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Marmitte più efficienti ed ecologiche per le auto a metano

    Marmitte più efficienti ed ecologiche per le auto a metanometano
    Idrocarburo che rappresenta il costituente principale del gas naturale.
    : la Ford finanzia le ricerche dell’Università di Udine.

    120mila dollari in tre anni a sostegno degli studi per rendere le marmitte più efficienti ed ecologiche.

    Auto a metano

    La Ford, uno dei leader mondiali del settore automobilistico, finanzierà con 120mila dollari in tre anni le ricerche svolte dall’Università di Udine per rendere più efficienti ed ecologici i catalizzatoricatalizzatori
    Sostanze che intervengono durante le reazioni chimiche per favorire la selettività verso un prodotto piuttosto che un altro oppure per velocizzare i tempi. I catalizzatori prendono parte alle reazioni e si ritrovano poi inalterati alla fine del processo, anche se nel corso del tempo diminuiscono la loro efficienza.
    delle vetture alimentate a gas naturalegas naturale
    Idrocarburo che ha un’origine simile al petrolio, che si forma a partire dalla decomposizione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno (O2) di microorganismi, attraverso processi biologici avvenuti nel corso delle ere geologiche. La composizione del gas naturale varia notevolmente a seconda del sito di formazione, ma in genere presenta un’alta percentuale di metano (dal 70 al 95 %), anidride carbonica (CO2CO2
    Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

    ), azoto (N2) e idrogeno solforato (H2S).
    .

    L’obiettivo è sviluppare catalizzatori a tre vie in grado di ridurre sensibilmente la quantità di metano, potente gas a effetto serraeffetto serra
    Fenomeno fisico per cui alcuni gas contenuti nell’atmosfera (anidride carbonica, vapore acqueo, metano, ecc..) intrappolano il calore proveniente dal sole facendo in modo che la temperatura media sulla Terra permetta la vita delle varie specie. Il meccanismo è simile a quello che avviene in una serra, da cui il nome. Tuttavia l’aumento e, dunque, la situazione di squilibrio della concentrazione di tali gas è causa di un eccessivo riscaldamento della superficie del pianeta con conseguenze anche pesanti sugli ecosistemi, su scala globale.
    , emesso dalle marmitte catalitiche di questo tipo di auto, ottimizzandone le performance.

    In particolare, le ricerche riguardano la preparazione, la caratterizzazione e lo studio della reattività di materiali per l’abbattimento delle emissioni dannose.

    È la prima volta che il colosso automobilistico statunitense sostiene la ricerca di base svolta dall’ateneo friulano. L’Università di Udine rientra fra la ventina di atenei di tutto il mondo selezionati dalla Ford per usufruire del programma di finanziamento libero alla ricerca denominato University Research Program (URP). La multinazionale di Detroit ogni anno verificherà attività e risultati ottenuti dai beneficiari del finanziamento per la prosecuzione della ricerca, a garanzia della qualità e della corretta destinazione dei fondi.

    Il contributo, ripartito in 40mila dollari l’anno, supporterà le ricerche svolte da Alessandra Toso, studentessa del dottorato di ricerca in Scienze dell’ingegneria energetica e ambientale. Le ricerche sono coordinate da Sara Colussi e Alessandro Trovarelli nell’ambito dei laboratori del gruppo di Chimica industriale del dipartimento di Chimica, Fisica e Ambiente.

    «La cosa che più ci preme sottolineare – spiegano Colussi e Trovarelli – oltre alla soddisfazione per aver ottenuto questo riconoscimento, è che una multinazionale come la Ford riconosca l’importanza della ricerca svolta all’Università di Udine, stanziando fondi appositamente destinati. È un fatto di enorme rilevanza che evidenzia come le grandi industrie abbiano ben chiaro il ruolo chiave della ricerca di base, intesa come supporto imprescindibile alla ricerca applicata e allo sviluppo tecnologico».

    Fonte: Università di Udine

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