Autore: Mauro Vergari

Mobilità sostenibile: Lo sviluppo passa anche dal codice della strada

Adiconsum ha realizzato uno studio in cui propone alcune modifiche al codice della strada in base alle nuove tecnologie di mobilità elettrica e per evitare vuoti di tutela.

    Nelle grandi città è sempre più frequente, specialmente grazie ai servizi di mobility sharing, osservare la circolazione di veicoli elettrici; negli ultimi tempi si stanno affacciando sempre di più anche i veicoli appartenenti alla categoria della cosiddetta “micromobilità”. Per favorire lo sviluppo di questi veicoli, che aiutano a ridurre anche i livelli d’inquinamento nelle aree urbane, Mauro Vergari (Responsabile Ufficio Studi, Ricerche e Innovazioni di Adiconsum) espone alcune considerazioni e suggerimenti in un’ottica di modifica al Codice della Strada. 

     

    L’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazioni di Adiconsum ha realizzato, per conto di Motus-E, la prima associazione italiana per favorire la transizione dalla mobilità tradizionale a quella elettrica, uno studio nel quale elenca le proposte di revisione e modifica degli articoli del Codice della Strada per favorire la mobilità elettrica.

    Lo studio permette di individuare quali sono le aree di intervento e quali sono le conseguenti e opportune modifiche e/o integrazioni delle norme di legge, necessarie, non solo per promuovere e favorire una nuova mobilità eco-sostenibile, ma per evitare pericolosi vuoti di tutela cui i cittadini consumatori potrebbero andare incontro, ponendo particolare attenzione alla tutela di chi già utilizza la mobilità elettrica.

    L’approccio metodologico ha visto una prima fase di screening e valutazione dell’articolato e del testo attuale del Codice della Strada per poi procedere con la partecipazione e condivisione di tutti i soci di Motus-E ad elaborare una proposta concreta per la modifica testuale delle norme contenuta nell’appendice al documento.

    Il valore aggiunto di questo studio  è nel fatto che le modifiche al Codice della Strada proposte non sono espresse solo da una singola categoria della filiera della mobilità elettrica, ma da tutti gli stakeholder che la compongono ovvero dai produttori di auto alle associazioni rappresentative delle società civile passando per i costruttori delle colonnine e le università. Il legislatore non può ignorare questa caratteristica.

    Sono state individuate quattro are tematiche principali, all’interno delle quali si è cercato di mettere a fuoco le norme di principale impatto. Attraverso l’implementazione del Codice della Strada finalmente verrebbero normati degli specifici ambiti relativi alla mobilità elettrica che attualmente ancora causano incertezze fra i consumatori e che impediscono la diffusione di suddetta forma di trasporto sostenibile al pari di quella legata la motore termico, come per esempio le colonnine di ricarica, la segnaletica specifica e l’individuazione delle auto elettriche.

    Tipologie di veicoli

    Le attuali norme del Codice della Strada non disciplinano in modo chiaro la classificazione dei veicoli, men che meno le categorie di veicoli a motore diverse dai motori termici. Pertanto, si propone una revisione delle norme del codice con la classificazione di questi veicoli, includendo anche le biciclette, i ciclomotori  e  le moto con motori elettrici, nonché i nuovi mezzi di spostamento personale come i monopattini definiti “micromobilità”.

    Come previsto per questi ultimi già inseriti nell’attuale sperimentazione, si richiede l’inserimento dei velocipedi elettrificati cioè i velocipedi classici a pedalata assistita con la differenza, però, di attivare la propulsione elettrica in via autonoma con comando al manubrio, attualmente ritenuti illegali in Italia.

    Al fine di non creare pericoli per la circolazione si mantiene la distinzione di tali veicoli dai ciclomotori, obbligandoli alla velocità massima di 25 km/h.

    Per la micromobilità nei casi di velocità massima limitata ai 20 Km/h come per i monopattini si propone la circolazione sulle piste ciclabili, sulle strade urbane e aree pedonali dotate di specifica corsia dedicata esclusivamente alla micromobilità presente sulla destra della carreggiata (purché non si ostacoli il normale traffico veicolare) con l’uso obbligatorio del caschetto tecnico.

    Stazioni di ricarica ed aree di servizio

    Come noto, uno dei problemi che evidenziano gli utilizzatori di auto elettriche è rappresentato dalla non capillare diffusione dei punti di ricarica sul territorio.

