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Limitare i cambiamenti climatici per salvare le barriere coralline

    Si prevede che, se non verranno intraprese azioni per ridurre le emissioni di gas serra, quasi tutte le barriere coralline subiranno una grave degradazione. Si suppone inoltre che i coralli siano in grado di adattarsi molto velocemente. Ma, secondo uno studio recentemente pubblicato nella rivista Nature Climate Change, anche se tutte le supposizioni fossero corrette, solo due terzi delle barriere coralline sarebbero al sicuro.

    Considerato il ruolo importante delle barriere coralline nell’ecosistemaecosistema
    È l’insieme di tutti gli organismi viventi (animali e vegetali) presenti in un determinato ambiente e delle relazioni che intercorrono tra di loro e tra essi e il sistema fisico circostante.
    marino
    , queste scoperte sono fonte di grande preoccupazione. Si stima che le barriere coralline ospitino quasi un quarto delle specie negli oceani e forniscano servizi fondamentali quali protezione delle coste, turismo e pesca a milioni di persone nel mondo. Tutti questi servizi potrebbero essere a rischio poiché i cambiamenti climatici e l’acidificazioneacidificazione
    Processo chimico dovuto all’inquinamento, che causa una diminuzione del pH delle acque superficiali e del suolo, alterando pericolosamente gli ecosistemi che ne fanno parte.
    degli oceani
    , entrambi causati dalle emissioni di biossido di carboniocarbonio
    Elemento chimico costituente fondamentale degli organismi vegetali e animali. È alla base della chimica organica, detta anche chimica del carbonio: sono noti più di un milione di composti del carbonio. È molto diffuso in natura, ma non è abbondante: è presente nella crosta terrestre nella percentuale dello 0,08% circa, e nell’atmosfera prevalentemente come monossido (CO) e biossido (CO2CO2
    Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

    ) di carbonio (anidride carbonica). Allo stato di elemento si presenta in due differenti forme cristalline: grafite e diamante. (CO2) prodotte dall’uomo, rappresentano una grave minaccia per questi ecosistemi.

    Secondo questo studio, anche se i cambiamenti climatici venissero ridotti, le barriere coralline ne risentirebbero le conseguenze e non sarebbero più i vivaci ecosistemi che oggi conosciamo.

    “Le nostre scoperte mostrano che nelle attuali ipotesi riguardanti la sensibilità termica, le barriere coralline potrebbero non essere più degli ecosistemi costieri importanti se le temperature medie globali superassero di fatto di 2 gradi centigradi il livello preindustriale,” dice l’autore principale Katja Frieler dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico.

    “Senza un ancora incerto processo di adattamento o acclimatazione, tuttavia, si prevede che già quasi il 70% dei coralli subirà una degradazione a lungo termine entro il 2030, anche in caso di un ambizioso scenario di riduzione dei cambiamenti climatici.” Se si vogliono proteggere le barriere coralline, gli aumenti medi della temperatura devono essere mantenuti sotto a 1,5 gradi centigradi.

    Lo studio, condotto da scienziati provenienti da Potsdam, dalla University of British Columbia in Canada e dalle università di Melbourne e del Queensland in Australia, secondo i ricercatori è la prima ricerca globale completa sullo sbiancamento dei coralli a esprimere i risultati in termini di cambiamento della temperatura media globale.

    Questo team di ricerca ha usato un’ampia serie di 19 modelli climatici globali per stimare lo stress da calore cumulativo in 2160 siti di barriere coralline nel mondo. Essi hanno successivamente applicato differenti scenari di emissioni che coprono il 21° secolo e molteplici simulazioni di modelli climatici; in totale sono stati analizzati oltre 32.000 anni simulati e questo ha permesso una rappresentazione dell’incertezza più robusta rispetto a tutti gli studi precedenti.

    I coralli traggono quasi tutta la loro energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    da una stretta relazione simbiotica con un tipo speciale di microalghe. La simbiosi tra i coralli e le alghe si può interrompere quando è sovraccaricata da temperature eccessive dell’acqua, facendo “sbiancare” il corallo che diventa così pallido. Anche se i coralli possono sopravvivere a questo processo, se lo stress da calore persiste abbastanza a lungo i coralli possono morire in gran numero. “Questo avvenne nel 1998, quando si stima che si perse il 16% di tutti i coralli in un singolo, prolungato periodo di caldo in tutto il mondo” dice Frieler.

    Nello studio sono state inserite anche stime ottimistiche per tenere conto di una possibile acclimatazione o adattamento dei coralli allo stress termico, come ad esempio cambiamenti ad alghe simbiotiche con una resistenza termica più alta.

    “Tuttavia, gli stessi coralli possiedono tutte le caratteristiche sbagliate per poter essere in grado di evolvere rapidamente nuove tolleranze termiche” dice il coautore Ove Hoegh-Guldberg, un biologo marino dell’Università del Queensland in Australia.

    “I coralli hanno cicli vitali lunghi di 5-100 anni e mostrano bassi livelli di diversità in conseguenza del fatto che sono in grado di riprodursi mediante clonazione. Essi non sono come i moscerini della frutta che sono in grado di evolversi molto più velocemente.”

    Studi precedenti hanno stimato l’impatto dell’adattamento termico sulle soglie di sbiancamento, ma non il possibile effetto opposto dell’acidificazione degli oceani. L’acqua di mare diventa più acida quando assorbe biossido di carbonio (CO2) dall’atmosferaatmosfera
    Involucro di gas e vapori che circonda la Terra, costituito prevalentemente da ossigeno e da azoto, che svolge un ruolo fondamentale per la vita delle specie, perché fa da schermo alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Essa si estende per oltre 1000 km al di sopra della superficie terrestre ed è suddivisa in diversi strati: troposfera (fino a 15-20 chilometri), stratosfera (fino a 50-60 chilometri), ionosfera (fino a 800 chilometri) ed esosfera.
    . Risulta probabile che ciò agisca a danno dei processi di calcificazione che sono fondamentali per la crescita dei coralli e potrebbe anche ridurre la loro resistenza termica. Il nuovo studio ha esaminato il possibile coinvolgimento di questo effetto di acidificazione degli oceani, scoprendo che, come dice Hoegh-Guldberg, “le attuali ipotesi sulla sensibilità termica potrebbero sottostimare, e non sopravvalutare, l’impatto futuro dei cambiamenti climatici sui coralli.”

    Questa analisi dettagliata mette in evidenza quanto siamo vicini a un mondo senza le barriere coralline come le conosciamo oggi. “Il periodo di tempo per preservare la maggior parte delle barriere coralline, parte del patrimonio naturale mondiale, è limitato,” riassume Malte Meinshausen, coautore all’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico e dell’Università di Melbourne, Australia. “Noi gettiamo via questa opportunità se proseguiamo con un altro decennio di sempre maggiori emissioni globali di gas serra.”

    Per maggiori informazioni, visitare:

    Nature Climate Change
    http://www.nature.com/nclimate/index.html

    Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico (PIK)
    http://www.pik-potsdam.de/

    Categoria: Varie
    Fonte: Nature Climate Change
    Documenti di Riferimento: Frieler, K., et al. “Limiting global warming to 2 degrees C is unlikely to save most coral reefs”, Nature Climate Change, 2012. doi: 10.1038/nclimate1674
    Codici di Classificazione per Materia: Protezione ambientale

    RCN: 35096

    Fonte: CORDIS – Servizio Comunitario di Informazione in materia di Ricerca e Sviluppo, Commissione Europea

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