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Muoversi in città: lo facciamo sempre meno con l’auto

    Auto in città? Incredibile, sono sempre meno. Sembra una gara tra sindaci…

    A Parigi, Bertrand Delanoe annuncia la rivoluzione della mobilità urbana: limite di velocità di 30 chilometri all’ora in più di un terzo delle vie della città e largo alle biciclette che avranno sempre e comunque la precedenza in strada.

    A New York, Michael Bloomberg, che nel suo ufficio al centro del City Hall Park arriva in metropolitana, ha tagliato il traguardo delle 700 miglia di piste ciclabili e adesso promette di raddoppiare le 330 postazioni di bike sharing sparse nei vari quartieri della metropoli americana.

    A Berlino, Klaus Wowereit è fiero di mostrare ai suoi ospiti più illustri il servizio integrato che ha introdotto nella metropolitana e nelle linee della ferrovia leggera: i vagoni destinati ai passeggeri che attraversano in bici la capitale tedesca. Ti muovi a pedali, e quando sei stanco sali sul metrò e arrivi a destinazione.

    E sempre in Germania i sindaci di Dortmund e Duisburg hanno sottoscritto un progetto per la più grande autostrada per le bici d’Europa, 60 chilometri di percorso che collegano le due città, paralleli alla A40, nota come “la via delle lumache” per il suo traffico infernale.

    Dall’America all’Europa si rincorrono le politiche che scoraggiano l’uso dell’automobile e incentivano le alternative, dal trasporto pubblico alla bicicletta, dalla condivisione del mezzo (car sharing, bike sharing, taxi sharing) alla salutare passeggiata. Ricordate le polemiche per i parcheggi, quando i sindaci provavano in tutti i modi a inventare nuovi posti auto per alleggerire il traffico? Preistoria.

    La nuova filosofia adesso si ispira all’idea di indurre i cittadini a rinunciare all’auto per i trasferimenti in città, e mentre sui parcheggi la popolazione si divideva, sulla possibilità di lasciare a casa l’automobile il gradimento è quasi unanime. Complice la crisi economica, ovviamente, che spinge a tagliare i costi di benzina, assicurazione e posto auto.

    Ma conta anche l’interesse verso il segno meno di questo cambiamento: meno stress, meno ore nel traffico (un cittadino romano ne passa quasi 100 all’anno), meno inquinamento.

    Secondo uno studio sul Trasporto pubblico locale in Italia, realizzato dalla Fondazione Caracciolo con il dipartimento di Ingegneria dei Trasporti di Napoli, dall’inizio della Grande Crisi, anno di grazia 2008, il movimento di automobili nei centri urbani si è ridotto del 20 per cento.

    Certo, partiamo da numeri molto alti, considerando che abbiamo 36 milioni di auto, pari al 17 per cento dell’intero parco circolante in Europa ed a fronte di una popolazione pari al 7 per cento di quella dell’Unione. E partiamo da cattive abitudini, come quella di usare l’auto per lo shopping o anche solo per raggiungere la casa di un amico a poche centinaia di metri dalla nostra.

    Eppure il vento del cambiamento è fortissimo, con i sindaci che competono nelle scelte più azzardate e nelle promesse più ambiziose. A Torino, per esempio, è stato appena varato un Bic Plan che punta a raddoppiare i chilometri delle piste ciclabili ed a un 15 per cento della popolazione che non utilizzerà più l’auto (oggi è solo il 2 per cento). Significativa, nel progetto, è anche la fonte del finanziamento: i soldi arriveranno dalla vendita dei posti nei parcheggi comunali.

    Se le piste ciclabili sono ormai nei programmi di tutte le amministrazioni comunali, il discorso si complica quando si passa alla rete del trasporto pubblico. Qui scontiamo un ritardo spaventoso, e non sarà facile colmare, anche solo in parte, distanze che oggi sono abissali.

    Londra ha 11 linee di metropolitana con 270 stazioni, Parigi 14 con 245 stazioni, Madrid 13 e Berlino 10. Roma appena due. E secondo l’associazione dei consumatori Adoc nella capitale italiana l’attesa per un autobus, specie quelli più utilizzati dai pendolari che partono dal raccordo anulare per raggiungere il centro, supera spessa la soglia dei quaranta minuti.

    L’automobile diventa così una scelta obbligata, di fatto una necessità. Già va meglio a Milano, dove l’intero centro storico è facilmente raggiungibile dalle linee della metropolitana e da un ottimo servizio di tram: non a caso dall’inizio del 2013 i biglietti emessi sulla rete milanese sono aumentati del 20 per cento e si potrebbe fare ancora meglio se aumentassero i mezzi disponibili.

    Trovare le risorse per gli investimenti nelle infrastrutture del trasporto locale non è un’operazione facile e dovrebbe far parte di un progetto da sistema Paese che, tra l’altro, consentirebbe di alimentare nuovi volani di crescita economica.

    In una proposta di legge presentata alla Camera dei deputati, e firmata da 60 parlamentari di tutte le forze politiche, si prevede l’introduzione del limite di velocità di 30 chilometri all’ora, quello appena varato dal sindaco di Parigi, in tutti i centri urbani e la creazione di un fondo destinato solo al trasporto pubblico locale.

    I divieti, dunque, non bastano, né possiamo pensare di diventare un popolo di ciclisti: ma sulla nuova mobilità si gioca un pezzo decisivo della partita delle futurefuture
    Contratto a termine standardizzato, stipulato all’interno di un mercato regolamentato, in cui chi lo sottoscrive si prende l’obbligo di acquistare o vendere un determinato bene ad una data e prezzo prefissati.
    smart cities
    , laddove la prima prova di intelligenza di una città è quella di essere vivibile per tutti.

    Infine, resta l’incognita dell’industria automobilistica. Il fenomeno che abbiamo raccontato aiuta a interpretare meglio i continui cali di vendite sul mercato dell’auto. Agli effetti generali della recessione si aggiunge una tendenza, destinata solo a crescere, a rinunciare alle quattro ruote in città.

    La risposta delle aziende non potrà che passare per l’innovazione dei prodotti, a partire dalle auto ibride ed elettriche, particolarmente adatte agli spostamenti su piccoli percorsi.

    Le incognite in proposito sono ancora tante, ma è un fatto che in molti paesi europei si stanno moltiplicando le reti di rifornimento elettriche e il consumatore che sceglie la nuova tecnologia è favorito da una serie di vantaggi. In Gran Bretagna e in Danimarca, per esempio, a parte l’incentivo all’acquisto, chi utilizza l’auto elettrica non paga Iva, bollo e parcheggio. Ma questa è un’altra storia.

    di Antonio Galdo
    www.nonsprecare.it

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