    Per intensificare la realizzazione di stazioni di ricarica occorre realizzare un quadro normativo al passo coi tempi. Purtroppo, l’attuale Codice della Strada non prevede una disciplina chiara e completa delle stazioni di ricarica dei veicoli elettrici, facendo solo riferimento ai carburanti tradizionali.

    Il nodo centrale dell’analisi normativa è legato alla qualificazione giuridica dell’infrastruttura di ricarica e della relativa disciplina, in grado di mutare a seconda che questa si trovi in determinate aree della sede stradale. Tale inquadramento risulta di fondamentale importanza poiché funge da presupposto base sul quale conformare la relativa disciplina, anche sanzionatoria. L’attuale Codice della Strada si è limitato solo ad inserire, nell’art 158 del Codice al comma 1, la lettera “h) bis”, il divieto di sosta e fermata dei veicoli nei pressi degli stalli adibiti alla ricarica dei veicoli elettrici.  La norma, quanto mai opportuna, manca purtroppo di una corrispondente previsione generale (impedendo anche la possibilità di applicare la sanzione), che si rende invece necessaria per qualificare in modo adeguato le infrastrutture di ricarica.

    Queste ultime, peraltro, possono essere collocate in diverse aree della sede stradale a seconde della tipologia di strada. Appare evidente come un intervento normativo sia quanto mai necessario per assimilare il più possibile i punti di ricarica elettrica agli attuali distributori di carburante.

    Non è prevista, infatti, una nozione generale di stallo di ricarica per le autovetture elettriche da tenere come riferimento per tutte le norme di legislazione secondaria la cui competenza a legiferare è demandata dal Codice stesso agli enti locali.

    Al fine di evitare occupazioni abusive delle aree di sosta/ricarica, le colonnine dovrebbero essere dotate di un’apparecchiatura standard e omologata per legge che attraverso un segnale luminoso (presumibilmente a led e alimentato dalla stessa colonnina) indichi a tutti, in modo certo e chiaro, con colori diversi lo stato operativo della postazione di ricarica.

    Segnaletica stradale

    La sempre più crescente presenza sulle strade di veicoli elettrici deve essere accompagnata anche da una rivisitazione delle norme che regolano la segnaletica orizzontale e verticale che, oltre a creare ordine circa gli obblighi e i divieti da rispettare, abituerebbe gli automobilisti tradizionali a considerare anche la mobilità elettrica. Non va dimenticato che nella fase storica attuale, e in un futuro a breve-medio termine, i veicoli elettrici si collocano in una posizione di “convivenza” con altre categorie di veicoli.

    I segnali collocati sulle strade sono il principale mezzo con cui il cittadino individua in modo diretto ed immediato il contenuto delle norme di legge che regolano la circolazione stradale.

    È necessario specificare nel Codice della Strada riformulato la relativa segnaletica dedicata ai veicoli elettrici per uniformarla su tutto il territorio nazionale evitando la presenza di una segnaletica definita da enti locali e quindi diversa a seconda dei territori. Nello studio si è cercato di enucleare delle possibili proposte di integrazione della disciplina già in vigore sviluppate sulla base delle principali problematiche applicative attuali e/o future.

    La segnaletica orizzontale è probabilmente quella che più deve essere ripensata nell’ottica di una mobilità “green oriented”. Come già evidenziato, uno dei problemi che sorge quando si parla di veicoli elettrici è la necessità di predisporre e riservare degli appositi spazi destinati alla ricarica.

    Le esigenze che emergono non riguardano solo l’utilizzo dei mezzi privati, ma anche quelli del car sharing elettrico, le cui peculiarità di utilizzo richiedono specifici interventi normativi. Si ritiene opportuna una previsione di legge che preveda un apposito colore per riservare aree di sosta ai veicoli elettrici sia nei casi in cui siano provviste di postazione di ricarica sia nei casi in cui l’ente locale decida comunque di riservare a tali veicoli determinati spazi, a prescindere dalla possibilità di ricarica.

    Per quel che riguarda i servizi di sharing elettrico, è necessario prevedere un’apposita segnaletica che individui gli spazi e i servizi connessi in modo tale da evitare che anche gli utilizzatori di veicoli elettrici privati occupino indebitamente gli spazi adibiti alla ricarica e/o alla sosta di questi veicoli e viceversa.

