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Logistica dell’elettricità

    Pillole di energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    – di Michele Governatori

    Nella scorsa pillola abbiamo parlato di simultaneità del consumo e della produzione di elettricità. Abbiamo visto che l’energia elettricaenergia elettrica
    Forma di energia ottenibile dalla trasformazione di altre forme di energia primaria (combustibili fossili o rinnovabili) attraverso tecnologie e processi di carattere termodinamico (ovvero che coinvolgono scambi di calore) che avvengono nelle centrali elettriche. La sua qualità principale sta nel fatto che è facilmente trasportabile e direttamente utilizzabile dai consumatori finali. Si misura in Wh (wattora), e corrisponde all’energia prodotta in 1 ora da una macchina che ha una potenza di 1 W.
    non si può stoccare, se non in forma di acqua in centrali idroelettriche a pompaggio. E che quindi la variabilità dei consumi e l’imprevedibilità di quella parte della produzione che si affida a fonti di disponibilità non nota in anticipo rendono indispensabile una certa quantità di centrali elettriche flessibili, pronte a fornire una sufficiente potenzapotenza
    Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
    di scorta. Le cosiddette centrali di punta. Centrali in grado di modulare la loro potenza abbastanza in fretta da coprire, per esempio, un’improvvisa assenza di vento in un parco eolico o un imprevisto aumento dei consumi.

    C’è una grossa conseguenza in ciò, che comunemente si dimentica quando si pensa alla produzione elettrica. Questa: l’aggiunta al sistema di centrali non flessibili comporta la necessità aggiuntiva di una quota di centrali flessibili di scorta. Questo è uno dei motivi per cui una generazione elettrica totalmente rinnovabile è purtroppo una chimera: infatti gran parte delle nuove fonti rinnovabilifonti rinnovabili
    Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
    – il sole
    – il vento
    – l’acqua
    – la geotermia
    – le biomasse
    sviluppabili, come il vento e il sole, non hanno il carattere della prevedibilità e hanno quindi bisogno anche di capacità convenzionale di riserva da parte di centrali termoelettriche di punta.

    Non solo: anche centrali come quelle nucleari e, in misura minore, a carbonecarbone
    Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
    I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
    , non sono adatte a seguire la modulazione della domanda elettricadomanda elettrica
    Quantità di energia elettrica che deve transitare sulla rete calcolata come la somma dei consumi degli utenti e delle perdite sulla rete. È sinonimo di fabbisogno elettrico.
    . Per una ragione sostanzialmente economica: si tratta di impianti con alti costi fissi e bassi costi variabili, che quindi hanno senso se possono lavorare con la massima costanza possibile per remunerare i costi fissi. Insomma, un parco elettrico nazionale, o continentale, è un po’ come un portafoglio di investimenti. Se è squilibrato dal punto di vista della flessibilità finisce per costare complessivamente di più ed essere meno affidabile.

    Infatti, uno dei fattori che devono essere tenuti in conto quando si ipotizza un ritorno alla generazione da fonte nuclearenucleare
    Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
    e da carbone, ma che spesso è ignorato dai non tecnici, è che con più nucleare e più carbone occorrerà rendere disponibile nuova capacità di generazione di punta, oppure utilizzare in modo più flessibile, con maggiori costi, gli impianti a gas già oggi sul mercato. Dobbiamo a questo punto introdurre un altro fattore decisivo riguardo alla funzionalità del sistema elettrico. La rete. Le linee di trasporto.

    La disponibilità di adeguata capacità di trasporto elettrico è tanto più importante quanto più i luoghi di produzione di elettricità non corrispondono con quelli del consumo, come in Italia succede in molti casi. In assenza di una rete correttamente dimensionata, l’energia elettrica può diventare localmente scarsa anche se la capacità produttiva complessivamente disponibile è eccedentaria. In Italia ci sono diversi esempi di ciò. In Sardegna e soprattutto in Sicilia, per esempio, in epoca recente le centrali di generazione locali sono state remunerate anche il doppio di quelle in altre regioni, perché la concorrenza da parte di centrali di altre regioni era in parte bloccata dalle strozzature di rete.

    Le strozzature più gravi della rete elettricarete elettrica
    Insieme delle linee elettriche, delle stazioni elettriche e delle cabine elettriche adibite alle operazioni di trasmissione e distribuzione dell’elettricità. La rete elettrica può essere ad alta tensione (da 40 a 380 kV), a media tensione (da 1 a 30 kV) o bassa tensione (380 V).
    italiana sono da tempo in previsione di essere superate attraverso la costruzione di nuove linee da parte di Terna, il gestore della rete elettrica, ma le difficoltà di ottenere le autorizzazioni alla costruzione, di solito per opposizione di comunità ed enti locali, hanno ritardato di anni l’adeguamento, e stanno costando ai clienti di energia i parecchi soldi necessari a tenere accese centrali inefficienti solo perché quelle più efficienti sono scarsamente collegate.

    È evidente che l’adeguatezza del sistema elettrico è un fatto nazionale, se non sovranazionale. Se è così, le regole del gioco anche riguardo alle autorizzazioni agli impianti di produzione e trasporto dovrebbero comportare forme di decisione che tengano conto di questa dimensione. La Costituzione però definisce l’energia materia concorrente tra Stato e Regioni, e coerentemente le norme primarie che regolano l’autorizzazione degli impianti, reti incluse, attribuiscono a Regioni ed enti locali poteri di codecisione che possono diventare bloccanti.

    Questo non è di per sé un problema. Lo diventa, però, se gli enti locali non hanno incentivo a partecipare a un sistema di infrastrutture energetiche efficienti.

     

    Fonte: Acquirente Unico, tratto da Pillole di energia – di M. Governatori, 15/11/2011

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