ripresa da molti altri siti e blog. E’ convinta che sole e vento non potranno mai sostituire petrolio, carbone e gas perché “Cercare di sostituire un’energia economica con una costosa è come cercare di far andare l’acqua in salita”. L’energia sostenibile può reggere solo con il sostegno pubblico, prospettiva in contrasto con la nostra epoca di privatizzazioni. Tuttavia la storia ha una sua autonomia rispetto a tutte le previsioni e, mutando dei parametri, lo scenario potrebbe essere un altro. La dinamica energia/consenso con tutte le sue variabili potrebbe riservare sorprese.”

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