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Libro Verde dello spreco in Italia: l’Energia – In Italia il 3% del consumo di energia è imputabile agli sprechi alimentari

    In Italia il 3% del consumo di energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
     è imputabile agli sprechi alimentari
    :
    percentuale che equivale ai consumi energetici annuali di 1.650.000 italiani, o all’85% dei consumi finali del comparto industriale di una regione come l’Emilia Romagna (stime UniBo, su dati LMM ed Enea).

    Con questa quantità di energia si potrebbero soddisfare i bisogni energetici annuali di 1.650.000 Italiani. E con lo spreco energetico causato dalla produzione agricola rimasta in campo (oltre 1,5 milioni di tonnellate, pari al 3,2% della produzione totale) si potrebbero riscaldare per un anno 400.000 appartamenti di classe A (stime Unibo Su Valori Eni).

    Solo negli Stati Uniti il 2,5% dello spreco energetico è determinato dagli sprechi alimentari. Un doppio spreco, dunque, con gravi conseguenze in termini di costi economici, sociali e ambientali: da un lato, grandi quantità di energia sono utilizzate per produrre, distribuire e consumare cibo, dall’altro, ulteriore energia viene impiegata nella gestione e nello smaltimento degli sprechi e scarti di alimenti ancora commestibili.

    Tutto questo mentre gli studi sulla povertà energetica registrano che 150 milioni di cittadini europei non sono in grado di pagare i costi relativi al riscaldamento, al funzionamento degli elettrodomestici e al gas per cucinare.

    E a livello italiano la povertà energetica riguarda circa il 10% delle famiglie.

    Un accurato monitoraggio sul rapporto fra spreco alimentare e costi dei consumi energetici viene offerto dal Libro Verde dello spreco in Italia: l’Energia, a firma Andrea Segré e Matteo Vittuari, pubblicato da Edizioni Ambiente nell’ambito della campagna europea “Un anno contro lo spreco” di Last Minute Market. […]

    Spiega il presidente di Last Minute Market Andrea Segré: “Non è un caso che gli sprechi della filiera agroalimentare siano così compenetrati ai costi energetici: buttare il cibo ancora consumabile significa anche sprecare l’energia chimica contenuta negli alimenti. In uno studio condotto in un ipermercato di Bologna è stato rilevato che in un anno vengono smaltiti come rifiutorifiuto
    Secondo quanto definito nel decreto legislativo n.22 del 5 febbraio 1997 il rifiuto è una sostanza o un oggetto di cui il detentore decida o sia obbligato a disfarsi”. I rifiuti possono essere classificati in diversi modi, per esmpio in base all’origine oppure in base alla pericolosità.
    fino a 92.000 Kg di cibo commestibile, ossia una media di 252 kg al giorno, su cui pesano in larga parte frutta, verdura e carne. Tale quantità, tradotta in termini di energia chimica (alimentare), equivale a perdere ca. 310.000 KcalKcal
    Unità di misura del calore equivalente a 1.000 calorie.
    al giorno, di cui quasi un terzo è rappresentato dalla carne. Con questi 252 kg di cibo sarebbe possibile fornire una dieta completa ed equilibrata per 18 persone al giorno, soddisfacendo a pieno il loro fabbisogno energetico.

    Da Milano, città dell’Expo, vogliamo ribadire l’importanza di un Anno Europeo dedicato al tema degli sprechi alimentari e ci auguriamo che il 2015 possa diventarlo, per sostenere una battaglia importante e centrale, in Italia come in Europa e nel mondo”.

    “Il Rapporto che presenteremo è un libro di consapevolezza e di nuova cultura dell’ambiente – spiega il presidente di Alce Nero Lucio Cavazzoni – Laddove denuncia un modello insostenibile per l’Italia, racconta e per certi versi auspica che un’agricoltura altra è possibile, anzi necessaria. Biologico è anche economico: è un modo di “fare” agricoltura che conviene, anche e soprattutto economicamente. E’ un’agricoltura che produce e restituisce energia”.

    La sostenibilità  alimentare è una sfida globale, che va affrontata a tutti i livelli, dalle istituzioni internazionali ai singoli governi, ai grandi gruppi industriali, alla ricerca e alle università, ma ognuno di noi può e deve fare la sua parte spiega Pierre Ley, media relations manager di Whirlpool EMEA – Questa la tesi del mini-documentario che presenteremo in anteprima, girato tra i laboratori del Food Institute Whirlpool di Varese, i portici di Bologna e un paesino delle Marche”.

    Zero Impact, questo il titolo del mini-documentario, è la storia di un breve viaggio nel mondo della ricerca legata alla sfida della sostenibilità  alimentare, intrapreso da chi ha il compito formale di “raccontare” l’azienda ai media, nell’intento di capirne di più e vivere in prima persona il concetto di impatto zero. Nel video, molto concreto, ambientato in parte nella LEAF House dell’entroterra anconetano una casa di sei appartamenti che da 5 anni produce interamente da fonti rinnovabilifonti rinnovabili
    Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
    – il sole
    – il vento
    – l’acqua
    – la geotermia
    – le biomasse
    tutta l’energia che utilizza ed anche alcuni stuzzicanti suggerimenti pratici di cucina sostenibile.

    La produzione nasce perchè Whirlpool, il più grande produttoreproduttore
    Secondo quanto stabilito dal decreto legislativo n. 79/99, il produttore è la persona fisica o giuridica che produce energia elettrica indipendentemente dalla proprietà dell’impianto.
    al mondo di apparecchi elettrodomestici, riconosce la responsabilità e il ruolo imprortante che l’industria della filiera agroalimentare deve avere in questo ambito, considerando che gran parte degli sprechi sono legati ai nostri modelli di consumo e al nostro stile di vita. […]

    Fonte: Edizioni Ambiente

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