    In riferimento alla segnaletica verticale possono svolgersi considerazioni analoghe a quanto evidenziato per i segnali orizzontali. La presenza di nuove tipologie di mezzi che circolano sulle strade deve essere affiancata da un complesso di segnali che consentano la facile ed immediata individuazione della prescrizione, dell’obbligo o del divieto da parte di tutti gli utenti della strada.

    Anche per questa tipologia di segnali, quelli che più necessitano di adattamento o innovazione sono quelli che individuano particolari prescrizioni legate all’accesso a determinate aree (ad es. divieto di sosta e fermata). Accanto ai segnali principali, occorre poi adeguare, ove necessario, anche il complesso dei pannelli integrativi che indicano la durata e/o la validità nello spazio del segnale.

    In particolare, sarebbe quanto mai opportuna la creazione di un cartello con apposito logotipo che permetta di individuare anche a distanza i punti di ricarica. Il simbolo che si ritiene più appropriato al caso considerato è quello del lampo con una spina che nell’uso comune indica la corrente elettrica.

    Targhe di immatricolazione

    Uno dei punti nevralgici della mobilità sostenibile, nell’attuale fase di convivenza con i veicoli a propulsione termica, risiede nella possibilità di individuare con certezza e con facilità i veicoli elettrici. Si propone, quindi, una revisione dell’attuale sistema di immatricolazione dei veicoli con la predisposizione di un sistema di targhe specifiche (sigle o colori diversi) per i veicoli elettrici. La possibilità di individuare con certezza il veicolo da parte delle forze di Polizia, contribuisce in modo decisivo alla certezza dell’applicazione delle sanzioni previste per la violazione di norme che favoriscono i veicoli non inquinanti.

    La predisposizione di strumenti fisici di identificazione, come le targhe, per queste categorie di veicoli non è un fatto nuovo; per esempio, in Cina, esistono targhe di colore verde; in Norvegia è presente il codice “EL” sulla targa; in Francia, in alcune città, sono previsti degli adesivi da apporre sul parabrezza a seconda del tipo di veicolo.

    La soluzione che tuttavia si propone per le auto totalmente a propulsione elettrica è quella della targa di colore verde, poiché trova nell’immediato impatto visivo un elemento vincente, mentre la soluzione che prevede degli adesivi potrebbe essere utile per identificare le ibride plug-in.

    Abbiamo qui illustrato le principali proposte ma lo studio nel suo complesso entra del dettaglio di ogni ambito necessario a dare pari dignità alla mobilità elettrica fino a prendere in considerazione le revisioni, i pedaggi e le limitazioni alla guida. Lo studio nella sua appendice fornisce anche il testo a fronte con gli attuali articoli del Codice e le modifiche che il legislatore dovrebbe apportare sial al Codice della Strada vero e proprio che al relativo regolamento.

    Lo Studio completo realizzato dall’Ufficio Studi Ricerche e Innovazioni di Adiconsum ha realizzato, per conto di Motus-E, è stato consegnato al Governo e ai Ministeri competenti per procedere ad emendare il Codice della Strada.

    Modificare il Codice della Strada vuol dire dare seguito, fattivamente, all’annunciata volontà di sviluppare la mobilità elettrica per centrare gli obiettivi 2020 con un intervento legislativo unico sul piano nazionale, evitando così le  potestà normative degli enti locali ed eliminando situazioni di confusione ed incertezza nei cittadini.

    L’azione passa ora al Governo che ci auguriamo presto darà seguito alle proposte fatte.

    protagonisti, per sua natura implica uno spostamento da un luogo all’altro: per muoversi nel territorio in modo sicuro le esigenze di certezza del diritto sono indispensabili.

    Le norme del Codice della Strada e del relativo Regolamento che disciplinano il processo di immatricolazione e le targhe dei veicoli sono diverse. Le disposizioni a carattere generale sono contenute negli articoli 100 e 101 del Codice. Viene demandato invece al Regolamento il compito di specificare le modalità applicative che vanno dall’indicazione dei criteri per la formazione delle sequenze alfa numeriche sino ai requisiti dimensionali costruttivi e fotometrici. Si ritiene, pertanto, che per quanto opportuna possa essere la previsione generale e di principio su targhe specifiche inserita in un articolo del Codice, è il regolamento la sede opportuna in cui operare.

     

    Articolo di Mauro Vergari (Responsabile Ufficio Studi, Ricerche e Innovazioni – Adiconsum) per Orizzontenergia
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